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Ci sono fili invisibili che tengono insieme i nostri ricordi, i nostri affetti, la nostra identità. Ma cosa succede quando chi li intrecciava non c’è più?
A volte basta un bottone che si stacca, un orlo che cede, per farci sentire che qualcosa si è perso per sempre.
Ma forse, da quel filo spezzato, nasce un nuovo modo di ricordare.
Inizia la tua giornata con la poetica saggezza di Vivian Lamarque.
I suoi versi ti ricordano che, anche quando il filo si spezza e gli orli ondeggiano, il ricordo di chi ci ha amati e plasmati rimane saldamente cucito nel tessuto della nostra esistenza.
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Vivian Lamarque e la fragile forza della vita
di MARIA AMATA DI LORENZO
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Sono una scrittrice che ama prima di tutto leggere, e non mi stanco mai di rileggere brani di autori che adoro. Mi piace farmi attraversare dalle loro parole, farmi interrogare dai loro pensieri. Così ho creato questa serie, Albacuore, per parlare di riflessioni letterarie, crescita personale e spiritualità. Albacuore è il mio – e anche il tuo – rifugio di ispirazione e di bellezza. Perché l’ho creato proprio per te, che sei un’anima sensibile.
C’è una poesia che mi piace da tanto tempo e che ho sentito subito risuonare dentro di me. Quelle parole le avrei potute scrivere io, perché riflettono il mio vissuto.
È questa la bellezza dei legami che corrono sul filo delle parole e delle esperienze che accomunano molti fra noi, in modo a volte misterioso ma così tangibile e vero.
Oggi ho il piacere di condividere con te una poesia di Vivian Lamarque, un’autrice fra le più significative del nostro Novecento.
Dopo aver letto queste parole, vorrei invitarti a riflettere su ciò che possono significare per te.
“Cucivi così bene,
e saldamente, come
col fil di ferro.
I miei punti invece
tu andata, non tengono
niente, sbaglio spolette,
imbastiture, gli aghi
cadono i nodi si snodano
i bottoni appena attaccati
si staccano gli orli
ondeggiano,
come scuoteresti la testa.
Tu andata mi si è scucito
il guardaroba, il mondo.”
Questa poesia di Vivian Lamarque è un commovente tributo alla madre, che era una sarta abile e precisa nel suo lavoro. Attraverso immagini evocative e metafore, Vivian descrive il contrasto tra la bravura della madre nel cucire e la sua incapacità di replicare tale perfezione.
Il primo verso, “Cucivi così bene, e saldamente, come col fil di ferro”, sottolinea proprio la maestria e la precisione con cui la madre cuciva. Questa immagine del “filo di ferro” suggerisce la forza e la solidità del suo lavoro, che rappresentava una parte importante della sua identità.
L’incapacità della figlia di replicare la maestria della madre è resa evidente attraverso la descrizione dei suoi punti che, dice, “non tengono niente”. Questa frase può essere interpretata sia letteralmente, nel senso che le cuciture sue non sono resistenti, sia metaforicamente, indicando una mancanza di stabilità nella sua vita, aggredita dal dolore della perdita.
Quando scrive “sbaglio spolette, imbastiture, gli aghi cadono i nodi si snodano”, queste sono parole che trasmettono un senso di disordine e confusione, suggerendo la difficoltà della figlia nel tenere insieme le proprie esperienze e relazioni senza la sapiente guida e maestria della madre.
Quando il filo si spezza
Questa poesia si conclude con un’immagine davvero potente e simbolica: “Tu andata mi si è scucito il guardaroba, il mondo”.
Questa frase suggerisce che con la perdita della madre, la stabilità e l’ordine nella sua vita si sono sgretolate.
Il “guardaroba” può essere interpretato come una metafora della vita stessa, mentre “il mondo” rappresenta l’intera esistenza della poetessa.
Senza la madre, tutto sembra sfilacciarsi e perdere coesione.
Di fronte a tutto questo c’è una risposta che viene dalla fede, che rende possibile accettare il mistero e l’ineluttabilità del dolore.
Le parole di Vivian Lamarque sembrano risuonare con altre parole che ho qui davanti a me:
“La fede, se vera, se profonda, fa comprendere lo scopo della vita terrena e delle sue prove.
La fede, se vera e profonda, fa comprendere ciò che senza fede non si potrebbe né comprendere né accettare: il dolore.
Soltanto con la fede, il dolore ha le sue risposte.”
Chi ha detto queste parole? Il Maestro che parla al cuore, in un prezioso manoscritto dettato a un’anima eletta.
Tessuti nell’amore
Una madre sarta estremamente precisa e laboriosa, china sulle stoffe con aghi e filo… Anche mia madre lo era e cuciva meravigliosamente bene. La perfezione dei suoi punti non era solo un’espressione di abilità tecnica, ma un riflesso dell’amore e della dedizione con cui plasmava non solo gli abiti, ma anche la vita di chi le stava accanto. Ecco perché mi sono riconosciuta nei versi di Vivian Lamarque.
Sono versi che ci invitano a riflettere sulla preziosità dei legami familiari e sulla fragilità della vita stessa. E ci ricordano che, anche quando il filo si spezza e gli orli ondeggiano, il ricordo di chi ci ha amati e plasmati rimane saldamente cucito nel tessuto del nostro essere.
Non sei d’accordo?
E se è successo anche a te scrivilo sotto nei commenti o, se vuoi, raccontamelo in una mail, che leggerò come un dono prezioso. Sono una scrittrice sensibile alle storie vere, e so che le cose non accadono mai per caso.
A volte basta un pensiero, una parola, per aprire uno spazio nuovo nel cuore. Ogni lettura è un seme, ma è nella cura quotidiana che sboccia un giardino interiore.
Sappiamo infatti con luminosa certezza che la vita di ciascuno di noi può essere esplorata e trasformata: le ferite, le nostalgie, le ombre che portiamo dentro possono diventare materia di bellezza e forza.
Così ho creato il percorso online Il Cuore nella Penna in cui accompagno chi desidera accogliere queste parti di sé, trasformando anche i sentimenti difficili in consapevolezza e armonia, così che ogni emozione, anche la più complessa, possa riflettersi in luce e crescita interiore. Scoprilo qui.
Come una scrittura che dà voce ai sentimenti più nascosti, ogni passo di cura e attenzione verso noi stessi può rivelare la bellezza silenziosa che abita dentro di noi.
Ricorda: ciò che nutri dentro di te diventa il giardino in cui respiri domani.

UNA STANZA TUTTA PER NOI
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Ci sono dei luoghi che non esistono sulle mappe.
Sono stanze interiori, dove possiamo finalmente abbassare la voce, lasciare andare per un momento ciò che il mondo si aspetta da noi e tornare ad ascoltare ciò che ci abita.
Una stanza tutta per noi nasce per questo.
È una lettera che arriva di tanto in tanto, senza fretta e senza rumore, per condividere pensieri, parole, immagini, storie, libri, intuizioni e piccole scoperte.
Uno spazio per chi ama la profondità, la bellezza, la sensibilità e quelle parti di sé che spesso, nella vita quotidiana, non trovano abbastanza spazio.
Se senti che questa può essere anche la tua stanza, entra.
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CHI SONO
Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e la mia vita è dedicata alle parole che guariscono. Le uso per raccontare storie, per accompagnare gli altri e per trasformare. Scrivo infatti opere per l’editoria, il cinema e il teatro e, con la stessa sensibilità, sostengo le persone nei loro percorsi di crescita personale e creativa.
Scopri di più leggendo qui.
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