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Nella bidonville ho vissuto nella gioia

Posted on 26 Maggio 20243 Settembre 2026 by Amata

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Nella bidonville ho vissuto nella gioia

di MARIA AMATA DI LORENZO

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Dal diario di Madeleine Cinquin

“A sei anni, la felicità mi ha rivelato la sua volubilità. Mio padre, che rappresentava ogni mia felicità di bambina fortunata, è annegato sotto i miei occhi. Era una domenica mattina dell’autunno 1914. La ‘Prima Guerra Mondiale’ era appena stata dichiarata. Prima di raggiungere il suo reggimento, il papà aveva voluto passare qualche giorno in famiglia a Ostenda. Buon nuotatore, aveva deciso di sfidare il Mare del Nord, agitato da forti ondate. Non resistette a un flutto in tempesta che lo portò al largo.

Mi ricordo di aver urlato sulla spiaggia, con mia sorella e il mio fratellino. Abbiamo gridato con tutte le nostre forze: “Papà, torna!”. Ma lui non poteva più sentirci. Il mare ci restituì il corpo il giorno seguente.

La felicità aveva lasciato il posto all’amarezza. Si era trasformata in tristezza.

La bellezza selvaggia del mare era diventata la maschera tragica del mio dolore. La bella schiuma bianca sulla cresta delle onde si era tramutata in acqua salata – l’acqua delle mie lacrime.

Lacrime che ho versato molto a lungo. La mia vita si costruì su quel dramma.

Ho saputo da sempre la fragilità della nostra gioia sulla terra. Il dolore per la morte di mio padre ha colorato tutte le felicità della mia vita. Quell’esperienza indimenticabile dell’infanzia si confermò durante gli anni. Ho tanto più potuto gioire delle felicità semplici della vita quanto meno vi sono stata legata. Ho sempre saputo che non erano fatte per durare. Le ho gustate con intensità, nella pienezza del momento, come istanti di meravigliosa grazia che rendono incantata la vita qua e là. Non ho cercato di prolungare o trattenere le felicità che mi capitavano. Ho accettato la loro natura effimera, simile alla schiuma.

Ho sentito il vuoto fin da molto giovane. Mi piaceva divertirmi, ballare, andare al cinema. Ma tutto questo non mi lasciava nulla. Quando ho abitato a Bruxelles, facevo spesso una ‘scappata’ a Londra. Mi divertivo. Tornavo. E poi? Andavo a Parigi. Mi divertivo. Tornavo. C’era sempre quel vuoto. Quel vuoto che ‘azzannava’ la mia giovinezza. Ho tentato di riempirlo. Molto presto ho cercato in Dio un amore duraturo e senza limiti, quello che la vita terrestre mi aveva rifiutato. Ho voluto un assoluto.

Quell’assoluto sarebbe stato l’amore di Cristo nel mio cuore, che avrei portato a migliaia di bambini messi da parte dal mondo… Sono entrata in convento a 21 anni. Da ‘postulante’ portavo una grande veste nera e un piccolo velo traforato, tenuto da un nastro annodato. Era una divisa ridicola. Ero vestita quasi come una vedova! E tuttavia, quando indossai quella veste, ho sentito una felicità incredibile – la felicità di essere infine libera!

Prima non avevo mai abbastanza soldi per i miei vestiti. Oramai non avevo più bisogno di correre dietro ai cappelli o alle scarpe di moda. Avevo voluto essere bella ad ogni costo. Avevo cercato di piacere e di essere ammirata, facendo parecchi sforzi perché lo sguardo degli uomini si posasse su di me. Improvvisamente ciò non era più necessario. Era l’inizio di una pienezza. Finalmente il mio cuore era soddisfatto”.

Una storia emblematica

Avete appena letto una pagina del diario di Madeleine Cinquin, meglio nota in tutto il mondo col nome di suor Emmanuelle del Cairo.

Sicuramente avete sentito parlare di lei. Se non ne sapete nulla o anche se ne sapete qualcosa, continuate a leggere perché la sua storia è davvero emblematica.

Madeleine Cinquin era nata a Bruxelles nel 1908 e a ventitré anni aveva preso i voti nella Congregazione Nostra Signora di Sion. Si era laureata in filosofia alla Sorbona, e poi aveva insegnato letteratura e filosofia a Istanbul, Tunisi, Il Cairo e Alessandria.

Anni proficui e molto intensi, densi di progetti e di idee. Anni preparati da un grande dolore. Quello di cui racconta nella pagina di diario che vi ho appena letto. Quel grande, grandissimo dolore senza fondo, che l’aveva straziata ma non inebetita al punto di non farle individuare il senso di svolta della sua vita e, con esso, la sua incredibile rinascita.

A partire dall’età di sessantadue anni, dopo essere andata finalmente in pensione dall’insegnamento, suor Emmanuelle aveva potuto dedicarsi interamente alla sua vocazione: amare i “diseredati”, i dimenticati della terra. Da allora, aveva vissuto con i quattromila poveri di Ezbet el-Nakhl, sulla sponda occidentale del Canale di Suez.

Lì era arrivata un giorno, povera tra i poveri, con un carretto e un materasso e vi aveva fatto nascere un dispensario medico, un ambulatorio, una casa per anziani, un asilo, e un centro di accoglienza intitolato “Salam”, pace.

La piccola sorella degli straccivendoli

Nel 1980 Suor Emmanuelle aveva dato vita a una associazione che oggi porta il suo nome e che continua – dopo di lei – ad aiutare bambini poveri in tutto il mondo, dall’Egitto al Sudan, dal Libano alle Filippine, dall’India al Burkina Faso.

Dove l’occhio del mondo occidentale non vedeva che sottosviluppo, nelle periferie delle metropoli del Sud del mondo, come tra gli “zabbalin”, gli uomini delle immondizie, nei sobborghi del Cairo, suor Emmanuelle – che era stata soprannominata non a caso “la piccola sorella degli straccivendoli”, aveva trovato tanta ricchezza spirituale e culturale, sperimentandovi la gratuità di relazioni umane autentiche e totalmente disinteressate.

Lì la religiosa aveva scoperto, in sé e negli altri, quella pienezza che dà senso alla vita, e che infonde gioia ad ogni azione compiuta.

“Nella ‘bidonville’ ho vissuto nella gioia”, diceva lei. “Mi è stato concesso di salvare dei bambini dalla morte. È stato straordinario”.

Suor Emmanuelle ricordava queste cose mentre stava per compiere cento anni ed era consapevole di essere vicina a un’altra soglia, sconosciuta, eppure non così misteriosa per lei che al Mistero, quello con la maiuscola, aveva affidato tutta la sua vita, spendendosi senza misura, oltre ogni limite, umano e spirituale.

La religiosa di origine belga, che aveva dedicato ben settant’anni della sua lunga e laboriosissima vita ai più poveri dei poveri nelle bidonville attorno al Cairo, si addormentava nel Signore il 20 ottobre del 2008.

“La vita è bella quando si ama”

Ho scelto di parlare di Emmanuelle Cinquin nel mio libro Mistiche e sante e libere donne di Dio che raccoglie le storie di donne, alcune conosciute e altre meno note, ma tutte capaci di lasciare il segno nella società in cui sono vissute, proponendo percorsi di vita, e di vita felice, in modi originali e diversi.

La vita di suor Emmanuelle del Cairo non sembra anche a voi un inno alla gioia e alla speranza?

“Yalla, avanti, fratelli e sorelle! La vita è bella quando si ama”, diceva lei, la Madre Teresa del Cairo.

E affermava: “Provo una immensa riconoscenza per tutti coloro che mi hanno insegnato che l’amore è più forte della morte e porta in sé un seme di eternità”.

Il suo messaggio, quasi un testamento, che è stato letto proprio nel giorno dell’addio alle sue spoglie, è stato questo: “La vita non si ferma mai per coloro che sanno amare”.

Non sei d’accordo?

A volte ci lasciamo frenare dalle storie meravigliose di cui veniamo a conoscenza e ci sembra di non fare nulla di speciale nelle nostre vite, anche io ho sperimentato sulla mia pelle questa sorta di disappunto, fino a che ho capito che nulla è veramente piccolo e che ciascuno di noi ha in sé qualcosa di grande.

È successo anche a te? Scrivilo sotto nei commenti o, se vuoi, raccontamelo in una mail, che leggerò come un dono prezioso. Sono una scrittrice sensibile alle storie vere, e so che le cose non accadono mai per caso.

La testimonianza di suor Emmanuelle ci ricorda che il Vangelo non è un’idea, ma una vita che si dona. Nei miei libri di spiritualità cattolica e nelle biografie dei santi leggerai altre storie e cammini che custodiscono la stessa luce. Li trovi qui.

Le vite missionarie ci insegnano anche che ogni dono fatto agli altri diventa anche una rinascita interiore. Ricorda: ogni pagina che parla di fede è una porta aperta verso l’eterno. Ogni storia di speranza ci ricorda che anche le nostre ombre possono diventare luce.

Sappiamo infatti con certezza che la vita di ciascuno di noi può essere esplorata e trasformata: le ferite, le nostalgie, le ombre che portiamo dentro possono diventare materia di bellezza e forza.

Così ho creato il percorso online Il Cuore nella Penna in cui accompagno chi desidera accogliere queste parti di sé, trasformando anche i sentimenti difficili in consapevolezza e armonia, così che ogni emozione, anche la più complessa, possa riflettersi in luce e crescita interiore. Scoprilo qui.

Come una scrittura che dà voce ai sentimenti più nascosti, ogni passo di cura e attenzione verso noi stessi può rivelare la bellezza silenziosa che abita dentro di noi.

Il cammino della nostra vita ha molte strade: alcune ci guidano attraverso i libri, altre ci invitano a coltivare la nostra interiorità creativa e luminosa. Nei miei libri pubblicati e nei miei cammini guidati puoi trovare due vie diverse, unite dallo stesso desiderio: nutrire l’amore e la speranza.

UNA STANZA TUTTA PER NOI

*

Ci sono dei luoghi che non esistono sulle mappe.

Sono stanze interiori, dove possiamo finalmente abbassare la voce, lasciare andare per un momento ciò che il mondo si aspetta da noi e tornare ad ascoltare ciò che ci abita.

Una stanza tutta per noi  nasce per questo.

È una lettera che arriva di tanto in tanto, senza fretta e senza rumore, per condividere pensieri, parole, immagini, storie, libri, intuizioni e piccole scoperte.

Uno spazio per chi ama la profondità, la bellezza, la sensibilità e quelle parti di sé che spesso, nella vita quotidiana, non trovano abbastanza spazio.

Se senti che questa può essere anche la tua stanza, entra.

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CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e la mia vita è dedicata alle parole che guariscono. Le uso per raccontare storie, per accompagnare gli altri e per trasformare. Scrivo infatti opere per l’editoria, il cinema e il teatro e, con la stessa sensibilità, sostengo le persone nei loro percorsi di crescita personale e creativa.

Scopri di più leggendo qui.

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