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La musica che non ho mai suonato
di MARIA AMATA DI LORENZO
Immagina di essere una bambina con un cuore che batte al ritmo della musica.
Immagina di sognare di diventare una concertista, di esprimere te stessa attraverso le note, di vivere la tua vita come una melodia che solo tu puoi scrivere.
Ma immagina anche l’ambiente che ti circonda: una casa in cui le finestre filtrano solo ciò che è consentito vedere, un paese in cui ogni strada sembra indicare un unico percorso possibile. Crescere in un mondo in cui la creatività è considerata un lusso, un vezzo da mettere da parte appena si diventa “grandi”, significa imparare presto a trattenere il respiro, a custodire i propri sogni in un cassetto che nessuno deve aprire.
Questo è stato il sogno di Adriana, la protagonista del mio romanzo La sera si fa sera.
Un sogno che, purtroppo, è stato infranto dalla dura realtà in cui viveva.
Un mondo in cui le donne non potevano realizzarsi al di fuori della famiglia, in cui sognare una carriera artistica era considerato un lusso, una vaghezza.
Eppure, dietro quella rigidità apparente, Adriana continuava a cercare spiragli. Ogni occasione era buona per avvicinarsi a un pianoforte, per ascoltare una melodia alla radio, per immaginare come sarebbe stato trovarsi su un palco, con la luce bianca dei riflettori e il silenzio carico del pubblico prima della prima nota. Era un desiderio che la accompagnava come un’ombra luminosa, costante e ostinata.
Adriana avrebbe voluto diventare una concertista. La musica era la sua passione, la sua unica vera vocazione. Ma il suo sogno si infranse con le aspettative della vita che la voleva madre, moglie, ma non artista.
Le richieste della quotidianità – la famiglia, il lavoro domestico, i doveri imposti – finirono con il trasformarsi in una gabbia invisibile. Non una gabbia fatta di divieti espliciti, ma di silenzi, sguardi, frasi sottintese come “non è il momento”, “non è per te”, “non serve a niente”. E così la sua musica, poco alla volta, fu costretta a farsi più bassa, più discreta, quasi un sussurro.
Molte donne conoscono questo dolore.
Il dolore di rinunciare ai propri sogni per soddisfare aspettative che non sono le proprie.
Il dolore di vedere le proprie passioni soffocate dal peso delle responsabilità quotidiane.
È un sentimento che non sempre si può confessare. A volte si teme di essere giudicate, altre si prova imbarazzo per un sogno che sembra troppo fragile per essere detto ad alta voce. Eppure è proprio in queste rinunce che si nasconde una parte profonda della nostra identità: quella che continua a esistere anche quando non la guardiamo più.
È successo anche a te? Scrivilo sotto nei commenti o, se vuoi, raccontamelo in una mail, che leggerò come un dono prezioso. Sono una scrittrice sensibile alle storie vere, e so che le cose non accadono mai per caso.
Adriana, la protagonista del mio romanzo, ha vissuto con questo rimpianto per anni, con il desiderio di esprimersi che le era stato negato.
Quante di noi, in fondo, si sono trovate a fare delle scelte difficili, a sacrificare i propri sogni per far fronte alle esigenze di un altro?
A volte non si tratta nemmeno di veri sacrifici, ma di piccoli spostamenti, di una gradualità impercettibile: un passo indietro oggi, un altro domani, finché ci si accorge di essere molto lontane dal punto in cui si desiderava essere. Eppure quel punto originario rimane, come una luce sullo sfondo, impossibile da spegnere davvero.
Nel cuore di Adriana, la musica non è mai cessata.
Anche se non ha potuto suonare, il suo cuore ha continuato a cantare.
E, come lei, forse anche tu hai un sogno che non si è mai realizzato.
C’è chi lo custodisce come un ricordo dolcissimo, chi come una ferita, chi come un invito silenzioso a non mettersi davvero da parte. I sogni non realizzati non scompaiono: si trasformano, cambiano forma, a volte diventano il luogo più autentico in cui possiamo incontrare noi stesse.
Ma come insegna la storia di Adriana, non è mai troppo tardi.
I sogni possono essere ripresi, anche a distanza di anni. Non dobbiamo mai smettere di credere che c’è ancora tempo per realizzare noi stessi, per tornare a suonare la nostra musica.
E forse, un giorno, proprio come Adriana, potremmo scoprire che ciò che pensavamo perduto è in realtà rimasto lì, pronto a rinascere. Perché la passione ha una memoria tutta sua: attende, resiste, persevera. E quando trova uno spiraglio, anche piccolo, si fa strada con una forza che sorprende.
📘 Leggi il romanzo La sera si fa sera per scoprire come Adriana ha vissuto le sue rinunce e il suo sogno indomabile.
Con amore,
Maria Amata

UNA STANZA TUTTA PER NOI
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Ci sono dei luoghi che non esistono sulle mappe.
Sono stanze interiori, dove possiamo finalmente abbassare la voce, lasciare andare per un momento ciò che il mondo si aspetta da noi e tornare ad ascoltare ciò che ci abita.
Una stanza tutta per noi nasce per questo.
È una lettera che arriva di tanto in tanto, senza fretta e senza rumore, per condividere pensieri, parole, immagini, storie, libri, intuizioni e piccole scoperte.
Uno spazio per chi ama la profondità, la bellezza, la sensibilità e quelle parti di sé che spesso, nella vita quotidiana, non trovano abbastanza spazio.
Se senti che questa può essere anche la tua stanza, entra.
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CHI SONO
Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e la mia vita è dedicata alle parole che guariscono. Le uso per raccontare storie, per accompagnare gli altri e per trasformare. Scrivo infatti opere per l’editoria, il cinema e il teatro e, con la stessa sensibilità, sostengo le persone nei loro percorsi di crescita personale e creativa.
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