Skip to content
Maria Amata Di Lorenzo

Maria Amata Di Lorenzo

Menu
  • CHI SONO
  • Una stanza tutta per noi
  • Presentazioni & Conferenze
  • Il romanzo “La sera si fa sera”
  • Il cuore nella penna: un cammino per anime sensibili, curiose, poetiche
  • BLOG
  • Libri
  • Contatti
Menu

Il tempo che oggi ti dorme nel cuore

*

«Non sono solo poesie, ma piccole scintille di vita che accendono emozioni profonde. Ogni parola sembra vibrare di verità e bellezza.» – Chiara T.

*

copertina del libro Il tempo che oggi ti dorme nel cuore

*

Maria Amata Di Lorenzo

IL TEMPO CHE OGGI TI DORME NEL CUORE

– Poesie –

*

IL LIBRO

***

“Il tempo che oggi ti dorme nel cuore” è un’opera poetica avvincente, che ci guida attraverso un suggestivo viaggio nei meandri della memoria, immergendoci nella Sicilia di un tempo ormai lontano. Con versi cristallini e un racconto limpido, l’autrice offre uno sguardo intimo e appassionato sulle esperienze di un passato che continua a risuonare nei cuori.

I versi, permeati di una malinconica dolcezza, fungono da chiave di accesso a un mondo di emozioni e riflessioni profonde. La poetica di Maria Amata Di Lorenzo risuona con un’armonia intrinseca, scolpendo momenti indimenticabili e frammenti di vita che, seppur sepolti nel tempo, ritornano alla luce attraverso la magia delle parole.

“Il tempo che oggi ti dorme nel cuore” si rivela un’esperienza letteraria consigliata a tutti gli amanti della poesia italiana contemporanea.

L’opera non solo celebra il potere evocativo della lingua, ma invita il lettore a immergersi nelle profondità della memoria e a riscoprire la bellezza intrinseca nei dettagli della vita quotidiana. Un’ode al passato e al suo impatto indelebile sul nostro presente, questo libro di poesie è destinato a rapire il cuore di chiunque si avventuri tra le sue pagine.

*

 

una donna cammina in un campo sotto il sole e sulla sua immagine in sovrimpressione ci sono dei versi siciliani*

*

A voi lettori

*

«All’età di sei anni mi capitò di abitare, insieme con la mia famiglia, un semaforo solitario posto sulla cima di Capo d’Orlando, in faccia alle Eolie». Così cominciava il racconto della sua infanzia Turi Vasile, era un giorno d’inizio estate del 1993, mi ricordo, e il suo racconto dal tono vagamente favolistico, a metà strada fra la prosa del quotidiano e l’affabulazione della memoria, mi conquistò.

Abitavo a quel tempo a poca distanza dal luogo in cui lui, già piuttosto avanti negli anni, continuava ancora a lavorare con giovanile entusiasmo, un villino in stile Liberty nel quartiere romano di Montesacro, e in quel villino che io raggiungevo a piedi in meno di cinque minuti, appena girato l’angolo di casa mia, a piazza Sempione, l’ho udito spesso narrare le storie della sua vita in Sicilia, la sua “prima vita”, interrotta dal trasferimento nella Capitale all’età di diciotto anni.

Qui poi, a Roma, sarebbe incominciata per lui un’altra storia, la storia di un uomo, di un intellettuale che ha percorso il ventesimo secolo nel segno dell’arte, via via coniugata in modi diversi. Turi Vasile, nato a Messina nel 1922 e morto a Roma nel 2009, è stato uno scrittore, un regista, uno sceneggiatore, un commediografo, un produttore cinematografico, interessandosi anche di giornalismo, di radio e di televisione.

È stato, soprattutto, il bambino che io racconto in queste microstorie in versi. Un bambino isolano che attraverso dolori e speranze, vittorie e lacrime, un po’ alla volta ha imparato a diventare un uomo. Un uomo che poi troverà la propria realizzazione umana e professionale lontano dalla sua Sicilia – amaro destino di fuga di tanti isolani! – ma che alla sua terra resterà sempre indissolubilmente legato, con il suo cuore insulare e la sua invitta capacità di educarsi alla vita attraverso la quotidiana disciplina del dolore.

«All’età di sei anni mi capitò di abitare, insieme con la mia famiglia, un semaforo solitario posto sulla cima di Capo d’Orlando, in faccia alle Eolie». Tutto comincia da qui, da questo faro che si erge favoloso sui giorni di ieri. Giorni di attese e di sogni, di emozioni segrete e di continue scoperte in cui – bambino – lo attanaglia la paura del vento, la sua voce terribile, insieme allo scatenarsi degli elementi, in quel lembo di terra, sospeso fra cielo e mare, che è il semaforo solitario di Capo d’Orlando.

Giorni in cui – adolescente – lo assale il tremendo morbo isolano, la “lissa”, la vertigine oscura del sangue che pulsa dentro le vene, e che – adulto – saprà come stemperare nella malinconia del ricordo. Giorni in cui non accade mai niente di veramente eccezionale: semplicemente la vita, l’avvicendarsi naturale del giorno e della notte, il geometrico alternarsi delle stagioni; ed è già molto.

Giorni in cui la vita è come un’erma bifronte e il sogno vi possiede lo stesso spessore della realtà. Quella fantasia visionaria che – da bambino – lo teneva chiuso in casa, divorato da un’ansia spasmodica di conoscenza, a leggere e fantasticare il proprio futuro, e che – da grande – tradurrà in creazione fantastica, in quell’immaginazione che, tornando ai giorni perduti di ieri, spalanca la credenza dei profumi segreti di un’isola a forma di cuore.

Questa raccolta di versi uscì in forma privata nel 1994 con il titolo Quaderno Siciliano. Una plaquette poetica diffusa soltanto tra gli amici e gli “addetti ai lavori”, letterati e intellettuali che lessero questi versi e li giudicarono molto favorevolmente. Adesso questi versi, cari lettori, sono offerti a voi, con lo stesso amore, da me che li ho scritti. Vi ringrazio per averli accolti.

Maria Amata Di Lorenzo

*

***

mani di donna che tengono un libro aperto

*

QUESTO LIBRO CI PIACE PERCHÉ…

La Parola alla Critica

*

***

“È una poesia corposa e incalzante”

*

La Di Lorenzo, alla sua seconda pubblicazione di versi, tende a evocare le memorie dell’infanzia, la fedeltà della terra, un antico amore, il sentimento del tempo che passa. È una poesia corposa e incalzante, sconvolta da ritmi interni molto personalizzati, dove si alternano ricordi e problemi esistenziali ad interrogativi angosciosi. C’è una sorta di consapevolezza della realtà e un approdo al mito in motivi pressoché inediti.

Quella dell’A. è un’anima inquieta che cerca una verità con cui fondersi nell’universale relatività della vita, in modo da pervenire alla consapevolezza di sé e del vivere, in una poesia che si fa storia e cronaca insieme. Fedele all’enigma del tempo, s’impegna nella ricerca dei momenti dell’esperienza umana.

La Sicilia è la vera protagonista della raccolta. Non soltanto per la poesia intitolata “Vacabunnaria” (l’unica in dialetto siciliano), ma per i molteplici riferimenti a tradizioni, luoghi e stilemi relativi alla Sicilia.

Emanuele Schembari

*

 

“Dove c’è musicalità e sentimento là c’è poesia. Nei versi della Di Lorenzo ci sono le due cose…”

*

Ogni verso è un messaggio come ogni goccia d’acqua è il riflesso dell’universo. E ogni messaggio è un ponte ideale tra l’io e l’altro, tra il presente e i due poli del tempo. Quaderno Siciliano ha tutto il sapore di un diario di ricordi, il quale, ancorché rivelato, resta “segreto”, circonfuso com’è da un alone di ambiguo dolce mistero in cui l’occasionale ignoto interlocutore può scoprire anche ciò che non c’è scambiandola con una parte della propria storia.

L’importante è essere riusciti ad accendere “a distanza”, come in un marchingegno magico, una sintonia di emozioni: ciò che conta è trovare consensi interiori, non confessori curiosi e indulgenti. Dopo tutto, nella sua sconfinata varietà, l’esistenza (a dispetto della unicità vantata dall’individuo) è sconsolatamente monotona.

Come la più grande biblioteca non fa che combinare sempre le stesse poche lettere dell’alfabeto, così la parabola della vita è una sempre nuova ricerca affannosa che, attraverso le fasi biologiche dell’ascendenza e della discendenza, dell’adolescenza e della senescenza, del miraggio e del ricordo, ritorna puntualmente all’interrogativo del punto di partenza. La poesia serve proprio a questo: a usare miraggi e ricordi come strumenti di penetrazione dell’infinito per soddisfare attraverso l’immaginazione quella segreta aspirazione all’eterno che è in ciascuno di noi.

La Di Lorenzo ci riesce e prova ne sono queste “risposte” suscitate in me. L’Autrice, giornalista, per altro impegnata in molteplici attività letterarie, radiofoniche e teatrali, non è siciliana di nascita ma una qualche esperienza la lega affettivamente alle peculiari caratteristiche dell’Isola, fino ad apprezzarne la parlata, almeno quella semplice e maliosa dei sentimenti semplici della gente comune.

La silloge di composizioni, che la stessa A. definisce “microracconti in versi“, è dedicata a “Turi”. «Un bambino isolano – sono ancora le parole della Di Lorenzo – che attraverso dolori e speranze, vittorie e lacrime, diventa uomo. Un uomo che troverà la propria realizzazione umana e professionale lontano dalla sua Sicilia (amaro destino di fuga di tanti isolani) ma che alla sua terra resterà sempre – indissolubilmente – legato, con il suo cuore insulare e la sua invitta capacità di educarsi alla vita attraverso la quotidiana disciplina del dolore».

È questa la chiave di lettura del testo. Il “prologo”, introdotto dalle seguenti parole di Giampiero Neri: «Viaggiatore notturno nella città, / una lettera è spedita al tuo nome, / una corrispondenza che credevi interrotta / ritorna con misteriosi legami, / considera la tua fedeltà al passato», e intitolato “Raccontastorie”, suggella come meglio non potrebbe, la mia prima impressione. «È nel cavo delle mie mani / il tempo che oggi ti dorme nel cuore».

La prima parte del libretto, contrassegnata dalla voce Mythos, fonde l’immagine mentale con il ricordo della cosa – l’Isola amata – che, per l’appunto, mitizza: «intorno al porto di Messina / è culla d’acqua / che accresce lo sgomento / degli abissi che s’aprono ai tuoi sguardi (…)/ e all’improvviso t’appare / più lontana, più sconosciuta, laggiù / la terra».

La nostalgia forma un «nodo delle tue lacrime che si scioglie / ora nel petto».

L’A. allarga lo sguardo commosso e “vede” Capo d’Orlando e Punta Milazzo e qui «il filo di fumo dirigersi / alle chiuse del vento». Dai rilievi geografici passa ai sentimenti tipici degli isolani. Con “lissa” si denota un improvviso stato di deliquio: l’A. lo sfuma e l’addolcisce in uno stato d’inquietudine e di stress esistenziale. È termine greco.

Chiude (la prima parte) con “Vacabunnarìa” (vagabondaggio) in cui il comune amico Salvatore Di Marco ha reso quanto meglio non avrebbe potuto la sensibilità sicilianòfila della nostra Poetessa. «E sugnu tempu / e vuci di stiddi / sugnu aceddu / e sonnu di petri / davanti ‘o mari» (“E sarò tempo /e voci di stelle / sarò uccello / e sonno di pietre / davanti al mare”).

Nella seconda parte, Mneme (memoria), approfondisce il tracciato ricorrendo graziosamente a qualche voce siciliana per rendere meglio il contesto psico-etnico. Parla della burrasca che «ti scippa mezza nasca» (che porta via metà del caratteristico naso schiacciato o camuso); della ricorrenza dei morti (2 novembre) quando, secondo un antico costume, si fa credere ai più piccoli che i trapassati portino regali ai bambini secondo i meriti, servendosi di una “truscia” (fagottino di tessuto con nocche).

Parla di «vento di zagare impazzite» (profumatissimi fiori dei limoni) la cui comparsa fa coincidere con la «stagione prima dell’amore». Ma il panta-rei della vita vuole che «il fuoco diventa ogn’ora cenere / e vengono dopo sempre nuovi amori».

Tra i ricordi del padre, che «appariva /col passo leggero / del vento (…) / la mano nell’aria che punisce / e che rasserena», quello dei «ceci abbrustoliti nella sabbia» che, come altri legumi trattati alla stessa maniera, ancora oggi vengono indicati con la voce araba “calia”. Ricorda ancora «cose senza nome»: un «anacoreta del mare, nelle sue mani / aveva la sapienza delle attese».

Tutto, conclude, non è che un ricordo: «Quel gruppo assorto / sul precipizio del tempo / ritorna adesso alle risacche / del cuore, riverbero / d’infanzia pietrificata». L’epilogo è un ritorno a «Roma, di primavera occidente« (dove l’Autrice vive) dove «resiste ancora / l’amore della Sicilia, il tuo cuore».

Dove c’è musicalità e sentimento là c’è poesia. Nei versi della Di Lorenzo ci sono le due cose, l’una complemento dell’altra. Ma c’è anche uno stile semplice nostalgico. E c’è anche un uso (oggi raro) appropriato delle parole e della metafora e il rispetto della punteggiatura e della sintassi, almeno quanto basta per ridurre al minimo il rischio del fraintendimento da “oscurità”, una “licenza” questa, che non può essere negata totalmente alla natura viscerale e alla funzione estetica e catartica dell’arte poetica.

Carmelo R. Viola

 

*

 

La Parola ai Lettori

*

Ogni verso sembra accarezzare l’anima, portando alla luce ricordi che credevo perduti.

Questo libro è un dono prezioso per chiunque abbia il coraggio di immergersi nel proprio passato.

Giulia M.

Leggendo, mi sono sentito trasportato in una Sicilia intrisa di profumi, colori e suoni che sembrano vivi.

La poesia di Maria Amata Di Lorenzo è un ponte tra cuore e memoria.

Luca R.

Mi è piaciuto lo scavo memoriale nella Sicilia di tanti anni fa, il racconto della memoria che riaffiora continuamente nei versi, che suscitano riflessioni; lo consiglierei a tutti gli amanti della poesia italiana contemporanea.

Pietro G.

È raro trovare un libro che riesca a commuovere così profondamente.

Ogni pagina è un viaggio nell’intimo dell’essere umano, un canto dolce e malinconico al tempo che ci appartiene.

Marco P.

*Questo libro è stato scritto interamente dall’autrice, senza alcun supporto di intelligenza artificiale. È nato da notti in bianco e da giorni pieni di parole cercate con cura, con una dedizione autentica e profonda. 

Immergiti in queste pagine ricche d’ispirazione per te.

**

Maria Amata Di Lorenzo

IL TEMPO CHE OGGI TI DORME NEL CUORE

*

copertina del libro Il tempo che oggi ti dorme nel cuore*

*


Ho scritto questo libro per te.

Ottieni la tua copia qui.


 

 

 

Condividi questo post con i tuoi amici!

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
  • Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
  • Condividi su Telegram (Si apre in una nuova finestra) Telegram
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
  • Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
  • Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr

Un cammino per anime sensibili, curiose, poetiche

C’è una voce silenziosa dentro di te che forse da tempo chiede di essere ascoltata. Una parte di te che desidera fare chiarezza, respirare più profondamente, sentirsi finalmente più vicina a ciò che è vero. Questo percorso nasce per accompagnarti proprio lì... clicca sull'immagine per farti un regalo del cuore

Leggi il mio romanzo “La sera si fa sera”

Un’indimenticabile infanzia nell’isola a forma di cuore. Una struggente storia d’amore nello scenario incantevole della Sicilia degli anni Sessanta. Un passato oscuramente legato al presente col filo doppio di un segreto inconfessabile. Un viaggio fisico ed emotivo attraverso la malattia e il dolore, per riscoprire la forza di una rinascita esistenziale, imprevedibile e desiderata, come la vita (clicca sull'immagine per scoprire il mio romanzo)

Il posto delle anime sensibili

  • Chi sono
  • Una stanza tutta per noi
  • Presentazioni & Conferenze
  • Il romanzo "La sera si fa sera"
  • Il cuore nella penna: un cammino per anime sensibili, curiose, poetiche
  • Blog
  • Libri
  • Contatti

English – Español – Français

  • English
  • Español
  • Français

search

© 2026 Maria Amata Di Lorenzo | Tutti i diritti riservati – All Rights Reserved

Privacy e cookie: questo sito utilizza i cookie. Continuando a utilizzare questo sito web, acconsenti al loro utilizzo.

Per ulteriori informazioni, anche sul controllo dei cookie, leggi qui: Informativa sui cookie
©2026 Maria Amata Di Lorenzo | Built using WordPress and Responsive Blogily theme by Superb