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Maria Amata Di Lorenzo

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“Una terra imperfetta”, il romanzo capolavoro di Delia Morea

Posted on 23 Ottobre 20223 Settembre 2026 by Amata

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Un pomeriggio d’inverno di alcuni anni fa a Roma ho avuto la gioia di presentare al pubblico il romanzo “Una terra imperfetta” di Delia Morea, ed è stata in quella occasione che ho potuto conoscere l’autrice di persona. Da vari anni infatti noi, entrambi scrittrici, eravamo “amiche di penna” o meglio “di mouse”, visto che ci scrivevamo sul web, ma non c’era mai stata l’opportunità d’incontrarci.
Quel pomeriggio invernale, nel cuore pulsante della Roma antica, tra vicoli e luminarie natalizie, io certamente non me lo dimenticherò mai.
Là venne fuori quello che lei era intimamente, la sua gentilezza non artefatta ma ricca del calore dei napoletani, la sua intelligenza, il suo talento, e soprattutto la sua modestia. Quella stessa modestia che le ha impedito negli anni di ottenere quei riconoscimenti che largamente meritava, fra tanti boriosi prepotenti che affollano il mondo editoriale e producono libri vuoti che puntualmente deludono i lettori.
Delia Morea è stata una grande scrittrice italiana, giornalista e anche autrice teatrale, raffinata e intensa.
Delia ci ha lasciato il 25 ottobre 2020. Ma la sua scrittura vive ancora.
Ricco di sentimenti, di storie, di memorie, il suo romanzo “Una terra imperfetta” si snoda tra Napoli – luogo di tante traversie, bellezze e miserie – e Venezia, dove la protagonista approda a un certo punto della sua vita per potersi ricostruire dentro, per far spazio al suo futuro. Un futuro che le appare a poco a poco dalla nebbia ovattata dei canali e dalla cantilena dolce e sconosciuta dei veneziani.
In questa pagina potete leggere una bellissima intervista che Delia Morea mi concesse, aprendomi le porte del suo mondo. Gliene sarò sempre grata.

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La scrittrice Delia Morea con il suo libro "Una terra imperfetta"

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“Una terra imperfetta”, il romanzo capolavoro di Delia Morea

di MARIA AMATA DI LORENZO

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Delia Morea (Napoli, 5 giugno 1952 – Napoli, 25 ottobre 2020) è stata una scrittrice, drammaturga e giornalista specializzata in critica teatrale e letteraria.

Ha collaborato con svariate testate giornalistiche, tra cui “Paese Sera”, “Il Giornale di Napoli”, “Noi a Teatro”. Ha scritto diversi saggi tra cui: “Lazzari e scugnizzi”, “Briganti napoletani”, “Vittorio De Sica: l’uomo, l’attore, il regista”, editi da Newton & Compton, “Storie pubbliche e private delle famiglie teatrali napoletane.” edito da Xpress /Torre. Nel 2002 ha vinto ex aequo la II edizione del Premio Letterario “Annamaria Ortese” con il racconto “Ombroso Raggio” pubblicato nella raccolta “Le Notti” (ed. Empiria).

Nel 2004 è stata finalista del Premio “Napoli Drammaturgia Festival” con il monologo “La Moglie”. Ha scritto e messo in scena le piéce teatrali “Mi chiamo E.”, “Tracce di Filo Spinato nel cuore”.  Nel 2007 ha pubblicato il suo primo romanzo “Quelli che c’erano” (Avagliano editore). Nel 2012 è uscita la raccolta di testi teatrali al femminile “La voce delle mani” (Il Mondo di Suk), seguito dal romanzo “Una terra imperfetta” (Avagliano Editore, 2013). Nel 2019 è stato pubblicato il suo ultimo lavoro letterario: “Romanzo in bianco e nero“ (Avagliano Editore), candidato al Premio Strega 2019. Nel 2022, con lo stesso editore, è uscito postumo “Una corsa verso il vento“, una storia che è un inno alla speranza nei giovani e alla potenza della letteratura.

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L’INTERVISTA

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Una terra imperfetta di Delia Morea (Avagliano Editore, Roma, 2013) è un romanzo ricco di immagini, di voci, di umori, di figure indimenticabili, che si stagliano nette nella calda immaginazione del lettore, e su tutte una in particolare: Anna Diamante, la protagonista della storia, poverissima, dignitosa e testarda. La vediamo per la prima volta che è una bambina e a poco a poco la vediamo diventare una donna. Una donna in balia di un’esistenza sbagliata. Ma Anna ha un carattere forte, volitivo, che saprà riscattarsi dal destino avverso.

Ambizioni umane, passioni, meschinità, sotterfugi, debolezze. Splendori e miserie. Delia Morea ci racconta un mondo e una società, quella della Napoli a cavallo fra i due secoli, Ottocento e Novecento, con una accurata ricostruzione storica e uno scavo non meno profondo nei personaggi, nelle loro ragioni intime, nella loro unicità.

Il romanzo si avvia piano ma ha un piglio sicuro fin dalle prime pagine e ci porta per mano, senza che noi riusciamo più a staccare gli occhi dalla storia, fino al suo epilogo. Una storia avvincente, senza sbavature, tesa e compatta, che fa di “Una terra imperfetta” uno dei romanzi più importanti che io abbia letto negli ultimi anni.

Ho rivolto alcune domande all’autrice.

Cara Delia, il tuo nuovo romanzo “Una terra imperfetta” è a mio avviso un’opera perfettamente riuscita, dallo stile maturo e dai profondi significati morali ed esistenziali che sono racchiusi nella vicenda che racconti e che andremo ora ad analizzare. A cominciare da un dato: la passione. A me sembra che tutto il romanzo sia permeato da questa cosa, che coniugata in forme diverse e molteplici sia la passione a dominare su tutto: passione come amore, naturalmente, come sentimento, ma anche passione intesa come dimensione del vivere declinata sia verso un soggetto (uomo o donna) da amare, ma anche verso una città, c’è infatti una grande passione per Napoli nel libro, e infine passione per l’arte, per la magia del teatro e della canzone. Pensi che sia una buona chiave di lettura questa per comprendere il tuo libro?

Cara Maria Amata, è una ottima e giusta chiave di lettura, perché come hai sottolineato e intuito con la sensibilità e la profondità che ti contraddistinguono, la passione è stata una dei motivi che mi ha spinto a scrivere “Una terra imperfetta”. Dapprincipio era un “sentimento” sotteso quasi nascosto, insieme alle altre motivazioni intime che nascono – credo – in chi scrive quando si decide di raccontare, ma nel corso della scrittura la passione è diventata uno stato d’animo fondamentale. Nel senso che questa storia che avevo in mente da molto tempo si è avvolta intorno a me in maniera profonda, appassionata ed io mi sono tuffata in essa, divertendomi, amandola, anche soffrendo. In una parola si è impadronita di me ed ho risposto con ardore e, appunto, passione. Passione per la storia in sé, per i personaggi, per Napoli dove trovo sempre tante ispirazioni, e infine per il teatro e la musica che sono profondamente radicati nel mio dna.

Vi sono molti personaggi nel tuo romanzo, è una storia corale quella che racconti, però il fulcro della narrazione si concentra a mano a mano sempre di più su Annina, che conosciamo nelle prime pagine del libro come una bambina “macilenta con i capelli dai riflessi ramati” e che vediamo crescere e diventare donna, scoprire il suo talento di cantante e lottare per affermarsi. Tu scrivi che Anna “aveva una voglia giovanile e sfrenata di correre verso la vita e non di starla solo a guardare”. E’ una donna testarda e volitiva, che saprà riscattarsi da una vita infelice e ricostruirsi una nuova esistenza a Venezia, lasciando a Napoli il fardello del suo passato fatto di lacrime e di guai. E’ sicuramente una figura molto affascinante, che entra nel cuore di noi lettori. Ti sei ispirata a qualche figura in particolare? Come ti è nato il personaggio di Anna Diamante?

Anna Diamante è un personaggio che amo tanto. E’ frutto d’invenzione, anche se nella mia mente apparivano le memorie dei racconti di mia nonna materna che aveva una bellissima voce, suonava il pianoforte ed era stata una enfant prodige. Aveva avuto, da giovanissima, l’occasione di esibirsi in importanti teatri napoletani d’epoca, diventando conosciuta e famosa tra le cantanti napoletane degli anni ‘20. Una parentesi breve ma indimenticabile. Oltre a lei c’era anche una bisnonna che era stata una quotata attrice di teatro napoletano, avendo recitato al fianco di Eduardo Scarpetta e Raffaele Viviani. C’erano le memorie, i racconti familiari ad attendermi e c’era una profonda volontà di tentare di restituire un mondo scomparso e straordinario attraverso un personaggio come Anna Diamante.

Altri personaggi femminili si incidono fortemente nella nostra memoria. Penso per esempio a Nanà, ribelle e seducente, che assomiglia un po’ a Napoli “femmina nel profondo, colma di luci e ombre, di scure ambiguità e giornate terse”, come tu scrivi. Una donna fuori dagli schemi, che non ha paura di sfidare il mondo. Ma c’erano donne così nell’epoca che tu racconti, a cavallo fra Ottocento e Novecento? E quanto c’è del carattere di Napoli in Nanà? La città che tu descrivi così splendidamente nel romanzo assurge quasi a comprimaria della storia, mi sembra che sia una protagonista a tutti gli effetti.

Nanà è arrivata così all’improvviso. Dapprincipio nel progetto iniziale della storia non esisteva. E’ apparsa scrivendo, come a volte accade per tanti personaggi. Nel senso che mentre pensavo al personaggio di Davide Santocuore, altro perno fondamentale del romanzo, si è preannunciata questa figura femminile seducente, tormentata e affascinante. Forse un contraltare di Annina, così luminosa, mentre lei è in controluce, quasi soffusa ma di carattere. Nanà potrebbe essere metafora di una città che ha sempre avuto un mondo di “sopra” e uno di “sotto”, un mondo che si vede, con i suoi bellissimi panorami, ed uno sotterraneo, nascosto, come le sue stratificate vestigia. Nanà ad onta della sua cattiva fama dimostra poi di essere una donna di sentimenti e di slanci importanti. Mi chiedi se vi erano donne come lei tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900? Penso di sì. Credo che sin da allora, e non solo nell’ambiente dell’arte in genere, ci fossero donne all’avanguardia, anche spregiudicate, che avevano voglia di andare avanti, (le successive suffragette lo dimostrano) di affermare la propria personalità in una società molto maschile. Tra l’altro la stessa Annina, così diversa da Nanà, combatte strenuamente per la propria indipendenza, per la libertà.

Mi hai confidato di aver  scritto questo romanzo nell’arco di cinque anni. Un tempo lungo, che ha prodotto una incubazione dai risultati a mio avviso veramente eccellenti. Il libro infatti è un gioiello narrativo che rasenta la perfezione. È un’opera solida, destinata a durare, che rivela per intero le tue grandi doti di narratrice. Si vede anche che hai lavorato molto sulla storia, e che questa ti è entrata dentro al punto che hai potuto raccontarla così bene in tutti i suoi risvolti, nelle sue luci e nelle sue ombre. Spiegaci il tuo rapporto con la scrittura.

Ti ringrazio molto per quello che dici, parli di solidità della scrittura e della storia e questo mi sembra importante per chi scrive. Il mio romanzo è anche frutto di ricerche, di stesure varie, come sempre accade, di pagine scritte e rifatte. C’è stato un primo momento di riflessione, di elaborazione anche mentale, oltre che materiale, di scrittura. Ma devo dire che, successivamente, la storia ha avuto un suo corso fluido, spesso senza inciampi, a volte come un fiume in piena. La scrittura per me è anche questo: entrare  in un mondo altro, farmi coinvolgere nella totalità. Se c’è una idea questa poi si estende e mi travolge. L’idea parte dalla mente e s’incontra con l’anima. Tra l’altro avevo voglia di raccontare una storia che facesse compagnia anche a me stessa, mentre la narravo. In ogni caso devo ammettere che scrivere “Una terra imperfetta” è stata una operazione complessa che ha richiesto tempo e dedizione e voglio ringraziare la casa editrice Avagliano che ha creduto da subito al mio romanzo.

Il teatro è un’altra tua grande passione, visto che sei anche drammaturga oltre che narratrice. E in questo romanzo il teatro, la magia del palcoscenico ha un ruolo molto importante. Ce ne vuoi parlare?

Il teatro è nel mio dna, come ti dicevo. Il romanzo aveva una necessità fondamentale per me, doveva fare il tentativo di raccontare e restituire un mondo di lustrini e coppe di spumante, ma soprattutto di grandi novità culturali, artistiche. Quella Bella Epoque presaga di un terribile conflitto mondiale, dove la cultura, il teatro e la canzone la facevano da padrona. E Napoli era un tassello importante di questo mondo. Una città che viveva nel quotidiano eventi culturali ed artistici fondamentali e, nel contempo, affogava in miserie e mali endemici connaturati, a causa di tante dominazioni che l’avevano profondamente segnata nei secoli.

“Una terra imperfetta, piena di luci e di ombre, visibile e sotterranea, illuminata e ascosa, viva e morta, a cui sapeva di appartenere con certezza e che sarebbe stata sempre sua”. Lo dici di Napoli ed esprimi dei sentimenti che appartengono alla protagonista, Anna Diamante, ma che in fondo – se non sbaglio – sono anche i tuoi. Questa terra imperfetta che è Napoli che cosa rappresenta per te?

In questo caso Napoli rientra nella coralità del romanzo, ne è lo sfondo e, nel contempo, è protagonista, come il titolo che la rappresenta. Napoli è la città dove sono nata e vivo e che amo, naturalmente. È sempre stata per me fonte di ispirazioni: la sua storia così articolata e magmatica, le bellezze architettoniche, le strade, i paesaggi, il mare, elemento fondamentale della città e della mia vita e tanto altro. Cosa dire di più? I sentimenti di Anna Diamante nel descriverla in qualche modo rispecchiano i miei.

Un’ultima domanda, cara Delia. Ho fatto molta fatica, te lo confesso, a staccarmi dal tuo romanzo arrivando all’ultima pagina, mi sono sentita in un certo modo abbandonata dai personaggi della storia, che oramai facevano parte di me, dei miei pensieri. E allora mi viene da chiederti: che cosa hai sentito tu quando hai messo la parola fine al tuo romanzo? Hai in mente ora di scrivere una nuova storia?

È bellissimo quello che dici, lo condivido. Ho sentito un vuoto, infatti, questa è la verità. I personaggi del romanzo: dai protagonisti, ai comprimari, alle comparse, mi hanno fatto grande compagnia e anzi devo dire che per alcuni di loro, poco sviluppati, rimasti per così dire nell’ombra, avrei voluto continuare la storia, allargarla. Ma non sarebbe stato possibile, proprio per l’economia finale del romanzo. Forse un domani li riprenderò per inserirli in uno nuovo contesto oppure per continuare questo, come una seconda puntata. Per ora ho in mente qualcosa di molto diverso.  Una storia diversa.

Grazie, Delia… e buon lavoro!

Maria Amata Di Lorenzo

∞

Leggere il romanzo Una terra imperfetta è stato per me come immergermi in un mondo di luci e ombre, di passioni silenziose e drammi interiori, dove ogni personaggio portava con sé ferite e desideri profondi.

Hai letto anche tu questo romanzo? Oppure hai vissuto un’esperienza interiore simile a quella dei personaggi della vicenda raccontata da Delia Morea? Scrivilo sotto nei commenti o, se vuoi, raccontamelo in una mail, che leggerò come un dono prezioso. Sono una scrittrice sensibile alle storie vere, e so che le cose non accadono mai per caso.

Sappiamo infatti con luminosa certezza che la vita di ciascuno di noi può essere esplorata e trasformata: le ferite, le nostalgie, le ombre che portiamo dentro possono diventare materia di bellezza e forza.

Così ho creato il percorso online Il Cuore nella Penna in cui accompagno chi desidera accogliere queste parti di sé, trasformando anche i sentimenti difficili in consapevolezza e armonia, così che ogni emozione, anche la più complessa, possa riflettersi in luce e crescita interiore. Scoprilo qui.

Come una scrittura che dà voce ai sentimenti più nascosti, ogni passo di cura e attenzione verso noi stessi può rivelare la bellezza silenziosa che abita dentro di noi.

UNA STANZA TUTTA PER NOI

*

Ci sono dei luoghi che non esistono sulle mappe.

Sono stanze interiori, dove possiamo finalmente abbassare la voce, lasciare andare per un momento ciò che il mondo si aspetta da noi e tornare ad ascoltare ciò che ci abita.

Una stanza tutta per noi  nasce per questo.

È una lettera che arriva di tanto in tanto, senza fretta e senza rumore, per condividere pensieri, parole, immagini, storie, libri, intuizioni e piccole scoperte.

Uno spazio per chi ama la profondità, la bellezza, la sensibilità e quelle parti di sé che spesso, nella vita quotidiana, non trovano abbastanza spazio.

Se senti che questa può essere anche la tua stanza, entra.

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ritratto di Maria Amata Di Lorenzo

CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e la mia vita è dedicata alle parole che guariscono. Le uso per raccontare storie, per accompagnare gli altri e per trasformare. Scrivo infatti opere per l’editoria, il cinema e il teatro e, con la stessa sensibilità, sostengo le persone nei loro percorsi di crescita personale e creativa.

Scopri di più leggendo qui.

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4 thoughts on ““Una terra imperfetta”, il romanzo capolavoro di Delia Morea”

  1. Maria Gisella Catuogno⁹ ha detto:
    23 Ottobre 2022 alle 15:29

    Grazie di questo post, Maria Amata. Un’occasione per conoscere meglio questa autrice…

    Caricamento...
    Rispondi
    1. Amata ha detto:
      24 Ottobre 2022 alle 6:51

      Grazie a te, carissima, per averlo letto e apprezzato.
      Sì, Delia merita di essere conosciuta meglio, per poter comprendere tutto il suo valore, di donna e di scrittrice.
      Un caro saluto.
      Maria Amata

      Caricamento...
      Rispondi
  2. Maria ha detto:
    24 Ottobre 2022 alle 17:55

    Sei brava, Maria Amata. Bella (nel senso più classici) la tua scrittura. Grazie di avermi presentato un’autrice che conosco solo di nome. Approfondirò. Un tuo libro che ami di più: consigliamelo e indicami dove posso trovarlo. (Se possibile in libreria). Ciao.

    Caricamento...
    Rispondi
    1. Amata ha detto:
      24 Ottobre 2022 alle 18:38

      Grazie davvero per le tue belle considerazioni, cara Maria, e per la tua attenzione.
      Il mio libro che amo di più è un romanzo che ho scritto ma che attualmente non è ancora disponibile.
      Intanto, posso consigliarti questo bel libro di Delia Morea che penso il tuo libraio di fiducia potrà procurarti, è edito da Avagliano Editore. Si trova anche molto facilmente su Amazon, che te lo spedisce a casa in uno o due giorni. Questo è il link: https://www.amazon.it/Una-terra-imperfetta-Delia-Morea/dp/8883093755/
      Grazie, e un carissimo saluto.
      Maria Amata

      Caricamento...
      Rispondi

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