La sfortuna in amore non esiste

 

la sfortuna in amore non esiste

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di MARIA AMATA DI LORENZO

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Chissà quante volte abbiamo sentito dire un frase come questa: “Sono sfortunato in amore, non trovo mai nessuno che mi voglia bene veramente!”

E gli anni intanto passano.

E mentre gli altri, quelli “fortunati”, si costruiscono una vita, con una casa, dei figli, una famiglia, si resta da soli, e sempre più malinconici, anno dopo anno, con un desiderio di felicità rimasto nel cuore, e mai appagato.

Vi confesso che qualche volta l’ho pensato anch’io, e anche io ho dato la colpa alla sfortuna se non incontravo la mia “anima gemella”.

Ma studiando psicologia si impara che il locus of control esterno è un approccio sbagliato alla vita.

Attribuire la “colpa” di quel che ci accade a qualcosa che è fuori di noi, questo vuol dire il “locus of control esterno”, qualcosa che non possiamo controllare e con cui non possiamo farci niente, come può essere una fantomatica Dea Fortuna, che – si sa – è bendata nell’immaginario collettivo, vuol dire una cosa sola: la vita non è tua, e tu hai delegato ad altri  il tuo potere personale, non lo possiedi, sei in una condizione di debolezza.

«Non mi ama proprio nessuno…»

«Mi è andata male pure questa volta, si vede che era la persona sbagliata…».

Che cosa significano pensieri come questi?

Quante volte l’abbiamo sentito proferire dalla bocca dagli altri, e chissà quante volte l’abbiamo detto pure noi, o – se non proprio detto – l’abbiamo pensato almeno qualche volta nel segreto del nostro cuore.

Che cosa vogliono dire?

Questi pensieri sono il segno evidente di un’antica ferita mai rimarginata, e per questo ancora dolorosa. Sono l’impronta di un bisogno d’amore che col passare degli anni è rimasto sempre inevaso.

Non avere nessuno con cui dividere la vita, le emozioni, su cui riversare l’amore e da cui ricevere amore. È una condizione comune a molti.

Molti di noi non si sentono compresi, ma abbandonati, soli pur non essendo mai veramente soli, non amati oppure amati male o troppo poco.

Sentimenti che spesso hanno origini antiche: in un’esperienza affettiva non felice vissuta nell’infanzia, che si è radicata profondamente influenzando tutte le successive relazioni.

Le ferite dei non amati partono da molto lontano e hanno radici profonde.

Sono l’impronta di un bisogno affettivo, di nutrimento e di accudimento, che con il passare degli anni e malgrado le esperienze vissute è però rimasto sempre inappagato.

La ragione di ciò che noi viviamo come fallimento e come “vuoto” affettivo sta solo nel passato, in quel tempo della nostra prima infanzia in cui abbiamo vissuto la cosiddetta fase dell’attaccamento, una fase che va da zero a tre anni.

Anni davvero cruciali per la nostra crescita emotiva, come ci insegna John Bowlby. È lì infatti che si creano dei modelli e noi viviamo ogni cosa in modo “poroso”, assorbendo come spugne dal mondo circostante.

Se in questi primi anni abbiamo avuto una madre con un comportamento evitante o
ambivalente nei nostri confronti, o magari un padre assente, ecco che si sono creati allora i
presupposti per la nascita di quella lunga serie di rapporti disfunzionali che poi vivremo da adulti con grande sofferenza emotiva e psichica: ossessioni amorose, relazioni con persone già impegnate oppure sfuggenti, innamoramenti a senso unico.

Dentro di noi, in una parte molto profonda di noi stessi, inaccessibile alla nostra coscienza, c’è stato un tempo in cui si sono prodotte delle ferite emotive, e quelle ferite adesso attendono di essere comprese e risanate.

La posta in gioco, infatti, è molto alta: si tratta della nostra felicità affettiva.

Far finta che esse non ci siano vanifica tutta la nostra esistenza.

Pensiamo al caso di un bambino che durante la sua infanzia ha sempre visto i suoi genitori come persone distaccate e poco affettive.

Non ci possiamo sorprendere allora se quel bambino crescendo e diventando uomo cercherà una compagna con le stesse caratteristiche: fredda e ambivalente. Che non lo amerà come lui desidera essere amato, con tenerezza e passione e totalità di sentimenti.

Questo meccanismo in realtà non è un atteggiamento consapevole, ma la riattuazione di un modello di affettività appreso durante l’infanzia.

Un meccanismo inconscio, che scava un solco sovente profondo dentro il cuore e genera molta sofferenza per gli anni a venire.

È da lì che allora dobbiamo partire. È necessario prendere consapevolezza, ed anche fare un profondo lavoro interiore, per disinnescare questo meccanismo inconscio che perpetua uno stato di solitudine affettiva.

Il primo atto è la consapevolezza, il secondo è il perdono.

Forse adesso sei molto arrabbiato con i tuoi genitori, e provi del risentimento per quello che loro non ti hanno saputo dare, per gli anni che hai vissuto male, per il tempo che non ritornerà più e tu lo senti chiaramente dentro di te, lo senti quasi con spasimo e con struggente malinconia, che gli anni migliori se ne sono andati via e con essi anche la vita che non hai potuto vivere nella pienezza della felicità “per colpa loro”.

Ma pensaci bene.

Tuo padre ormai non c’è più da molti anni, ed anche tua madre è morta oppure è molto anziana, è fragile come un fuscello nella sua vecchiaia un po’ penosa, con le sue idee fisse, sempre quelle. Che cosa mai potresti dirgli o dirle ora?

Di che cosa li potresti rimproverare?

Forse loro stessi hanno ricevuto delle profonde ferite nella loro vita, quando erano molto piccoli. In genere è così che succede. Ci hai mai pensato?

Se è andata così, come avrebbero potuto dare a te quello che neppure loro avevano conosciuto? Come potevano agire in modo diverso se a loro volta non erano stati amati o erano stati amati poco o male, se l’amore vero non era mai entrato nella loro vita?

Pensaci, dunque, e perdona. Perdona e comprendi.

È necessario spezzare la catena di dolore che ci lega al passato ed uscire dal carcere emotivo e psichico in cui il rifiuto e l’abbandono un giorno ci hanno rinchiuso, per poter vivere una vita che sia degna di essere vissuta. Sotto il segno dell’amore, quello vero.

E nell’istante in cui tu chiuderai la porta sul tuo passato, perdonando tutte le persone che ti hanno fatto soffrire, non solo tuo padre e tua madre ma tutte le persone che hai amato soffrendo a causa loro, perdonando infine anche te stesso per aver permesso loro di farti soffrire, ti sentirai pronto a ricevere l’amore.

Che è già presente nella tua vita, solo che tu non lo conosci ancora e non lo vedi, non riesci  a vederlo perché è avvolto da quel doloroso cono d’ombra che da troppo tempo sta intorno al tuo cuore. Lo apri e trovi la luce e il calore che ti fanno stare bene e di cui hai bisogno.

Lo apri e trovi tutto l’amore che era lì da sempre ad aspettarti.

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E voi, avete vissuto o state vivendo al momento presente una situazione simile?

Scrivetelo qui sotto nei commenti, o se lo preferite contattatemi in privato.

 

CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e insegno alle anime sensibili ad essere se stesse e ad esprimersi nella vita, senza paura.

Autrice di opere per radio, cinema e teatro, e di libri diffusi fino ad oggi in otto lingue, ho lavorato per oltre vent’anni come giornalista e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Ma ho desiderato anche prepararmi per divenire una professionista della relazione d’aiuto: ho studiato psicologia e counseling, naturopatia e life coaching a indirizzo psicobiologico, mentre attualmente sto perfezionandomi in psicologia applicata all’analisi del tema natale e in terapie naturali associate alla creatività.

Essere una persona sensibile e un’artista ha portato molta sofferenza nella mia vita per le incomprensioni e i rifiuti, e per questo oggi mi piace aiutare le anime sensibili e creative ad esprimere se stesse, con coraggio e senza paura.

Amo creare storie da raccontare con le parole e con le immagini. Mi interesso del potere trasformativo e terapeutico della creatività e di sviluppo personale, intuizione e spiritualità. Fin da bambina studio il movimento degli astri in chiave psicologica e mi appassionano i segreti racchiusi nell’aldilà.

Per regalare alla tua anima spazi di riflessione e di bellezza ho aperto il mio blog: si chiama “Il posto delle anime sensibili”. Ho aperto questo luogo nel web per costruire ponti di amicizia, e per questo ho voluto creare anche la mia newsletter: ti accompagnerà lungo il cammino – bello e difficile – della vita con piccoli semi di felicità, consigli, novità, riflessioni sempre in punta di penna.