25 aprile – Il coraggio e la speranza

 

25 aprile

Il coraggio e la speranza

di Maria Amata Di Lorenzo

 

Ne ho parlato nella mia ultima newsletter che tutti i miei cari iscritti hanno ricevuto ieri pomeriggio. Oggi è una domenica un po’ speciale, lo sapete?

Il 24 aprile, Domenica della Divina Misericordia, cade alla vigilia della grande Festa della Liberazione, e quest’anno ha per noi un significato indubbiamente più profondo, alla luce dei tristissimi tempi in cui stiamo vivendo.

Come se non fosse bastata una pandemia che da più di due anni ci tiene sotto scacco, doveva arrivare anche la guerra a due passi da casa nostra, per l’insipienza e la cupidigia umana.

L’ennesima stoltezza.

I nostri cari anziani – penso ai miei genitori che me l’hanno raccontato tante volte – hanno ben vissuto la guerra in tutto il suo orrore. La Seconda Guerra Mondiale doveva restare lì, nella memoria collettiva, come un monito. E invece…

Ora cosa possiamo fare?

A noi è concesso opporci a questa violenza, opporci in ogni modo che noi riteniamo di poter usare. Con il sostegno, con la testimonianza, con la preghiera, per chi è capace di volgere lo sguardo verso il Cielo (che non è mai vuoto), infine con l’aiuto, gli aiuti materiali, e con quelli immateriali, non meno importanti, con la scrittura, con il ricordo. Io oggi voglio raccontarvi una storia, una storia vera, che ho letto nel libro di Riccardo Gazzaniga, “Abbiamo toccato le stelle”.

Ve ne riporto un brano per condividerlo con voi, perché possiamo riflettere insieme.

“Quando i fascisti lo convocano, quel giorno, Gino Bartali ha paura. Ma non può non andare, sanno dove abita, ha un bimbo piccolo. Non che non lo abbiano mai controllato, dopo lo scoppio della guerra: durante gli allenamenti tra Firenze e Assisi era facilissimo che lo fermassero. Ma ogni volta che vedevano la sua faccia e riconoscevano il campione già vincitore del Giro d’Italia e del Tour de France e della Milano Sanremo e di tante altre gare, tutto filava liscio.

Quel giorno è diverso, perché lo hanno convocato a Villa Triste, come è soprannominato il palazzo dove è alloggiata la Banda Carità che lo cerca. La banda, che prende il nome dal comandante Mario Carità, è una delle più crudeli formazioni fasciste, specializzata in rastrellamenti, torture e infiltrazioni dentro i gruppi partigiani per arrestarne e ucciderne i componenti.

Villa Triste è famosa per le grida che provengono dalle vittime che i fascisti torturano. A volte, dalle sue stanze, arriva la musica di un pianoforte, suonato per coprire le urla dei poveretti.

Appena arriva, Bartali viene condotto nelle cantine, dove capisce che è tutto vero quanto ha sentito dire: vede esposte armi, bastoni e vari strumenti di tortura che sembrano medioevali e con cui si fanno parlare le persone, quando le botte non bastano.

Anche Gino, un uomo durissimo e capace di soffrire ogni tormento sui pedali, è spaventato.

“Erano tempi in cui la vita non costava niente. Era appesa a un filo, al caso, agli umori degli altri”, dirà.

E la sua vita, quel giorno, è appesa agli umori del terribile Mario Carità. Il gerarca ha intercettato delle lettere, indirizzate a Bartali, che vengono dal Vaticano e lo ringraziano per il suo aiuto.

Le lettere sono lì, sul tavolo.

“Di che aiuto si tratta, Bartali? Cosa ha fatto per meritarsi i ringraziamenti del Vaticano? Ha portato armi?”

“Io nemmeno so sparare!”

“E allora ha portato altre cose! Lo confessi”.

“Ho solo mandato caffè, farina e zucchero e altro cibo ai bisognosi”.

“E lei mi vuole far credere che il Vaticano scriverebbe a un campione come lei per ringraziarla di aver mandato caffè, farina e zucchero?”

“Questa è la verità” insiste Bartali.

Carità lo fissa con i suoi occhi da rettile. “Vediamo se in cella si schiarisce le idee”.

Gino finisce incarcerato per due giorni, nelle stanze di Villa Triste.

Al terzo giorno lo riportano in cantina, ma Carità non è solo, si è portato tre altri militari.

L’aguzzino fascista gli rifà la stessa domanda. “Cosa ha fatto per il Vaticano, Bartali? Portava armi? O altro?”

Gino insiste: “Caffè, farina e zucchero”.

Carità perde la pazienza, urla, ma uno dei tre ufficiali con lui è un militare che ha avuto Gino al suo servizio, ai tempi della leva.

“Conosco Bartali, è sempre stato uno sincero, uno che dice la verità. Se i ringraziamenti erano per farina e zucchero, allora è vero. Non perdiamo tempo con lui”.

Carità, riluttante, si convince a liberare il ciclista, anche perché gli americani si avvicinano a Firenze e c’è bisogno di lui e dei suoi uomini per combatterli.

Gino esce tutto intero da Villa Triste, incredulo di essersi salvato per le parole di quel militare che pensava di conoscerlo così bene.

Ma sbagliava, perché Gino ha mentito.

Non sono caffè, farina e zucchero, i motivi per cui il Vaticano lo ringrazia. Per tutto il tempo in cui ha corso lungo la Firenze – Assisi, nel telaio della bicicletta cui si accede staccando il sellino, Bartali ha nascosto fotografie e altre carte necessarie a fabbricare documenti falsi destinati a centinaia di ebrei da salvare.

Lo ha fatto per conto del Vescovo di Firenze Elia Dalla Costa, l’uomo che ha celebrato il suo matrimonio e che ha pensato a Bartali come unica possibilità di passare i controlli. “Ma non devi dire nulla a nessuno, Gino! Nemmeno alla tua famiglia. O quelli ammazzano tutti”.

Non solo: ogni volta in cui arrivava un treno da Assisi su cui viaggiavano ebrei che volevano prendere coincidenze per fuggire in altre parti d’Italia, Gino è andato al bar della stazione ferroviaria. Lì si è fatto vedere bene da tutti, si è messo in mostra per i tifosi e il caos creato dalla sua presenza ha fatto sì che la polizia fascista e i soldati tedeschi non riuscissero a controllare bene i documenti e facessero passare un po’ tutti.

E poi ancora, altri viaggi in bici, fino a Genova e in Svizzera, per prendere lettere e denaro. Senza contare un’intera famiglia ebrea che è nascosta da un anno nella cantina di una sua casa.

In tutti questi modi, in quegli anni, Bartali ha salvato la vita a un numero imprecisato ed enorme di persone.

Gino, però, mantiene la promessa fatta al Cardinale; non racconta nulla a nessuno, nemmeno ad Adriana e Andrea, per proteggerli. E anche dopo, a guerra finita, tiene il segreto per sé, perché crede che “quando fai un favore ci pensi per una notte, ma te ne dimentichi il giorno dopo”.

Solo quando il padre è ormai molto vecchio, il figlio Andrea, che ha sentito girare alcune voci su questa storia, riesce a farsi spiegare dal babbo come sono andate le cose.

“Ma tu non devi dirlo a nessuno, eh!” insiste il campione. “Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”.

Il coraggio e la speranza

Carissimi amici, ho voluto condividere con voi una storia di coraggio, quella di Gino Bartali, che ha molto da insegnarci, io credo, specialmente in questi giorni non certo facili in cui corriamo spesso il rischio di smarrire la speranza…

E vi saluto con una bella canzone che, ve lo confesso, io amo molto. Scopritela qui.

Vi ringrazio per la vostra affettuosa attenzione.

Un grande abbraccio.

La vostra amica,

 

CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e sono un’autrice di romanzi e di storie per il teatro e il cinema. Ho scritto anche biografie, testi di saggistica e poesie. I miei libri fino a oggi sono stati tradotti in numerose lingue: inglese, francese, portoghese, spagnolo, polacco, turco, ceco e sloveno.

Ho lavorato per più di vent’anni come giornalista e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Laureata in Lettere Moderne, dopo aver studiato presso la Scuola di Giornalismo di Urbino, mi sono specializzata in Marketing e Comunicazione e successivamente ho approfondito il campo della cosiddetta “relazione d’aiuto”, studiando psicologia e counseling, medicina naturale, psicobiologia e psicosomatica, arteterapia e scrittura creativa.

Mi occupo di spiritualità e crescita personale integrale. Per regalare alla tua anima spazi di riflessione e di bellezza ho aperto il mio blog: si chiama “Il posto delle anime sensibili”. Ho aperto questo luogo nel web per costruire ponti di amicizia, e per questo ho voluto creare anche la mia newsletter: ti accompagnerà lungo il cammino – bello e difficile – della vita con piccoli semi di felicità, consigli, novità, riflessioni sempre in punta di penna. Ti iscrivi qui.

Fare spazio alla “possibilità dell’impossibile”

 

Fare spazio alla “possibilità dell’impossibile” 

di Maria Amata Di Lorenzo

 

C’è una forza che pervade l’Universo, possiamo chiamarla Dio o con un altro nome, ma la sua essenza non cambia. Ed è un’essenza d’amore.

In questo mese ancora invernale i semi nella profondità del terreno sono già germogliati e hanno messo le prime radici, e tra non molto si faranno vedere in superficie, all’arrivo della primavera.

Febbraio era anticamente un mese dedicato alle purificazioni. Infatti, il nome februarius deriva dal latino februa indicante i “mezzi di purificazione”. Nell’antico calendario romano il mese di febbraio precedeva l’inizio del nuovo anno che cadeva sempre di marzo, e le purificazioni preparavano al meglio il passaggio da un ciclo all’altro.

Ora dunque ricomincia un nuovo ciclo.

Riscopriamo il valore della preghiera, chiediamo aiuto.

Accanto a noi, invisibili ma sempre presenti, ci sono gli angeli. Ce ne dimentichiamo spesso?

Invece dovremmo considerare normale il domandare aiuto agli angeli. Noi non li vediamo, ma essi vedono noi e sono sempre disposti ad aiutarci.

Avere fede nel fatto che tutto procede secondo il volere divino e che gli angeli sono all’opera per aiutare tutti. Possiamo lasciare andare le nostre preoccupazioni con la fiducia che tutto andrà per il nostro massimo bene.

Questo potrebbe non essere tanto facile, per tanti di noi, se stiamo vivendo una situazione difficile, e questo stato di cose che viviamo ormai da due anni, con la pandemia e tutto ciò che la pandemia ha portato con sé, non ultimi questi bagliori di guerra, tutto questo può rendere molto faticosa la nostra ricerca di serenità.

Ma, cari amici, la fede e la fiducia nel sostegno e nell’amore divino sono essenziali per poter superare i momenti complicati, irti di difficoltà e di incertezze, per non rischiare di cadere nel buio.

Se impariamo a fare spazio alla meditazione, al silenzio dentro di noi, troveremo la guida per la nostra vita, anche in tempi difficili come questi dove in tanti ogni giorno sembrano perdere la speranza.

Se poi siamo di quelli che non credono a niente, affidiamoci ugualmente perché una strada si aprirà.

Una strada si apre sempre quando si lascia la propria rigidità e si dà spazio alla “possibilità dell’impossibile”.

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CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e sono un’autrice di romanzi e di storie per il teatro e il cinema. Ho scritto anche biografie, testi di saggistica e poesie. I miei libri fino a oggi sono stati tradotti in numerose lingue: inglese, francese, portoghese, spagnolo, polacco, turco, ceco e sloveno.

Ho lavorato per più di vent’anni come giornalista e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Laureata in Lettere Moderne, dopo aver studiato presso la Scuola di Giornalismo di Urbino, mi sono specializzata in Marketing e Comunicazione e successivamente ho approfondito il campo della cosiddetta “relazione d’aiuto”, studiando psicologia e counseling, medicina naturale, psicobiologia e psicosomatica, arteterapia e scrittura creativa.

Mi occupo di spiritualità e crescita personale integrale. Per regalare alla tua anima spazi di riflessione e di bellezza ho aperto il mio blog: si chiama “Il posto delle anime sensibili”. Ho aperto questo luogo nel web per costruire ponti di amicizia, e per questo ho voluto creare anche la mia newsletter: ti accompagnerà lungo il cammino – bello e difficile – della vita con piccoli semi di felicità, consigli, novità, riflessioni sempre in punta di penna. Ti iscrivi qui.

Questa forma assoluta di amore

 

“La centralità del cuore nelle nostre vite, i segni indelebili, anche se spesso ignorati, lasciati su di noi dai nostri percorsi affettivi. In questo nuovo libro di Maria Amata Di Lorenzo, scandito da ricordi storici e personali, il punto di vista è quello del cuore, che sostiene pesi indicibili. Sta a noi donargli pensieri leggeri, che li rendano sopportabili.

Questa forma assoluta di amore, fondamento e presenza ricorrente, si manifesta anche in altre forme, disseminate nella nostra vita. Vita che sfugge, sempre, ma solo per la sua natura in continuo mutamento. La perdita non è definitiva: l’inseguimento del senso, la sua scoperta e riscoperta, non si interrompono mai. Ne è testimone il ritmo intermittente dei versi, rallentato e accelerato come un battito.

La qualità più marcata della poesia di Maria Amata Di Lorenzo è la scoperta del senso delle vite, dalle più oscure alle più famose, rimaste nella storia letteraria e che l’autrice chiama affettuosamente per nome: Elio, Cristina. Roma stessa è un personaggio, anzi una protagonista, potente, enigmatica, che può stupire per le sue contraddizioni, dai «ragù sotto gli usci» ai «secoli che brillano» in filigrana, fino alla luce del mito.

Accomuna tutti l’appartenenza a un insieme fluido e all’apparenza incerto, in realtà solidamente riempito di senso dall’amore. Che lascia i suoi segnali sparsi nel mondo, a tutti, ma che non tutti riescono a decifrare. Portavoce fragile e insieme vincente di questo alfabeto Morse d’amore è proprio la poesia, «arca di salvezza» che rischiara anche gli episodi più cupi della storia: la guerra, la violenza urbana, i lutti che lasciano dietro di sé. Nominando gli assenti, con il suo linguaggio libero dai comuni patti comunicativi, la poesia sembra avere il potere di illuminarli, di riportarli tra i vivi…” (Bianca Garavelli)

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CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e sono un’autrice di romanzi e di storie per il teatro e il cinema. Ho scritto anche biografie, testi di saggistica e poesie. I miei libri fino a oggi sono stati tradotti in numerose lingue: inglese, francese, portoghese, spagnolo, polacco, turco, ceco e sloveno.

Ho lavorato per più di vent’anni come giornalista e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Laureata in Lettere Moderne, dopo aver studiato presso la Scuola di Giornalismo di Urbino, mi sono specializzata in Marketing e Comunicazione e successivamente ho approfondito il campo della cosiddetta “relazione d’aiuto”, studiando psicologia e counseling, medicina naturale, psicobiologia e psicosomatica, arteterapia e scrittura creativa.

Mi occupo di spiritualità e crescita personale integrale. Per regalare alla tua anima spazi di riflessione e di bellezza ho aperto il mio blog: si chiama “Il posto delle anime sensibili”. Ho aperto questo luogo nel web per costruire ponti di amicizia, e per questo ho voluto creare anche la mia newsletter: ti accompagnerà lungo il cammino – bello e difficile – della vita con piccoli semi di felicità, consigli, novità, riflessioni sempre in punta di penna. Ti iscrivi qui.

Le ferite dei non amati

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Le ferite dei non amati partono d lontano

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Le ferite dei non amati

di Maria Amata Di Lorenzo

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“Con ogni addio impari.
E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non è sicurezza.
E inizi a imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse”.
(Jorge Louis Borges)

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«Non mi ama proprio nessuno…». «Mi è andata male pure questa volta…». «Si vede che era la persona sbagliata…».

Che cosa significano frasi come queste? Quante volte le abbiamo sentite proferire dagli altri, e chissà quante volte le abbiamo dette noi stessi, o – se non proprio dette – le abbiamo pensate almeno qualche volta nel segreto del nostro cuore.

Che cosa vogliono dire?

Sono il segno di una vecchia ferita mai rimarginata e per questo ancora dolorosa. Sono l’impronta di un bisogno d’amore che col passare degli anni è rimasto sempre inevaso.

Non avere nessuno con cui dividere la vita, le emozioni, su cui riversare l’amore e da cui ricevere amore. È una condizione comune a molti.

Molti di noi non si sentono compresi, ma abbandonati, soli pur non essendo mai veramente soli, non amati oppure amati male o troppo poco.

Sentimenti che spesso hanno origini antiche: in un’esperienza affettiva non felice vissuta nell’infanzia, che si è radicata profondamente influenzando tutte le successive relazioni.

Le ferite dei non amati partono da molto lontano e hanno radici profonde. Sono l’impronta di un bisogno affettivo, di nutrimento e di accudimento, che con il passare degli anni e malgrado le esperienze vissute è però rimasto sempre inappagato.

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Un meccanismo inconscio

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Pensiamo al caso di un bambino che durante la sua infanzia ha sempre visto i suoi genitori come persone distaccate e poco affettive. Non ci possiamo sorprendere allora se quel bambino crescendo e diventando uomo cercherà una compagna con le stesse caratteristiche: fredda e ambivalente. Che non lo amerà come lui desidera essere amato, con tenerezza e passione e totalità di sentimenti.

Questo meccanismo in realtà non è un atteggiamento consapevole, ma la riattuazione di un modello di affettività appreso durante l’infanzia.

Un meccanismo inconscio, che scava un solco sovente profondo dentro il cuore e genera molta sofferenza per gli anni a venire.

È da lì che allora dobbiamo partire.

 

Il modello di attaccamento

 

La ragione di ciò che noi viviamo come fallimento e come “vuoto” affettivo sta unicamente nel passato, in quel tempo della nostra prima infanzia in cui abbiamo vissuto la cosiddetta fase dell’attaccamento, una fase che va da zero a tre anni.

Anni davvero cruciali per la nostra crescita emotiva, come ci insegna John Bowlby. È lì infatti che si creano dei modelli e noi viviamo ogni cosa in modo “poroso”, assorbendo come spugne dal mondo circostante.

Se in questi primi anni abbiamo avuto una madre con un comportamento evitante o ambivalente nei nostri confronti, o magari un padre assente, ecco che si sono creati allora i
presupposti per la nascita di quella lunga serie di rapporti disfunzionali che poi vivremo da adulti con grande sofferenza emotiva e psichica (ossessioni amorose, relazioni con persone già impegnate oppure sfuggenti, innamoramenti a senso unico).

Dentro di noi, in una parte molto profonda di noi stessi, inaccessibile alla nostra coscienza, c’è stato un tempo in cui si sono prodotte delle ferite emotive, e queste ferite adesso attendono di essere comprese e risanate.

La posta in gioco, infatti, è molto alta: si tratta della nostra felicità affettiva.

Far finta che esse non ci siano vanifica tutta la nostra esistenza.

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La ferita dei non amati

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E in verità la ferita dei non amati parte da molto lontano.

Comincia da quel giorno – te lo ricordi quel giorno? – in cui tua madre ti dice che piangere è “roba da femminucce”. E tu, anche se appartieni al genere femminile, non te lo puoi permettere: devi essere una dura, per diamine, e affrontare a muso duro la vita.

Niente debolezze, perciò, niente cedimenti, tu devi farti valere e farti strada nella vita. Ed è per questo che lei ti ha allevato a suon di sberle e di sgridate invece che di carezze e di abbracci.

Quelle carezze e quegli abbracci ti mancheranno sempre.

Comincia da quella sera – te la ricordi quella sera? – in cui tuo padre non fa ritorno a casa. E le ore passano torturandoti, ed è una vuota attesa, perché lui non torna e non tornerà. Né quella sera né mai.

E tu non gli potrai mai dire quello che sognavi di dirgli da un tempo infinito e non c’era mai il tempo, no, non c’era mai il modo, né il momento più adatto per farlo.

E adesso c’è una lastra di silenzio nella tua vita, che rimane per sempre incollata alla tua anima. E non basterà un amore, non basteranno una o dieci o cento donne che da adulto incontrerai per infrangere quel silenzio che ti è cresciuto giorno dopo giorno intorno al cuore.

Hai smesso di parlare, passi le giornate con le cuffie attaccate alle orecchie ad ascoltare musica, comunichi soltanto l’essenziale, e non ti aspetti più nulla dalla vita, solo una sequela di doveri e di rimpianti, e non sai cosa significhi la parola felicità.

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Il purgatorio esistenziale

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I non amati – e molti di noi lo siamo o lo siamo stati – vivono sovente in una sorta di purgatorio esistenziale, dove si espia non si sa bene quale pena, con lo sguardo rivolto al passato, a cui si è ancora legati da pesanti catene.

Come spezzare questo carcere emotivo e psichico?

Il nostro passato, a furia di pensarci, di rimuginarci sopra anche mille volte, non ritorna. Ed è un bene che non ritorni, perché in definitiva non esiste più. Esistono soltanto le ombre che si proiettano sul nostro presente.

Dunque, rimaniamo legati a un’ombra? Non sarebbe meglio andare verso la luce?

La luce è il nostro presente. È la vita di oggi, che è l’unica casa da abitare.

Noi non possiamo restituire vita al passato, e neppure sarebbe giusto.

Dobbiamo comprendere le esperienze della nostra vita, anche le più dolorose, analizzarle fino in fondo e non avere paura di riportare in superficie gli eventi dolorosi che ci hanno fatto male. Non dobbiamo seppellirli ma analizzarli, comprenderli e poi lasciarli andare.

Solo così ce ne possiamo veramente liberare, perdonando noi stessi per primi, che è la cosa più difficile da fare, e così infine recuperare, nuovamente intatta, la nostra facoltà di amare e soprattutto di essere amati, di ricevere amore e di riconoscerlo.

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Uscire dal passato con il perdono

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Tanti mi chiedono se sia mai possibile uscire dalle spire del proprio passato doloroso. Sì,  rispondo io, a patto di rompere il cerchio, e di scegliere il perdono. Rompere il cerchio delle recriminazioni, dei vecchi rancori improduttivi.

Scegliere il perdono non vuol dire condonare o giustificare o approvare il dolore che si è ricevuto, ma semplicemente significa lasciar andare, abbracciare la libertà.

Forse adesso sei molto arrabbiato con i tuoi genitori, per quello che loro non ti hanno saputo dare, per gli anni che hai vissuto male, per il tempo che non ritornerà più e tu lo senti chiaramente dentro di te, lo senti quasi con spasimo e con struggente malinconia, che gli anni migliori se ne sono andati via e con essi anche la vita che non hai potuto vivere nella pienezza della felicità “per colpa loro”.

Ma pensaci bene.

Tuo padre ormai non c’è più da molti anni, ed anche tua madre è morta oppure è molto anziana, è fragile come un fuscello nella sua vecchiaia un po’ penosa, con le sue idee fisse, sempre quelle. Che cosa mai potresti dirgli o dirle ora?

Di che cosa li potresti rimproverare?

Forse loro stessi hanno ricevuto delle profonde ferite nella loro vita, quando erano molto piccoli. In genere è così che succede.

Ci hai mai pensato?

Se è andata così, come avrebbero potuto dare a te quello che neppure loro avevano conosciuto? Come potevano agire in modo diverso se a loro volta non erano stati amati o erano stati amati poco o male, se l’amore vero non era mai entrato nella loro vita?

Pensaci, dunque, e perdona. Perdona e comprendi.

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Perdona e va’ avanti

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È necessario spezzare la catena di dolore che ci lega al passato ed uscire dal carcere emotivo e psichico in cui il rifiuto e l’abbandono un giorno ci hanno rinchiuso, per poter vivere una vita che sia degna di essere vissuta. Sotto il segno dell’amore, quello vero.

E nell’istante in cui tu chiuderai la porta sul tuo passato, perdonando tutte le persone che ti hanno fatto soffrire, non solo tuo padre e tua madre ma tutte le persone che hai amato soffrendo a causa loro, perdonando infine anche te stesso per aver permesso loro di farti soffrire, ti sentirai pronto a ricevere l’amore.

Che è già presente nella tua vita, solo che tu non lo conosci ancora e non lo vedi perché è avvolto in quel cono d’ombra che da tanto tempo sta intorno al tuo cuore.

Lo apri e trovi la luce e il calore che ti fanno stare bene e di cui hai bisogno. Lo apri e trovi tutto l’amore che era lì da sempre ad aspettarti.

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CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e sono un’autrice di romanzi e di storie per il teatro e il cinema. Ho scritto anche biografie, testi di saggistica e poesie. I miei libri fino a oggi sono stati tradotti in numerose lingue: inglese, francese, portoghese, spagnolo, polacco, turco, ceco e sloveno.

Ho lavorato per più di vent’anni come giornalista e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Laureata in Lettere Moderne, dopo aver studiato presso la Scuola di Giornalismo di Urbino, mi sono specializzata in Marketing e Comunicazione e successivamente ho approfondito il campo della cosiddetta “relazione d’aiuto”, studiando psicologia e counseling, medicina naturale, psicobiologia e psicosomatica, arteterapia e scrittura creativa.

Mi occupo di spiritualità e crescita personale integrale. Per regalare alla tua anima spazi di riflessione e di bellezza ho aperto il mio blog: si chiama “Il posto delle anime sensibili”. Ho aperto questo luogo nel web per costruire ponti di amicizia, e per questo ho voluto creare anche la mia newsletter: ti accompagnerà lungo il cammino – bello e difficile – della vita con piccoli semi di felicità, consigli, novità, riflessioni sempre in punta di penna. Ti iscrivi qui.

Questo articolo è stato riscritto da me nel febbraio 2022,
la sua versione precedente è uscita nel 2014,
come potete capire dai commenti che sono pervenuti
e che potete leggere qui sotto.
Ringrazio tutti ed invito i nuovi lettori
a lasciare un commento,
ciò mi farà molto piacere.
Grazie! 🙂

“Scrivo le mie lettere al lupo”: il mio nuovo libro

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In questo mese ancora invernale i semi nella profondità del terreno sono già germogliati e hanno messo le prime radici, e tra non molto si faranno vedere in superficie, all’arrivo della primavera.

Carissimi amici, sono tanto felice di condividere con voi questa bella novità: l’uscita del mio nuovo libro, Scrivo le mie lettere al lupo.

Come sapete, la scrittura ha sempre fatto parte della mia vita, come mangiare o respirare, per me è cibo e respiro dell’anima. Ho scritto fin da quando ero bambina, però lo facevo essenzialmente per me stessa e per pochi altri, poi nel 1992 uscì il mio primo libro, era un libro di poesie che ebbe dei giudizi bellissimi da parte dei lettori e dei critici.

Allora ero molto giovane e la mia vita presto sarebbe stata assorbita da tante altre cose, studi e attività, ma alla poesia sono sempre stata fedele. Come vi dicevo, è il respiro dell’anima, è il cibo del cuore.

Ecco a voi, allora, questa raccolta di versi: Scrivo le mie lettere al lupo è disponibile su Amazon sia come libro di carta che in formato ebook.

Per curiosità potete leggere questa presentazione sul mio sito.

Spero che vi piaccia. E vi ringrazio per la vostra affettuosa attenzione.

CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e sono un’autrice di romanzi e di storie per il teatro e il cinema. Ho scritto anche biografie, testi di saggistica e poesie. I miei libri fino a oggi sono stati tradotti in numerose lingue: inglese, francese, portoghese, spagnolo, polacco, turco, ceco e sloveno.

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Mi occupo di spiritualità e crescita personale integrale. Per regalare alla tua anima spazi di riflessione e di bellezza ho aperto il mio blog: si chiama “Il posto delle anime sensibili”. Ho aperto questo luogo nel web per costruire ponti di amicizia, e per questo ho voluto creare anche la mia newsletter: ti accompagnerà lungo il cammino – bello e difficile – della vita con piccoli semi di felicità, consigli, novità, riflessioni sempre in punta di penna. Ti iscrivi qui.