di MARIA AMATA DI LORENZO

+

“È notte e la prima stella in alto / illumina questo mio reclusorio, / questo mio tempo vivo che esalto / nella trama del lavoro e di preghiera. // Tra poco, mi dico, ancora sarà Natale, / l’incarnato giorno di un bimbo che traspare / nuova luce nella grotta poco ospitale, / nel mondo che non accoglie la parola singolare, / e semina odio e morte e la violenza vivifica. // Ora è chiara la notte, la stella è sparita… / Nell’avvento dell’alba nuova, è fuggita / la sfida del male alla vita. Odo le prime / voci che giungono dal fiume: sento nel cuore, / la speranza certa della favola del Signore.”

Una chiamata ineludibile alla poesia. La vita di Elio Fiore potrebbe riassumersi così. In quella chiamata c’era tutta la necessità e il destino di un uomo che ha attraversato la scena del mondo e delle patrie lettere nel segno di una lieta e appassionata speranza.

Nato il 12 luglio 1935 a Roma (dove è morto nella notte tra il 19 e 20 agosto 2002), Elio Fiore era stato bibliotecario al Pontificio Istituto Biblico per oltre un ventennio, dopo tanti mestieri, l’esperienza della fabbrica e della malattia discesa come una lunga tenebra nella sua vita per molti anni.

Non era un “poeta laureato” e nella moderna babele massmediatica la sua voce di outsider assomigliava piuttosto a quella della vedetta di cui parla Isaia: “Mi ha detto il mio Signore – Va’ / Sii la Vedetta Notturna / Quello che vedi grida…”(Is 21, 6).

Un poeta che ha percorso per tutta la vita una lunga strada solitaria, lontano dalle “conventicole” culturali e dalla grancassa dei mezzi di massa.

Fiore esordisce in poesia nel 1964 con i “Dialoghi per non morire”, a cui fanno seguito le plaquettes “Maggio a Viboldone” (1985), “Nell’ampio e nell’altezza” (1987), “Notturni” (1987), “All’accendersi della prima stella” (1988), “Improvvisi” (1990), “Miryam di Nazareth” (1992), aggiungendovi il volume garzantiano “In purissimo azzurro”(1986).

Grande poeta mariano, ha dedicato molti versi alla Madre di Dio, non solo nel poemetto “Miryam di Nazareth” prefato dal cardinale Carlo Maria Martini, che lo stimava molto, come poeta e come uomo, ma anche in quelle bellissime liriche di Natale che compongono la raccolta “All’accendersi della prima stella “(Scheiwiller, Milano, 1988).

Diciotto composizioni dedicate alla Natività, in cui rifulge la dolce e forte presenza di Maria, Madre del Redentore. Poesie che di anno in anno, dal 1970 al 1987, con un pausa di cinque anni, il poeta aveva pubblicato sul mensile “Studi Cattolici” diretto da Cesare Cavalleri. Un appuntamento coi lettori divenuto una specie di consuetudine, attesa e mai banale.

“All’accendersi della prima stella” mette in scena un bellissimo itinerarium ad Mariam. Sono testi natalizi che traboccano di fede, di amore, di lampeggianti interrogativi, di calde speranze.

Come questo:

“Maria era tutta vestita di nero, /stava per terra, ferma, composta, / tra le braccia stringeva Gesù. // Sull’affollato corso i passanti / andavano distratti, senza guardare, / senza dare una lira di elemosina. //Maria aveva gli occhi chiusi, / ma due lacrime scendevano / dal viso. Gesù mi sorrideva, // mentre s’accendevano le luci / sul mercato di lusso, sfavillante / di regali, di stelle e di angeli. // Gesù mi stringeva forte la mano / e in quel sorriso innocente, / sentivo tutto il dolore del mondo”.

Elio Fiore riconosce Maria nel volto di una homeless con il figlio al seguito, su una strada addobbata per le feste natalizie, tra gente frettolosa e distratta, di una qualunque città dell’opulento mondo occidentale.

Una sorta di Natività mendicante, che ben poco ha da spartire con l’immagine, oleografica e un po’ dolciastra, di tanta poesia devozionale mariana.

“Ecco, tra poco, a dicembre / costruiranno baracche, tende, stelle / multicolori. Venderanno tra pastori e zampogne, / fanciulli che non sapete, / dolciumi, candele, presepi di gesso / musiche, angeli e trombe di plastica. / Tra i cieli di carta, puntuale / la nascita del Signore / farà dimenticare le stragi mondiali / – fotografate – la fame i gemiti eterni dei popoli…”.

Fiore, come annota nella prefazione del libro Alessandro Zaccuri, “smantella le abitudini e ci sorprende con una poesia mariana niente affatto devozionale, che viene anzi a confermare la profondità di una compromissione totale con i fatti della Storia, intesa come rilettura incessante e mai edulcorata dell’evento dell’Incarnazione.

In questo modo Cristo, la “prima stella” messianica attesa dall’ebreo Debenedetti, diviene la “stella sepolta nella polvere” di un’altra figlia di Israele, la tedesca Nelly Sachs, che suggerisce il titolo-epigrafe all’ultima delle “poesie di Natale”, una natività mendicante che riassume tutta la fatale sincerità di una poesia fattasi elogio della vita, “nella rosa nella spina”, come ammonisce lo struggente “Cantico della ninna nanna a Maria”, un testo che costituisce, se non il vertice, certo un punto fermo nella complessa e lineare vicenda poetica di Elio Fiore”.

Leggiamone alcuni toccanti versi:

“Dolce mio Yeshua, / scende la neve / e tu hai freddo. / La legna non c’è / e il fuoco è spento. / Siamo soli nell’amore / nella rosa nella spina / siamo soli nel dolore. // (…) Il tuo segreto serbo nel cuore, /darai agli uomini tutto l’Amore, / quando i cieli s’apriranno per te. / Ora dormi, dormi, sogna e riposa…”

Una lingua colloquiale, piana, ma che sa accendersi qua e là di ariose vibrazioni interiori, felicemente soffuse di grazia.

Uno spazio amoroso, trasparente come una fiamma, capace di custodire, dentro il turbine della storia, il semplice segreto della vita, nella lampeggiante incandescenza di un verso.

Nei versi iniziati il 3 agosto 1985 all’Isola di Patmos, e completati il 15 ottobre dello stesso anno nella sua casa a Roma, al Portico d’Ottavia, il poeta fa rivivere un colloquio tra la Madre di Dio e l’apostolo Giovanni, con una domanda cruciale: “Maria, dimmi del giorno in cui nacque tuo Figlio / e Nostro Signore, parlami ancora di quella notte / dove la stella splendente apparve ai pastori / allibiti, e il Verbo si fece carne tra noi”.

Domanda a cui la Madre di Gesù risponde con affettuosa dolcezza: “Tutto è presente, figlio mio, è come se tutto / fosse accaduto ieri. Una mangiatoia ci accolse / e nel buio, sulla paglia, vide la luce il Signore. / Dei pastori s’inginocchiarono. Gesù sorrideva / e mi diceva già tutto nel cuore. Mi diceva / di non temere, lui era il salvatore degli uomini. / Mi sorrideva mentre Giuseppe lo fasciava / con candidi lini, mi sorrideva mentre pregavo. / In quella notte rividi tutta la mia vita, / la scelta su di me, ancella del disegno del Padre… /(…) nei miliardi di stelle / – il ricordo ancora mi rallegra e m’accora – / lessi i giorni che sarebbero venuti, la storia / di mio Figlio per la salvezza del Creato.”

Per Elio Fiore tutta la vita è preghiera. La poesia stessa è sorella della fede. È uno sguardo levato ogni giorno verso il cielo, tanto spesso annegato nei simulacri della modernità.

E così alla fine il poeta può dire in un poemetto successivo, dedicato a Montale nel centenario della sua nascita: “Scendo le scale / e le foglie dei platani sigillano / questa mia eterna fede, / questa pura luce, questo fulgore / della parola che mi guida e mi strazia”.

E, chiudendo il cerchio, egli si rivolge – proprio nell’ultimo componimento – a Maria, Madre nostra, per domandarle ciò che più di ogni altra cosa gli sta a cuore: “Lasciami camminare / Madre di Dio nel tuo rosario finale, / arco che squaderna luce e tenebre. / C’è tanto buio ancora, figlia di Sion, / ma voglio, nella salita aspra, superare / ogni prova, per ritrovare mia madre, / la Rosa che s’ingioia nel tuo Segreto:/ l’Amore incarnato dell’Unigenito Figlio”.

[articolo pubblicato sul mensile “Madre di Dio” – dicembre 2014 © tutti i diritti riservati]

CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo. Sono una scrittrice di libri diffusi fino ad oggi in nove lingue e di opere per la radio, il cinema e il teatro; ho lavorato per più di vent’anni come giornalista e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Ma ho desiderato anche prepararmi per divenire una professionista nella relazione d’aiuto: ho studiato psicologia e counseling, naturopatia, medicina energetica e life coaching a indirizzo psicobiologico. Insegno alle persone a scoprire e a mettere in pratica il proprio potenziale creativo e la saggezza interiore, per la loro crescita personale e il benessere, la guarigione e l’autorealizzazione.

Amo creare storie da raccontare con le parole e con le immagini. Hai letto qualcuna delle mie opere? Io le chiamo le “opere del mio cuore“, perché sono libri che nascono dalla mia anima. Le mie storie raccontano sentimenti profondi, che rispecchiano la mia anima e pongono interrogativi sul mistero della vita e dell’amore.

Per regalare alla tua anima spazi di riflessione e di bellezza ho aperto il mio blog: si chiama “Il posto delle anime sensibili”. Ho aperto questo luogo nel web per costruire ponti di amicizia, e per questo ho voluto creare anche la mia newsletter: ti accompagnerà lungo il cammino – bello e difficile – della vita con piccoli semi di felicità, consigli, novità, riflessioni sempre in punta di penna. Ti iscrivi qui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *