di MARIA AMATA DI LORENZO

 

García Márquez accompagnò la moglie Mercedes all’ufficio postale per spedire il manoscritto completato a Buenos Aires. Erano due sopravvissuti a una catastrofe. Il pacco conteneva 490 fogli e l’impiegato decretò: «Sono ottantadue pesos».

García Márquez fissò Mercedes che frugava nel borsellino alla ricerca del denaro. Non ne avevano che cinquanta, il che voleva dire spedirne solo metà: García Márquez rimase a osservare l’omino che toglieva un foglio dopo l’altro, come fossero state fette di pancetta, fino a raggiungere il peso che potevano permettersi di inviare. Tornarono a casa, presero la stufa, l’asciugacapelli e il frullatore, li portarono al banco dei pegni e tornarono all’ufficio postale per spedire la seconda metà.

Quando furono di nuovo in strada Mercedes si fermò, si girò verso di lui e disse: «Ehi, Gabo, ora ci manca solo che il libro non vada bene». 

Ma il romanzo per fortuna andò molto bene: era il suo capolavoro “Cent’anni di solitudine“.

Mi ha fatto pensare, e anche un po’ sorridere, la storia dell’ufficio postale. L’estenuante invio alle case editrici, la perdita di soldi, di tempo, di energie, e la costante sensazione di girare a vuoto in attesa di risposte che non arrivano, la morsa di un mestiere che da un lato è bellissimo e dall’altro è crudele, per non dire assurdo. Sono cose che conosco bene.

Diceva García Márquez: «Scrivere libri è un mestiere suicida. Nessun altro esige tanto tempo, tanta fatica, tanta dedizione in rapporto ai benefici immediati. Non credo ci siano molti lettori che, finito di leggere un libro, si chiedano quante ore di angosce e di calamità domestiche siano costate all’autore quelle duecento pagine e quanto ha riscosso per il suo lavoro. Dopo questa triste constatazione di sciagure è naturale domandarsi perché noi scrittori scriviamo. La risposta, inevitabilmente, è tanto melodrammatica quanto sincera. Si è scrittori, semplicemente, come si è ebrei o neri. Il successo è incoraggiante, il favore dei lettori è stimolante, ma questi sono solo vantaggi supplementari perché un bravo scrittore continuerà a scrivere comunque, anche se le sue scarpe cadono a pezzi e anche se i suoi libri non vendono».

Io ricordo che all’ufficio postale ci andava ogni volta mia madre, con buste imbottite piene di fogli da spedire a questa o a quella casa editrice. Fogli che erano sogni, parole che erano ali. Ali con cui volevo volare, superare la forza del tempo, far vibrare il mio cuore e quello di chi mi avrebbe letto, un giorno… E quante angosce, quante attese inutili il più delle volte. Le case editrici hanno porte impenetrabili, chiavistelli sconosciuti. Mia madre imperterrita, però, continuava ad andare. All’ufficio postale ormai la conoscevano bene.

Che tenerezza a ripensarci, ora che lei non c’è più, e quanta gratitudine per la sua caparbietà: per lei la sconfitta non esisteva, era parola senza senso.

Adesso si parla tanto di avere un coach, un personal trainer. Io l’ho avuto senza che lo sapessi, senza che avesse questo nome: era semplicemente la mamma.

CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo. Scrivo, insegno e aiuto le anime sensibili a esprimere se stesse nella vita.

Autrice di libri editi fino a oggi in nove lingue e di testi per la radio, il cinema e il teatro, ho lavorato per oltre vent’anni come giornalista e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Ma ho desiderato anche prepararmi per divenire una professionista nella relazione d’aiuto: ho studiato psicologia e counseling, naturopatia, medicina energetica e life coaching a indirizzo psicobiologico. Insegno alle persone a scoprire e a mettere in pratica il proprio potenziale creativo e la saggezza interiore, per la loro crescita personale e il benessere, la guarigione e l’autorealizzazione.

Come autrice amo creare storie da raccontare con le parole e con le immagini. Hai letto qualcuna delle mie opere? Io le chiamo le “opere del mio cuore“, perché sono libri che nascono dalla mia anima. Le mie storie raccontano sentimenti profondi, che rispecchiano la mia anima e pongono interrogativi sul mistero della vita e dell’amore.

Per regalare alla tua anima spazi di riflessione e di bellezza ho aperto il mio blog: si chiama “Il posto delle anime sensibili”. Ho aperto questo luogo nel web per costruire ponti di amicizia, e per questo ho voluto creare anche la mia newsletter: ti accompagnerà lungo il cammino – bello e difficile – della vita con piccoli semi di felicità, consigli, novità, riflessioni sempre in punta di penna. Ti iscrivi qui.

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