di MARIA AMATA DI LORENZO

 

“Da ragazzo ero un mistico, ma verso i diciassette anni abbandonai la Chiesa cattolica per cercare da solo la mia verità, mi innamorai del pensiero di Nietzsche e conobbi il fascino e la scoperta di altri maestri, prima di incontrare quel grande, unico Maestro che, lui solo, poteva parlare al mio cuore”. Le parole a volte nascondono invece di rivelare, ma incontrando Marco Guzzi non si corre sicuramente questo tipo di rischio. Il poeta ha un modo di dire e di fare franco e diretto, e va al nocciolo delle cose senza tanti ghirigori, in quello stile asciutto e denso che è poi anche la “cifra” della sua poesia.

Lo incontro una fredda mattina di pioggia che pare che tutto il cielo di Roma voglia venir giù in acque scroscianti, ma dopo un po’ che parliamo nel suo studio dalla grande vetrata affacciata su un giardino verdeggiante, sembra promettere già un timido raggio di sole, che fa capolino tra i rami con stupore, e fa immediatamente pensare, come di riflesso, a un altro stupore, quello provato un giorno dal poeta quando, mentre pregava sul suo terrazzo di casa, aveva visto un passerotto mangiucchiare una mollica di pane e aveva scritto: “Il cielo è cupo. Ma non importa. Entrambi ci siamo saziati. Infatti. Cantiamo.”

Marco Guzzi (si veda il suo bel sito personale: www.marcoguzzi.it) è uno dei maggiori poeti italiani del nostro secolo. È nato a Roma nel 1955 e dopo gli studi di Giurisprudenza e Filosofia ha lavorato a lungo nei mass-media, affiancando alla ricerca poetica e filosofica un’intensa attività di comunicazione culturale attraverso seminari e conferenze. Dal suo libro di esordio, una raccolta poetica intitolata Il Giorno (Scheiwiller 1988), ha sviluppato nell’arco di circa vent’anni una singolare ricerca espressiva, nel duplice solco della poesia e della saggistica, per arrivare al suo ultimo lavoro, Nella mia storia Dio (Passigli 2005), con cui ha vinto il Premio Pasolini e che rappresenta la punta più alta, a mio avviso, della sua ricerca poetica.

“Chiara, te lo prometto, risorgeremo. / Io, te, mamma, e Gloria e Gabriele / Rideremo in eterno e un nuovo gioco / Impareremo a vivere tra Sirio / E l’Orsa Maggiore”. Sono versi splendenti, dedicati alla moglie e ai suoi tre figli, versi che fanno molto riflettere e che rispecchiano anche la personale Weltanschauung di Marco Guzzi: i suoi libri stimolano a riscoprire con occhi nuovi la fede cristiana, a cui il poeta è arrivato con molta fatica e dopo una traversata, che si intuisce aspra e solitaria, dentro i mari perigliosi del mondo.

Ho incominciato a scrivere tra i 13 e i 14 anni – mi confida seduto davanti al suo scrittoio – perché nella scrittura trovavo un luogo, uno stato mentale in cui respirare, una dimensione libera in cui placare la mia ansia ma anche dare voce alla mia gioia a volte incontenibile, pazzesca. Chiamavo i miei testi pensieri o sogni, e non li mettevo affatto in relazione con le poesie che ci facevano studiare a scuola”.

Poi mi confessa, quasi con pudore, di essere nato il 25 marzo, quindi nella festa cristiana dell’Annunciazione. Da qui, probabilmente, il legame, duplice e molto forte, con la Madre del Verbo e con il Figlio, il Logos incarnato. La Parola per eccellenza. “Per me – dice – la pratica poetica non è altro che una pratica ‘incarnazione della parola‘. La parola si incarna sempre, è un dialogo. Bisogna allora imparare a parlare ascoltando la fonte della parola che costantemente dice l’inedito…”

Ma cosa può offrire oggi la parola poetica a una società come quella attuale che è così bombardata di parole e messaggi di ogni genere?

“Io credo che la vera poesia, quella rarissima che ci accompagnerà nel prossimo secolo, possa offrire a noi uomini imbambolati a contemplare i miracoli di una comunicazione totale che rischia di non comunicarci più niente di vero, ciò che nessun canale televisivo ha mai trasmesso, ciò che nessuna memoria funeraria di computer potrà mai contenere, ciò di cui abbiamo più fame che mai, e cioè il presentimento della gioia, l’odore almeno di una terra dove ricominciare a vivere, i primi ma certi sentori dell’immenso continente dell’amore vissuto e praticato come l’abitudine più umile e quotidiana”.

Il gatto di casa, che era rimasto fino a questo momento pigramente acciambellato sotto lo scrittoio, adesso si allunga lentamente stiracchiandosi tutto beato ai piedi del padrone, evidentemente gratificato dalla sua voce calma e dal tono cadenzato delle sue parole.

Nello studio troneggia una bella icona di Gesù Misericordioso, quello per intenderci apparso alla mistica polacca S. Faustina Kowalska, e accanto allo scrittoio c’è un’altra icona, raffigurante la Madre di Dio. Il poeta allora mi racconta di un viaggio piuttosto avventuroso, fatto in pieno inverno con moglie e figli ancora piccoli verso Medjugorje, e degli splendidi giorni trascorsi in quel luogo, da cui ripartì sentendosi molto più ricco spiritualmente.

Anche la poesia, per Marco Guzzi, è un’esperienza essenzialmente spirituale. “La poesia – sostiene – dà luce di eternità a ciò che abbiamo sotto gli occhi, e che non riusciamo a vedere. La poesia ci mostra la luce segreta delle pesche, delle pozzanghere, della carne ferita o raggiante. La poesia è cioè carnale, proprio perché è spirituale e viceversa.”

Ma come possiamo abbeverarci anche noi, comuni mortali, a questa fonte di luce?

“Ognuno di noi dovrebbe oggi innanzitutto trovare una propria centralità contemplativa, uno spazio di silenzio e di rigenerazione, una sorta di monachesimo interiore. Dobbiamo imparare a dare tempo al tempo, a dilatare spazi di quiete nel vortice della complessità della vita. Tutto ciò richiede una forte pedagogia della meditazione e della contemplazione, dell’ascolto della Parola di Dio, e della pacificazione mentale. Se non impariamo a curare il nostro cuore, a silenziare ogni giorno il chiacchiericcio della mente e delle emozioni, non troveremo mai la forza di nascere daccapo, di contraddire la tendenza oscurante dei nostri tempi. Se la grandezza di una fase storica è data dalla complessità e dalla difficoltà delle sfide che essa si trova a dover affrontare, la nostra è allora davvero un’epoca decisiva e unica. “Salire costa”, cantava Ungaretti, ma è l’unico modo per arrivare in vetta, là dove la nostra gioia sarà piena. Credo che dovremmo ricordarcelo sempre, specialmente in quanto cristiani: solo la gioia convince e solo la libertà fa crescere. Questo è il tempo più propizio per capirlo e per sperimentarlo fino in fondo.”

Nell’ultima raccolta di versi, Nella mia storia Dio, che non è solo il punto più alto della sua riflessione poetica ma chiude anche, idealmente, un ciclo che è al tempo stesso esistenziale e artistico, l’autore si muove verso un’esperienza di integrazione nel quale l’Eterno Amore e la sua carne terrena possano coniugarsi fino in fondo. Perché tutta la poesia di Guzzi, bisogna dirlo, come la tensione immaginativa che vi è oggi sottesa, è essenzialmente, fortemente “coniugale”.

E domani? Marco Guzzi lo svela nel giro franco dei versi: “Non so / Se ci sarà una poesia / Ancora per me, e in questa nuova / Era che si apre. Non so / Cosa sarà della mia vita. / Ma cosa importa? Io so / Che Dio è questa gioia / Che si espande, questa vita / Eterna e terrena, questa poesia / Che è scritta nella carne / Per rischiararla / E farne il nostro cielo”.

© “Milizia Mariana” – Anno LXI – Numero 5 – Giugno 2007 – All rights reserved – Riproduzione vietata

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CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e sono un’autrice di libri editi fino a oggi in nove lingue e di testi per la radio, il cinema e il teatro.

Ho lavorato per più di vent’anni come giornalista e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Laureata in Lettere Moderne, dopo aver studiato presso la Scuola di Giornalismo di Urbino, mi sono specializzata in Marketing e Comunicazione e successivamente ho voluto approfondire il campo della cosiddetta “relazione d’aiuto”: ho studiato psicologia e counseling, musicoterapia, medicina naturale e life coaching a indirizzo psicobiologico. Di formazione junghiana, sono una studiosa di psicologia applicata all’analisi del tema natale (per l’orientamento professionale, scolastico ed esistenziale), mi occupo di crescita spirituale e psico-emotiva e mi interesso del potere trasformativo e terapeutico della creatività.

Come autrice amo creare storie da raccontare con le parole e con le immagini. Le mie storie raccontano sentimenti profondi, che rispecchiano la mia anima e pongono interrogativi sul mistero della vita e dell’amore. Conosci le mie opere

Ho pubblicato fino ad oggi un libro di racconti, due raccolte poetiche, un saggio letterario (in corso di stampa) e nove biografie spirituali, alcune delle quali tradotte e diffuse in 18 Paesi nel mondo. Miei testi in questi anni sono stati pubblicati anche in riviste letterarie, volumi collettivi, antologie.

Per regalare alla tua anima spazi di riflessione e di bellezza ho aperto il mio blog: si chiama “Il posto delle anime sensibili”. Ho aperto questo luogo nel web per costruire ponti di amicizia, e per questo ho voluto creare anche la mia newsletter: ti accompagnerà lungo il cammino – bello e difficile – della vita con piccoli semi di felicità, consigli, novità, riflessioni sempre in punta di penna. Ti iscrivi qui.

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