Isabel Allende: uscire da un profondo dolore con la scrittura

di MARIA AMATA DI LORENZO

Ti ho già descritto la buona pratica delle Pagine del Mattino e spero che tu abbia già cominciato ad adottarla per veder migliorare sensibilmente la qualità della tua vita. Io che la sto utilizzando posso garantirti che i risultati sono davvero sorprendenti oltre che duraturi.

Oggi invece vorrei parlarti della scrittura come risarcimento simbolico e di come sia possibile servirsi della scrittura per superare un grande dolore esistenziale. Lo faccio attraverso una storia vera, la storia di Isabel Allende e di sua figlia Paula.

«Mi ha salvato la vita»

«Scrivere mi ha salvato la vita», ha detto una volta senza mezzi termini la Allende.

Che cosa le era successo?

La scrittrice di origine cilena si trovava al capezzale di sua figlia Paula che aveva avuto un attacco di porfiria. Purtroppo, sembra per un errore commesso dai medici, la ragazza entrò in coma.

La Allende era ai piedi del suo letto, in un ospedale spagnolo, e da lì non si muoveva mai, come inebetita dal dolore. Il suo agente letterario l’andò a trovare un giorno portandole dei dolci, un mazzo di rose ed un pacco di fogli gialli che le depose in grembo.

«Scrivi», le disse. «Apri il tuo cuore, Isabel. Se non lo farai l’angoscia ti ucciderà».

«No, non ce la faccio», rispose lei.

Qualcosa le si era spezzato dentro, disse, e forse per sempre. Era sicura in cuor suo che non sarebbe stata più in grado di scrivere.

Ma il suo agente insistette, ricordandole tutte le volte che la scrittura le aveva dato un sostegno nel passato per superare i propri traumi. Le suggerì di scrivere a Paula, di scrivere una lunga lettera alla figlia in coma, parlandole con sincerità e in modo profondo come se lei potesse in qualche modo sentirla.

Aggiunse che senza il sollievo delle parole la sua salute ne avrebbe sofferto, perché il rischio di ammalarsi gravemente mentre si assiste un membro della propria famiglia infermo è molto alto.

«La tristezza è un deserto sterile»

Così la scrittrice si convinse e iniziò a scrivere una lunga lettera alla figlia in coma, Paula, raccontandole ciò che le succedeva intorno: «Questo è il modo in cui io mi intrattengo nei momenti vuoti di quest’incubo».

«Ho l’anima soffocata di sabbia. La tristezza è un deserto sterile», confessa. «Mi rigiro in queste pagine nel tentativo irrazionale di vincere il mio terrore. Mi viene da pensare che se do forma alla mia devastazione potrà aiutarti e aiutarmi, il meticoloso esercizio della scrittura potrà essere la nostra salvezza».

«Il meticoloso esercizio della scrittura potrà essere la nostra salvezza». Ecco la chiave di volta. Grazie alla scrittura la Allende sceglie la vita.

«Avevo una scelta», dirà lei. «Mi sarei suicidata? Oppure mi sarei impegnata a scrivere un libro che mi avrebbe fatto stare meglio?».

Come vedi, la scrittura ha un grande potere terapeutico. Rende possibile affrontare il dolore guardandolo in faccia, senza barare, e anche di superarlo in modo graduale e positivo.

Al posto della disperazione Isabel Allende in quei giorni ha scelto la speranza.

Dallo scoramento per lo stato di grave infermità della figlia – che morirà un anno dopo senza mai riprendersi dal coma – è nato un libro che è tra i capolavori della letteratura mondiale, Paula.

Esso ci dimostra che, seppure possa nascere da ragioni puramente personali, che nulla hanno a che vedere con le vite degli altri, nondimeno la scrittura possiede quel carattere di universalità che le permette di essere condivisa da molti, di poter far del bene a tante persone e di diventare un patrimonio comune.

Scrivere, dunque, non è un lusso ma una necessità.

Quel che si diventa “mentre” si scrive

Il processo di scrittura, indipendentemente dal tempo – maggiore o minore – che dedichiamo ad esso, racchiude in sé un grandissimo potenziale terapeutico.

Attraverso la scrittura, infatti, sviluppiamo in primo luogo la qualità del coinvolgimento: siamo assorbiti da ciò che facciamo, totalmente assorbiti, e questo paradossalmente ci tranquillizza e ci calma, sia che stiamo scrivendo di cose piacevoli sia che stiamo rivivendo sulla carta un momento di grande sofferenza della nostra vita.

Infatti, quando si decide di scrivere di un’esperienza difficile, ciò è segno che si è scelta la via della speranza al posto della disperazione.

Scrivere – e farlo con regolarità – rafforza inoltre la determinazione, che è la qualità umana che rende le persone – e quindi noi – capaci di far fronte alle difficoltà.

E un passo importante nello sviluppo della determinazione è anche questo: scrivendo noi diventiamo osservatori della nostra vita. Quando la vediamo come un argomento da descrivere e da interpretare, guardiamo alla nostra vita con un maggiore distacco e anche da una distanza maggiore.

Quando ci domandiamo come articolare quel che abbiamo in mente perché acquisisca un senso, riconfiguriamo i nostri problemi come sfide.

Allora la cosa più importante non sarà tanto quel che si scrive, ma quel che succede, quel che si diventa “mentre” si scrive.

È un habitus mentale e psicologico che vale la pena di assumere, non ti pare?

CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e sono un’autrice di libri editi fino a oggi in nove lingue e di testi per la radio, il cinema e il teatro.

Ho lavorato per più di vent’anni come giornalista e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Laureata in Lettere Moderne, dopo aver studiato presso la Scuola di Giornalismo di Urbino, mi sono specializzata in Marketing e Comunicazione e successivamente ho approfondito il campo della cosiddetta “relazione d’aiuto”, studiando psicologia e counseling, musicoterapia, medicina naturale e life coaching a indirizzo psicobiologico. Di formazione junghiana, sono una studiosa di psicologia applicata all’analisi del tema natale (per l’orientamento professionale, scolastico ed esistenziale), inoltre mi occupo di spiritualità, benessere e crescita personale, e mi interesso del potere trasformativo e terapeutico della creatività.

Scrivo. Insegno e aiuto le persone altamente sensibili e creative ad esprimere se stesse nella vita, senza paura, sviluppando il proprio potenziale spirituale e creativo. Mi piace definirmi una “giardiniera dell’anima”.

Come autrice amo creare storie da raccontare con le parole e con le immagini. Le mie storie raccontano sentimenti profondi, che rispecchiano la mia anima e pongono interrogativi sul mistero della vita e dell’amore. Conosci le mie opere

Ho pubblicato negli ultimi anni un libro di racconti, Venite, vi porto di là, due raccolte poetiche, Il tempo che oggi ti dorme nel cuore e In cammino senza lasciare la casa, un saggio letterario (in uscita nel 2022) e nove biografie spirituali, alcune delle quali tradotte e diffuse in 18 Paesi nel mondo. Miei testi in questi anni sono stati pubblicati anche in riviste letterarie, volumi collettivi, antologie.

Per regalare alla tua anima spazi di riflessione e di bellezza ho aperto il mio blog: si chiama “Il posto delle anime sensibili”. Ho aperto questo luogo nel web per costruire ponti di amicizia, e per questo ho voluto creare anche la mia newsletter: ti accompagnerà lungo il cammino – bello e difficile – della vita con piccoli semi di felicità, consigli, novità, riflessioni sempre in punta di penna. Ti iscrivi qui.

Memorie di novembre

 

di MARIA AMATA DI LORENZO

 

Siamo nel mese di novembre, un mese di intense memorie, di ricordi, di affetti, di preghiere per i nostri cari che non sono più qui con noi, ma vivono nell’altra dimensione della vita, che per noi è un mistero.

Sono giorni molto indaffarati per me, perché sono impegnata nella stesura di un libro che uscirà nel 2022 e in altri progetti che, a Dio piacendo, vedranno pure la luce l’anno prossimo. Intanto, dopo aver aperto il mio canale su Youtube, ho pubblicato il primo video, che vi invito a guardare qui.

Ho voluto dedicarlo alla figura di Rosario Livatino, magistrato proclamato recentemente Beato dalla Chiesa cattolica, su cui ho scritto in questi anni fiumi di parole per farlo conoscere e amare. In particolare, qui potete guardare il trailer realizzato sul mio ultimo libro dedicato a lui, “Rosario Livatino – La giustizia esige l’amore” che trovate in edizione di carta ed ebook su Amazon (leggete l’estratto gratuito qui).

Grazie per la vostra affettuosa attenzione.

Vi saluto con un grande abbraccio.

La vostra amica,

Maria Amata

CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e sono un’autrice di libri editi fino a oggi in nove lingue e di testi per la radio, il cinema e il teatro.

Ho lavorato per più di vent’anni come giornalista e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Laureata in Lettere Moderne, dopo aver studiato presso la Scuola di Giornalismo di Urbino, mi sono specializzata in Marketing e Comunicazione e successivamente ho approfondito il campo della cosiddetta “relazione d’aiuto”, studiando psicologia e counseling, musicoterapia, medicina naturale e life coaching a indirizzo psicobiologico. Di formazione junghiana, sono una studiosa di psicologia applicata all’analisi del tema natale (per l’orientamento professionale, scolastico ed esistenziale), inoltre mi occupo di spiritualità, benessere e crescita personale, e mi interesso del potere trasformativo e terapeutico della creatività.

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Ho pubblicato negli ultimi anni un libro di racconti, “Venite, vi porto di là”, due raccolte poetiche, “Il tempo che oggi ti dorme nel cuore” e “In cammino senza lasciare la casa”, un saggio letterario (in uscita nel 2022) e nove biografie spirituali, alcune delle quali tradotte e diffuse in 18 Paesi nel mondo. Miei testi in questi anni sono stati pubblicati anche in riviste letterarie, volumi collettivi, antologie.

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Uno strumento utile per la tua vita quotidiana

di MARIA AMATA DI LORENZO

 

Il dolce tempo d’autunno continua il suo corso e scrive nel mio cuore. Scrive giorni di quiete e di silenziosa bellezza.

Io amo l’autunno, è una stagione così introspettiva, induce a guardare dentro di sé, ad attivare uno sguardo profondo nella propria interiorità dove si celano i tesori più nascosti e segreti.

È un tempo dell’anno che custodisce molti segreti in fondo all’anima.

È bello passeggiare sulla riva del mare, verso sera, quando l’avvolge la luce che pian piano tramonta, oppure addentrarsi lungo i sentieri di un parco in città, con le foglie degli alberi che a poco a poco si arrossano e prendono le sfumature bellissime, tipiche dei colori dell’autunno, prima di cadere con volo lento dai rami quando hanno terminato il loro ciclo, per accartocciarsi a poco a poco sotto i nostri passi scricchiolando, e noi sappiamo allora che si stanno preparando giorni freddi che non tarderanno ad arrivare, nel ciclo non lontano dell’inverno.

La natura ci insegna molto, sulla vita e sulle stagioni. Che non sono solo quelle della terra, ma anche della nostra vita, delle nostre anime.

Una “zona di confine”

Così “caldo” nei suoi meravigliosi colori autunnali, così dolce ed introspettivo, questo tempo è una “zona di confine”.  Ci insegna a nutrire la pazienza e a percepire la bellezza segreta che si nasconde dietro le cose.

È il momento perfetto per imparare questa tecnica di cui oggi ti voglio parlare.

Ogni stagione dell’anno, in verità, è buona per impararla e per iniziare a praticarla, in relazione ai benefici che si ottengono, copiosi e sicuri.

Ma questo tempo, che spinge molto alla riflessione, ad uno sguardo profondo rivolto all’interno di noi stessi, direi che è perfetto per iniziarla e per introdurla nella tua routine quotidiana.

Ho scritto questo post per spiegartela passo passo: si tratta della scrittura del mattino.

Questa tecnica che ti propongo è un esercizio estremamente utile per te e voglio subito rassicurarti su un fatto: non devi essere un poeta o uno scrittore professionista per cimentarti in questa impresa.

Se stare davanti a un foglio bianco ti mette a disagio perché pensi di non essere in grado di fare questo esercizio, voglio chiarirti, prima che tu continui a leggere questo post, che non ti devi accostare alla scrittura come a qualcosa di magniloquente e originale, ma come a uno strumento utile per la tua vita quotidiana, qualcosa che ti consente di liberarti di quelle zavorre emotive che ti imprigionano senza che tu ne abbia consapevolezza.

O forse di qualcosa ti sarai già accorto, qualcosa lo hai intuito dentro di te, ma non hai trovato le risposte, non avendo gli strumenti adeguati per farlo.

Ti sarà infatti capitato più di una volta, se non addirittura tutti i giorni, di ritrovarti ingolfato, per non dire oppresso, da tanti pensieri, ansie, preoccupazioni, che tolgono serenità al tuo vivere quotidiano.

Il più delle volte queste angustie cominciano fin dalle prime ore del mattino. È un’inquietudine simile a un sottofondo che dà una bassa tonalità alle tue giornate, e non sai neppure tu che cosa sia di preciso però ne vedi gli effetti invalidanti sul piano psicologico ed anche fisico.

Si tratta semplicemente di spazzatura emotiva. Te ne devi liberare, ma in questo caso non puoi utilizzare i sacchetti dell’immondizia come fai con la spazzatura normale, residui di cibo e oggetti inutili.

La spazzatura emotiva è un’altra cosa.

Come fare a liberarsene?

Seguendo i suggerimenti di Julia Cameron, insegnante di creatività spirituale. La pratica delle pagine del mattino è  facile da imparare, ed è anche molto semplice da mettere in atto, assimilandola alle tue abitudini giornaliere.

Perché non incominciare da subito? Ti bastano solo quindici minuti al giorno.

Come si devono scrivere queste pagine?

Si scrivono appena svegli, uscendo dalle brume notturne, e senza pensare troppo al contenuto di quello che si sta mettendo giù sulla carta. Servono quindici minuti, un quaderno a righe o a quadretti, una penna e tre pagine da scrivere ogni giorno, senza mai saltarne uno.

Questo è un sistema collaudato e che funziona molto bene, è facile e non porta via tanto tempo, appena un quarto d’ora al giorno, però i risultati sono grandi e allora vale la pena svegliarsi 15 minuti prima per poterlo fare tutte le mattine, non credi?

Chiunque scriva fedelmente le pagine del mattino sarà guidato a un contatto con una sorgente di chiarezza interiore.

CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e sono un’autrice di libri editi fino a oggi in nove lingue e di testi per la radio, il cinema e il teatro.

Ho lavorato per più di vent’anni come giornalista e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Laureata in Lettere Moderne, dopo aver studiato presso la Scuola di Giornalismo di Urbino, mi sono specializzata in Marketing e Comunicazione e successivamente ho approfondito il campo della cosiddetta “relazione d’aiuto”, studiando psicologia e counseling, musicoterapia, medicina naturale e life coaching a indirizzo psicobiologico. Di formazione junghiana, sono una studiosa di psicologia applicata all’analisi del tema natale (per l’orientamento professionale, scolastico ed esistenziale), inoltre mi occupo di spiritualità, benessere e crescita personale, e mi interesso del potere trasformativo e terapeutico della creatività.

Scrivo. Insegno e aiuto le persone altamente sensibili e creative ad esprimere se stesse nella vita, senza paura, sviluppando il proprio potenziale spirituale e creativo. Mi piace definirmi una “giardiniera dell’anima”.

Come autrice amo creare storie da raccontare con le parole e con le immagini. Le mie storie raccontano sentimenti profondi, che rispecchiano la mia anima e pongono interrogativi sul mistero della vita e dell’amore. Conosci le mie opere

Ho pubblicato negli ultimi anni un libro di racconti, “Venite, vi porto di là”, due raccolte poetiche, “Il tempo che oggi ti dorme nel cuore” e “In cammino senza lasciare la casa”, un saggio letterario (in uscita nel 2022) e nove biografie spirituali, alcune delle quali tradotte e diffuse in 18 Paesi nel mondo. Miei testi in questi anni sono stati pubblicati anche in riviste letterarie, volumi collettivi, antologie.

Per regalare alla tua anima spazi di riflessione e di bellezza ho aperto il mio blog: si chiama “Il posto delle anime sensibili”. Ho aperto questo luogo nel web per costruire ponti di amicizia, e per questo ho voluto creare anche la mia newsletter: ti accompagnerà lungo il cammino – bello e difficile – della vita con piccoli semi di felicità, consigli, novità, riflessioni sempre in punta di penna. Ti iscrivi qui.

«Per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara…» – Ricordo di Alda Merini

 

di MARIA AMATA DI LORENZO

*

Alda Merini, voce poetica tra le più intense del Novecento italiano, morta il primo novembre 2009 a Milano, ci ha lasciato splendidi versi di carattere spirituale, muovendo dall’esperienza che aveva segnato fortemente la sua vita, vale a dire la lunga permanenza in manicomio, oltre dieci anni, che furono per lei l’incubatoio di tanti dolori, e di tanti orrori, che l’arte, insieme alla fede, seppe trasfigurare in versi di rara bellezza, rimasti a noi in dono per sempre.

Sì, perché la Merini aveva una fortissima fede, dai toni quasi mistici, che mai le venne meno, nonostante le tribolazioni della sua vita, e che anzi è stata il collante di tutto il suo cammino esistenziale.

Una fede che le ha ispirato bellissimi versi dedicati a Cristo e ai santi, come pure a Maria, cui dedicò tante pagine della sua produzione ed in particolare un libro, Magnificat. Un incontro con Maria, uscito nel 2002 per l’editore Frassinelli.

“Maria, / ci sono dei venti / che ardono e gemono in noi, / e dividono / le nostre intime parti / in tanti flagelli / e ci rompono le ossa / e sono le tentazioni, / i progetti sbagliati, / le orme indisciplinate, / i feretri dei morti / che secondo noi / non hanno resurrezione. / Quanto è immodesto l’uomo / che pensa che l’inverno congeli tutto / e non spera nella primavera. / L’uomo beve il proprio odio / come un buon vino, / e più odia e più si sente ebbro, / e più si sente ebbro / più abbandona / le rive della tua giovinezza.”

Come restare indifferenti davanti a versi così sinceri e profondi?

Quando il cielo baciò la terra nacque Maria. / Che vuol dire la semplice, / la buona, la colma di grazia. / Maria è il respiro dell’anima, / è l’ultimo soffio dell’uomo. / Maria discende in noi, / è come l’acqua che si diffonde / in tutte le membra e le anima, / e da carne inerte che siamo noi / diventiamo viva potenza”.

Versi semplici, e al tempo stesso molto intensi. “Sei la povertà e la ricchezza – scrive ancora la poetessa rivolgendosi alla Madre di Dio – , / il sogno e la contraddizione, / la volontà di Dio e la volontà dell’uomo, / che tu educhi alla contemplazione. / Il dolore è la tua casa, è la casa del mondo, / eppure tu sei la regina degli angeli, / la regina nostra, la regina di tutti i tempi”.

 

Nascere “folle”

Alda Merini vide la luce a Milano il 21 marzo 1931. Della sua nascita diceva: “Sono nata il ventuno a primavera / ma non sapevo che nascere folle, / aprire le zolle / potesse scatenar tempesta…”

Aveva iniziato a comporre le prime liriche già all’età di quindici anni e non ne aveva neppure venti quando Giacinto Spagnoletti pubblicò nell’antologia “Poesia italiana contemporanea 1909-1949” le sue due liriche “Il gobbo” e “Luce”.

Nel ’51, queste liriche insieme ad altre due vengono incluse da Vanni Scheiwiller nel volume “Poetesse del Novecento”, su consiglio di Eugenio Montale e Maria Luisa Spaziani.

Si prefigurava già un grande ed insolito talento. In questi primi versi, seppur giovanili ed acerbi, si intuiscono i motivi ricorrenti della sua poesia, quell’intreccio di temi mistici e sensuali, di luce e di ombra, amalgamati da una concentrazione stilistica potente, che nell’arco degli anni lascerà spazio a un dettato più immediato e intuitivo.

Nel 1953 la poetessa sposò Ettore Carniti, da cui avrà le figlie Emanuela, Flavia, Simona e Barbara. Lo stesso anno del matrimonio esce la sua prima raccolta poetica, La presenza di Orfeo, seguita nel ’55 da Paura di Dio Nozze romane.

Ma dopo la silloge Tu sei Pietro, pubblicata nel 1961 dall’editore Scheiwiller, seguì un silenzio lunghissimo, quasi vent’anni, la maggior parte dei quali la Merini li trascorse nell’ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano (“Per me è stato un miracolo di Dio essere uscita viva da lì. Ho visto morire tanti ragazzi…”).

Nel 1979 il lungo silenzio editoriale è spezzato dalla stesura di quell’opera che tutti considerano il capolavoro della Merini, la raccolta intitolata La Terra Santa, che nel ’93 vince il prestigioso Premio Librex Montale. Sono liriche di un’intensità molto potente, dove la realtà lascia il posto all’idea del reale, sublimata e deformata dal delirio della follia. “Le più belle poesie”, dice la poetessa dei Navigli, – “si scrivono sopra le pietre / coi ginocchi piagati / e le menti aguzzate dal mistero”.

La Terra Santa segna l’inizio di una poetica nuova, impregnata della devastante esperienza manicomiale (“il manicomio è il monte Sinai, / maledetto, su cui tu ricevi / le tavole di una legge / agli uomini sconosciuta”), ma il suo valore all’inizio non venne recepito dal mondo editoriale. La prima proposta di stampa dell’opera, infatti, fu accolta da un’indifferenza assoluta. Solo Paola Mauri accettò di pubblicare trenta liriche, scelte su un dattiloscritto di oltre un centinaio di testi composti dalla Merini durante l’internamento, e lo fece nell’82 sul n.4 della rivista «Il cavallo di Troia».

Due anni più tardi Scheiwiller riprese quelle trenta liriche e, con l’aggiunta di altre dieci, diede alle stampe la prima edizione de La Terra Santa, decretando di fatto la fine dell’ostracismo editoriale verso l’artista milanese.

Mistero di misericordia

Quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita”, diceva sovente la poetessa, con la lucidità e la sincerità che le erano proprie.

Tornata a vivere, nella seconda metà degli anni Ottanta, nella sua amatissima Milano, dopo una parentesi di alcuni anni a Taranto, la Merini ricominciò a scrivere con assiduità, alternando testi in versi e in prosa, dentro una casa piena di libri, quadri e fotografie, in Ripa di Porta Ticinese, sulle rive del “suo” Naviglio.

Questi sono per lei anni molto fecondi, dove si contano sempre maggiori pubblicazioni ed interventi pubblici, e in cui le vengono assegnati diversi premi letterari come pure una laurea honoris causa dall’Università di Messina.

Escono Delirio amoroso (1989), Ipotenusa d’amore (1992) e il volume in prosa La pazza della porta accanto (1993).

Nel ’95 viene data alle stampe la raccolta Ballate non pagate e nel ’96 le viene assegnato il Premio Viareggio per la Poesia. Lo stesso anno la Merini viene proposta per il Premio Nobel per la Letteratura dall’Academie française.

Del ’97 è la raccolta La volpe e il sipario, che è forse la più alta dimostrazione del suo originale stile poetico: una poesia che nasce dall’emozione, sull’onda del pensiero che si fa man mano sempre più astratto e simbolico. E poi, nel 2002, esce per Frassinelli quel bellissimo libro che è Magnificat. Un incontro con Maria, dove la Merini evoca la Vergine Madre indagandone soprattutto l’aspetto umano e femminile, opera che, nel settembre dello stesso anno, le fa vincere il Premio Dessì per la Poesia.

In questi versi la Madre di Dio ci viene presentata come una giovinetta, rivisitata soprattutto nella sua interiorità, nel suo smarrimento, nel suo materno stupore.

Sigillo della cristianità e al tempo stesso icona di amore e di fede, Maria introduce al mistero della grande misericordia di Dio: “Se Tu sei la mia mano, / il mio dito, / la mia voce, / se Tu sei il vento / che mi scompiglia i capelli, / se Tu sei la mia adolescenza / io ho il diritto di servirti / e il dovere, / perché l’adolescenza / non ha mai chiesto nulla / alle sue stagioni. / Tu mi hai presa / perché io non ero una donna / ma solo una bambina. / E le bambine si accolgono / e si avvolgono di mistero. / Tu mi hai resa donna, Signore, / e la donna è soltanto / un pugno di dolore. / Ma questo pugno / io non lo batterò / verso il mio petto,/ lo allargherò verso di Te / come una mano / che chiede misericordia”.

CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e sono un’autrice di libri editi fino a oggi in nove lingue e di testi per la radio, il cinema e il teatro.

Ho lavorato per più di vent’anni come giornalista e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Laureata in Lettere Moderne, dopo aver studiato presso la Scuola di Giornalismo di Urbino, mi sono specializzata in Marketing e Comunicazione e successivamente ho approfondito il campo della cosiddetta “relazione d’aiuto”, studiando psicologia e counseling, musicoterapia, medicina naturale e life coaching a indirizzo psicobiologico. Di formazione junghiana, sono una studiosa di psicologia applicata all’analisi del tema natale (per l’orientamento professionale, scolastico ed esistenziale), inoltre mi occupo di spiritualità, benessere e crescita personale, e mi interesso del potere trasformativo e terapeutico della creatività.

Scrivo. Insegno e aiuto le persone altamente sensibili e creative ad esprimere se stesse nella vita, senza paura, sviluppando il proprio potenziale spirituale e creativo. Mi piace definirmi una “giardiniera dell’anima”.

Come autrice amo creare storie da raccontare con le parole e con le immagini. Le mie storie raccontano sentimenti profondi, che rispecchiano la mia anima e pongono interrogativi sul mistero della vita e dell’amore. Conosci le mie opere

Ho pubblicato negli ultimi anni un libro di racconti, “Venite, vi porto di là”, due raccolte poetiche, “Il tempo che oggi ti dorme nel cuore” e “In cammino senza lasciare la casa”, un saggio letterario (in uscita nel 2022) e nove biografie spirituali, alcune delle quali tradotte e diffuse in 18 Paesi nel mondo. Miei testi in questi anni sono stati pubblicati anche in riviste letterarie, volumi collettivi, antologie.

Per regalare alla tua anima spazi di riflessione e di bellezza ho aperto il mio blog: si chiama “Il posto delle anime sensibili”. Ho aperto questo luogo nel web per costruire ponti di amicizia, e per questo ho voluto creare anche la mia newsletter: ti accompagnerà lungo il cammino – bello e difficile – della vita con piccoli semi di felicità, consigli, novità, riflessioni sempre in punta di penna. Ti iscrivi qui.

 

“Una terra imperfetta”, il bellissimo romanzo di Delia Morea

“UNA TERRA IMPERFETTA” DI DELIA MOREA

di MARIA AMATA DI LORENZO

 

E’ quasi l’alba e la luna inargenta lo specchio d’acqua davanti al porto di Napoli. È un sentiero luminoso che traccia sul mare. Dentro c’è un tempo sospeso, scosceso, che adesso si avvita.

Adesso lei deve essere forte.

Mentre i fotogrammi della sua vita e tutto il passato col suo fragore le scorrono velocemente negli occhi, Anna si avvolge in un pesante mantello nero e chiude i capelli in un cappuccio tirato sulla testa.

Inizia a camminare senza voltarsi.

Presto, lo sa, si sarebbe staccata da tutto. Presto il piroscafo avrebbe lasciato il porto e nel primo lucore dell’alba, sotto un cielo ancora scuro, l’avrebbe consegnata al suo avvenire.

Tutta una vita non vissuta. Solo una flebile speranza. Una ferita che non si sarebbe rimarginata mai. Ma lei adesso doveva essere forte. Scrollarsi il passato dalle pieghe del mantello, perché non le piombasse addosso.

Ricostruirsi una vita. Dove la vita è possibile. Dove i palazzi sono decorati da dolci merletti che si specchiano tremuli nelle acque dei canali. Dove la nebbia del mattino si dirada in sfumature rosate che pennellano il cielo.

E passa un tempo, un tempo che sembra infinito. E a respirarlo di fronte al mare aperto dà un senso acuto e dolce di vertigine.

Ma adesso comincia ad albeggiare, di nuovo, e il piroscafo fende l’acqua, adesso balugina nel porto di Venezia. Il suono grave della sirena. La nebbia in queste prime ore del giorno è ancora un muro di ovatta, ma le voci sui canali cominciano a intrecciarsi in una lingua musicale, ancora sconosciuta, che somiglia a una tenerissima cantilena.

Anna si stringe nel mantello e chiude gli occhi. Ora lo sa, tutto il passato è alle sue spalle, è tutto cancellato, lontano. Tutto perdonato. E lei è libera, libera come non lo è stata mai nella sua vita.

Scende dal piroscafo e inizia a camminare a passi lenti, poi sempre più decisi. Calpesta il suolo Anna e sorride. Ora può farlo. Nella caligine del mattino che scioglie la nebbia al primo sole il futuro per lei non sarà più un’incognita, ma una carezza lieve, furtiva, sul cuore.

Un nuovo giorno, proprio ora, è incominciato.

© Maria Amata Di Lorenzo

 

 

 

DELIA MOREA

Delia Morea (Napoli, 5 giugno 1952 – Napoli, 25 ottobre 2020) è stata una scrittrice, drammaturga e giornalista specializzata in critica teatrale e letteraria. Ha collaborato con svariate testate giornalistiche, tra cui “Paese Sera”, “Il Giornale di Napoli”, “Noi a Teatro”. Ha scritto diversi saggi tra cui: “Lazzari e scugnizzi”, “Briganti napoletani”, “Vittorio De Sica: l’uomo, l’attore, il regista”, editi da Newton & Compton, “Storie pubbliche e private delle famiglie teatrali napoletane.” edito da Xpress /Torre. Nel 2002 ha vinto ex aequo la II edizione del Premio Letterario “Annamaria Ortese” con il racconto “Ombroso Raggio” pubblicato nella raccolta “Le Notti” (ed. Empiria). Nel 2004 è stata finalista del Premio “Napoli Drammaturgia Festival” con il monologo “La Moglie”. Ha scritto e messo in scena le piéce teatrali “Mi chiamo E.”, “Tracce di Filo Spinato nel cuore”.  Nel 2007 ha pubblicato il suo primo romanzo “Quelli che c’erano” (Avagliano editore). Nel 2012 è uscita la raccolta di testi teatrali al femminile “La voce delle mani” (Il Mondo di Suk), seguito dal romanzo “Una terra imperfetta” (Avagliano Editore, 2013). Nel 2019 è stato pubblicato il suo ultimo lavoro letterario: “Romanzo in bianco e nero (Avagliano Editore), candidato al Premio Strega 2019.

 

*

UN COLLOQUIO CON LA SCRITTRICE DELIA MOREA

di MARIA AMATA DI LORENZO

 

Una terra imperfetta di Delia Morea (Avagliano Editore, Roma, 2013) è un romanzo ricco di immagini, di voci, di umori, di figure indimenticabili, che si stagliano nette nella calda immaginazione del lettore, e su tutte una in particolare: Anna Diamante, la protagonista della storia, poverissima, dignitosa e testarda. La vediamo per la prima volta che è una bambina e a poco a poco la vediamo diventare una donna. Una donna in balia di un’esistenza sbagliata. Ma Anna ha un carattere forte, volitivo, che saprà riscattarsi dal destino avverso.

Ambizioni umane, passioni, meschinità, sotterfugi, debolezze. Splendori e miserie. Delia Morea ci racconta un mondo e una società, quella della Napoli a cavallo fra i due secoli, Ottocento e Novecento, con una accurata ricostruzione storica e uno scavo non meno profondo nei personaggi, nelle loro ragioni intime, nella loro unicità.

Il romanzo si avvia piano ma ha un piglio sicuro fin dalle prime pagine e ci porta per mano, senza che noi riusciamo più a staccare gli occhi dalla storia, fino al suo epilogo. Una storia avvincente, senza sbavature, tesa e compatta, che fa di “Una terra imperfetta” uno dei romanzi più importanti che io abbia letto negli ultimi anni. Ho rivolto alcune domande all’autrice.

Cara Delia, il tuo nuovo romanzo “Una terra imperfetta” è a mio avviso un’opera perfettamente riuscita, dallo stile maturo e dai profondi significati morali ed esistenziali che sono racchiusi nella vicenda che racconti e che andremo ora ad analizzare. A cominciare da un dato: la passione. A me sembra che tutto il romanzo sia permeato da questa cosa, che coniugata in forme diverse e molteplici sia la passione a dominare su tutto: passione come amore, naturalmente, come sentimento, ma anche passione intesa come dimensione del vivere declinata sia verso un soggetto (uomo o donna) da amare, ma anche verso una città, c’è infatti una grande passione per Napoli nel libro, e infine passione per l’arte, per la magia del teatro e della canzone. Pensi che sia una buona chiave di lettura questa per comprendere il tuo libro?

Cara Maria Amata, è una ottima e giusta chiave di lettura, perché come hai sottolineato e intuito con la sensibilità e la profondità che ti contraddistinguono, la passione è stata una dei motivi che mi ha spinto a scrivere “Una terra imperfetta”. Dapprincipio era un “sentimento” sotteso quasi nascosto, insieme alle altre motivazioni intime che nascono – credo – in chi scrive quando si decide di raccontare, ma nel corso della scrittura la passione è diventata uno stato d’animo fondamentale. Nel senso che questa storia che avevo in mente da molto tempo si è avvolta intorno a me in maniera profonda, appassionata ed io mi sono tuffata in essa, divertendomi, amandola, anche soffrendo. In una parola si è impadronita di me ed ho risposto con ardore e, appunto, passione. Passione per la storia in sé, per i personaggi, per Napoli dove trovo sempre tante ispirazioni, e infine per il teatro e la musica che sono profondamente radicati nel mio dna.

Vi sono molti personaggi nel tuo romanzo, è una storia corale quella che racconti, però il fulcro della narrazione si concentra a mano a mano sempre di più su Annina, che conosciamo nelle prime pagine del libro come una bambina “macilenta con i capelli dai riflessi ramati” e che vediamo crescere e diventare donna, scoprire il suo talento di cantante e lottare per affermarsi. Tu scrivi che Anna “aveva una voglia giovanile e sfrenata di correre verso la vita e non di starla solo a guardare”. E’ una donna testarda e volitiva, che saprà riscattarsi da una vita infelice e ricostruirsi una nuova esistenza a Venezia, lasciando a Napoli il fardello del suo passato fatto di lacrime e di guai. E’ sicuramente una figura molto affascinante, che entra nel cuore di noi lettori. Ti sei ispirata a qualche figura in particolare? Come ti è nato il personaggio di Anna Diamante?

Anna Diamante è un personaggio che amo tanto. E’ frutto d’invenzione, anche se nella mia mente apparivano le memorie dei racconti di mia nonna materna che aveva una bellissima voce, suonava il pianoforte ed era stata una enfant prodige. Aveva avuto, da giovanissima, l’occasione di esibirsi in importanti teatri napoletani d’epoca, diventando conosciuta e famosa tra le cantanti napoletane degli anni ‘20. Una parentesi breve ma indimenticabile. Oltre a lei c’era anche una bisnonna che era stata una quotata attrice di teatro napoletano, avendo recitato al fianco di Eduardo Scarpetta e Raffaele Viviani. C’erano le memorie, i racconti familiari ad attendermi e c’era una profonda volontà di tentare di restituire un mondo scomparso e straordinario attraverso un personaggio come Anna Diamante.

Altri personaggi femminili si incidono fortemente nella nostra memoria. Penso per esempio a Nanà, ribelle e seducente, che assomiglia un po’ a Napoli “femmina nel profondo, colma di luci e ombre, di scure ambiguità e giornate terse”, come tu scrivi. Una donna fuori dagli schemi, che non ha paura di sfidare il mondo. Ma c’erano donne così nell’epoca che tu racconti, a cavallo fra Ottocento e Novecento? E quanto c’è del carattere di Napoli in Nanà? La città che tu descrivi così splendidamente nel romanzo assurge quasi a comprimaria della storia, mi sembra che sia una protagonista a tutti gli effetti.

Nanà è arrivata così all’improvviso. Dapprincipio nel progetto iniziale della storia non esisteva. E’ apparsa scrivendo, come a volte accade per tanti personaggi. Nel senso che mentre pensavo al personaggio di Davide Santocuore, altro perno fondamentale del romanzo, si è preannunciata questa figura femminile seducente, tormentata e affascinante. Forse un contraltare di Annina, così luminosa, mentre lei è in controluce, quasi soffusa ma di carattere. Nanà potrebbe essere metafora di una città che ha sempre avuto un mondo di “sopra” e uno di “sotto”, un mondo che si vede, con i suoi bellissimi panorami, ed uno sotterraneo, nascosto, come le sue stratificate vestigia. Nanà ad onta della sua cattiva fama dimostra poi di essere una donna di sentimenti e di slanci importanti. Mi chiedi se vi erano donne come lei tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900? Penso di si. Credo che sin da allora, e non solo nell’ambiente dell’arte in genere, ci fossero donne all’avanguardia, anche spregiudicate, che avevano voglia di andare avanti, (le successive suffragette lo dimostrano) di affermare la propria personalità in una società molto maschile. Tra l’altro la stessa Annina, così diversa da Nanà, combatte strenuamente per la propria indipendenza, per la libertà.

Mi hai confidato di aver  scritto questo romanzo nell’arco di cinque anni. Un tempo lungo, che ha prodotto una incubazione dai risultati a mio avviso veramente eccellenti. Il libro infatti è un gioiello narrativo che rasenta la perfezione. È un’opera solida, destinata a durare, che rivela per intero le tue grandi doti di narratrice. Si vede anche che hai lavorato molto sulla storia, e che questa ti è entrata dentro al punto che hai potuto raccontarla così bene in tutti i suoi risvolti, nelle sue luci e nelle sue ombre. Spiegaci il tuo rapporto con la scrittura.

Ti ringrazio molto per quello che dici, parli di solidità della scrittura e della storia e questo mi sembra importante per chi scrive. Il mio romanzo è anche frutto di ricerche, di stesure varie, come sempre accade, di pagine scritte e rifatte. C’è stato un primo momento di riflessione, di elaborazione anche mentale, oltre che materiale, di scrittura. Ma devo dire che, successivamente, la storia ha avuto un suo corso fluido, spesso senza inciampi, a volte come un fiume in piena. La scrittura per me è anche questo: entrare  in un mondo altro, farmi coinvolgere nella totalità. Se c’è una idea questa poi si estende e mi travolge. L’idea parte dalla mente e s’incontra con l’anima. Tra l’altro avevo voglia di raccontare una storia che facesse compagnia anche a me stessa, mentre la narravo. In ogni caso devo ammettere che scrivere “Una terra imperfetta” è stata una operazione complessa che ha richiesto tempo e dedizione e voglio ringraziare la casa editrice Avagliano che ha creduto da subito al mio romanzo.

Il teatro è un’altra tua grande passione, visto che sei anche drammaturga oltre che narratrice. E in questo romanzo il teatro, la magia del palcoscenico ha un ruolo molto importante. Ce ne vuoi parlare?

Il teatro è nel mio dna, come ti dicevo. Il romanzo aveva una necessità fondamentale per me, doveva fare il tentativo di raccontare e restituire un mondo di lustrini e coppe di spumante, ma soprattutto di grandi novità culturali, artistiche. Quella Bella Epoque presaga di un terribile conflitto mondiale, dove la cultura, il teatro e la canzone la facevano da padrona. E Napoli era un tassello importante di questo mondo. Una città che viveva nel quotidiano eventi culturali ed artistici fondamentali e, nel contempo, affogava in miserie e mali endemici connaturati, a causa di tante dominazioni che l’avevano profondamente segnata nei secoli.

“Una terra imperfetta, piena di luci e di ombre, visibile e sotterranea, illuminata e ascosa, viva e morta, a cui sapeva di appartenere con certezza e che sarebbe stata sempre sua”. Lo dici di Napoli ed esprimi dei sentimenti che appartengono alla protagonista, Anna Diamante, ma che in fondo – se non sbaglio – sono anche i tuoi. Questa terra imperfetta che è Napoli che cosa rappresenta per te?

In questo caso Napoli rientra nella coralità del romanzo, ne è lo sfondo e, nel contempo, è protagonista, come il titolo che la rappresenta. Napoli è la città dove sono nata e vivo e che amo, naturalmente. È sempre stata per me fonte di ispirazioni: la sua storia così articolata e magmatica, le bellezze architettoniche, le strade, i paesaggi, il mare, elemento fondamentale della città e della mia vita e tanto altro. Cosa dire di più? I sentimenti di Anna Diamante nel descriverla in qualche modo rispecchiano i miei.

Un’ultima domanda, cara Delia. Ho fatto molta fatica, te lo confesso, a staccarmi dal tuo romanzo arrivando all’ultima pagina, mi sono sentita in un certo modo abbandonata dai personaggi della storia, che oramai facevano parte di me, dei miei pensieri. E allora mi viene da chiederti: che cosa hai sentito tu quando hai messo la parola fine al tuo romanzo? Hai in mente ora di scrivere una nuova storia?

È bellissimo quello che dici, lo condivido. Ho sentito un vuoto, infatti, questa è la verità. I personaggi del romanzo: dai protagonisti, ai comprimari, alle comparse, mi hanno fatto grande compagnia e anzi devo dire che per alcuni di loro, poco sviluppati, rimasti per così dire nell’ombra, avrei voluto continuare la storia, allargarla. Ma non sarebbe stato possibile, proprio per l’economia finale del romanzo. Forse un domani li riprenderò per inserirli in uno nuovo contesto oppure per continuare questo, come una seconda puntata. Per ora ho in mente qualcosa di molto diverso.  Una storia diversa.

Grazie, Delia… e buon lavoro!

© Articolo pubblicato su Flannery – 30 settembre 2013 / All rights reserved

 

CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e sono un’autrice di libri editi fino a oggi in nove lingue e di testi per la radio, il cinema e il teatro.

Ho lavorato per più di vent’anni come giornalista e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Laureata in Lettere Moderne, dopo aver studiato presso la Scuola di Giornalismo di Urbino, mi sono specializzata in Marketing e Comunicazione e successivamente ho approfondito il campo della cosiddetta “relazione d’aiuto”, studiando psicologia e counseling, musicoterapia, medicina naturale e life coaching a indirizzo psicobiologico. Di formazione junghiana, sono una studiosa di psicologia applicata all’analisi del tema natale (per l’orientamento professionale, scolastico ed esistenziale), inoltre mi occupo di spiritualità, benessere e crescita personale, e mi interesso del potere trasformativo e terapeutico della creatività.

Scrivo. Insegno e aiuto le persone altamente sensibili e creative ad esprimere se stesse nella vita, senza paura, sviluppando il proprio potenziale spirituale e creativo. Mi piace definirmi una “giardiniera dell’anima”.

Come autrice amo creare storie da raccontare con le parole e con le immagini. Le mie storie raccontano sentimenti profondi, che rispecchiano la mia anima e pongono interrogativi sul mistero della vita e dell’amore. Conosci le mie opere

Ho pubblicato negli ultimi anni un libro di racconti, “Venite, vi porto di là”, due raccolte poetiche, “Il tempo che oggi ti dorme nel cuore” e “In cammino senza lasciare la casa”, un saggio letterario (in uscita nel 2022) e nove biografie spirituali, alcune delle quali tradotte e diffuse in 18 Paesi nel mondo. Miei testi in questi anni sono stati pubblicati anche in riviste letterarie, volumi collettivi, antologie.

Per regalare alla tua anima spazi di riflessione e di bellezza ho aperto il mio blog: si chiama “Il posto delle anime sensibili”. Ho aperto questo luogo nel web per costruire ponti di amicizia, e per questo ho voluto creare anche la mia newsletter: ti accompagnerà lungo il cammino – bello e difficile – della vita con piccoli semi di felicità, consigli, novità, riflessioni sempre in punta di penna. Ti iscrivi qui.

*

Haruki Murakami: le parole creano ponti

 

di MARIA AMATA DI LORENZO

 

*

“Shimamoto, ci rivedremo ancora?”
“Forse” disse lei. Sulle sue labbra apparve un lieve sorriso, come un fumo sottile che si leva in una tranquilla giornata senza vento. “Forse.”

*

Haruki Murakami mi riconcilia col mondo.

Ogni volta che prendo in mano un suo libro, come al solito letto e riletto tante volte, mi riprometto di andare avanti solo per due o tre pagine e poi invece sono lì a divorarlo per ore, e mi sembra di non averlo letto mai, e non mangio, non bevo, e non vado neppure al bagno… ma, soprattutto, mi viene una gran voglia di scrivere, mi accende dentro il motore della scrittura, e le parole si affollano tutte assieme, vogliono uscire, avere corpo e sostanza, diventare storie.

Perché le parole che lui scrive creano ponti, su cui passano le emozioni, i dolori condivisi e i pensieri, una geografia di sentimenti, impalpabile e universale.

Oggi ho riletto “A sud del confine, a ovest del sole“.

Hajime aveva vissuto in un universo abitato solo da lui: figlio unico quando, nel Giappone degli anni Cinquanta, era rarissimo non avere fratelli o sorelle, aveva fatto della propria eccezionalità una fortezza in cui nascondersi, un modo per zittire quella sensazione costante di non essere mai lì dove si vorrebbe veramente. Invece un giorno scopre che la solitudine è solo un’abitudine, non un destino: lo capisce quando, a dodici anni, stringe la mano di Shimamoto, una compagna di classe sola quanto lui, forse di più: a distinguerla non c’è solo la condizione di figlia unica, ma anche il suo incedere zoppicante, come se in quel passo faticoso e incerto ci fosse tutta la sua difficoltà a essere una creatura di questo mondo.

Quando capisci che non sei destinato alla solitudine, che il tuo posto nel mondo è solo là dove è lei, capisci anche un’altra cosa: che sei innamorato. Ma Hajime se ne rende conto troppo tardi – è uno di quegli insegnamenti che si imparano solo con l’esperienza – quando ormai la vita l’ha separato da lei. Come il dolore di un arto fantasma, come una leggera zoppia esistenziale, Hajime diventerà uomo e accumulerà amori, esperienze, dolori, errori, ma sempre con la consapevolezza che la vita, la vita vera, non è quella che sta dissipando, ma quell’altra, quella che sarebbe potuta essere con Shimamoto, quella in un altrove indefinito, a sud del confine, a ovest del sole.

“Le illusioni di un tempo non mi avrebbero più aiutato, non avrebbero più creato sogni per me. Non rimaneva che il vuoto, quel semplice vuoto che mi aveva accompagnato per anni e al quale avevo cercato di adattarmi. Ero tornato al punto di partenza, pensai, e dovevo abituarmici. Adesso toccava a me creare sogni per gli altri, sarebbe stato questo il mio nuovo compito. Non conoscevo il potere di questi sogni, ma se la mia vita aveva un significato, era quello di continuare con tutte le mie forze quest’opera. Forse”.

È una storia che afferra il cuore, e che soprattutto fa riflettere.

Se ne esce molto cambiati, perché ciascuno di noi ha avuto un’infanzia e dei sogni, dei sentimenti e delle aspettative che non si sono realizzate. E sono lì, in un angolo oscuro della nostra anima, e ne portiamo le ferite, e dove un tempo c’erano delle ferite adesso ci sono delle cicatrici, che ogni tanto sanguinano.

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Settembre per ricominciare

 

 

di MARIA AMATA DI LORENZO

 

Settembre per ricominciare

Vi dicevo la settimana scorsa che potremmo chiamare quello di settembre come “il mese dei nuovi inizi”, quasi fosse una prova generale del primo dell’anno. Ci si sente sospesi su qualcosa che si aspetta con un misto di speranza e di sorpresa.

È il passo dolce di settembre, che ci invita a riportare al centro le cose che per noi sono importanti, i nostri sogni, i progetti del nostro cuore.

E che spesso usa lo strumento, sempre infallibile, dell’insoddisfazione per metterci queste cose sotto gli occhi, altrimenti noi andremmo avanti, avanti e sempre avanti, con il pilota automatico, senza capire nulla, e senza accorgerci neppure della nostra insoddisfazione, oppure provando ad anestetizzarla con false gioie, con falsi riempitivi che non ci nutrono davvero “dentro”, dove noi abbiamo più bisogno di essere nutriti.

Un segreto nascosto in fondo alla vostra anima

C’è qualcosa che volevate fare da mesi, se non addirittura da anni, e vi è mancato sempre il tempo e il coraggio per cominciarla? Introducetela ora nella vostra vita. Affermate con la forza di volontà: “Bene, adesso io la incomincio, adesso la faccio!”

Che cos’è questa cosa? Solo voi lo potete sapere.

Questa piccola e bella novità che dà gioia al vostro cuore è un segreto nascosto in fondo alla vostra anima.

Potrebbe essere imparare a suonare uno strumento musicale, oppure a dipingere, o magari decidere di spegnere la TV la sera per potervi dedicare alla lettura di qualche buon libro, che nutra il vostro spirito e la vostra fantasia.

Potrebbe essere il cominciare ad adottare uno stile di vita più sano: mangiare meno e meglio, dormire 7-8 ore di fila, fare attività fisica all’aria aperta.

Potrebbe essere l’avvicinarvi a rigeneranti pratiche spirituali come la meditazione e la preghiera, a cui vi potrete accostare gradualmente, un poco alla volta, specie se non l’avete fatto mai in vita vostra e sentite al riguardo un certo impaccio. Presto però ne assaporerete i benefici.

Non è mai troppo tardi

Cambiare le cose in modo creativo introducendo qualche novità può farci molto bene, lo sapevate? Questo processo di sperimentazione è rigenerante per la nostra psiche.

E poi lo sapete? Non è mai troppo tardi per poter fare ciò che ci piace e che ci rende felici.

Iniziate da una cosa, una soltanto.

A partire da adesso e per tutto l’autunno, in vista del nuovo anno che verrà, dovete capire quali sono i vostri obiettivi e i passi giusti da compiere.

Dovete capire:

  • cosa iniziare
  • cosa rivedere
  • cosa potenziare
  • cosa eliminare.

Questo è molto importante.

Un viaggio nel profondo di voi stessi

Aprite il vostro cuore a nuove cose: sapete già in che direzione vorreste andare? Se non conoscete la vera, reale direzione del vostro cuore nessun vento vi sarà mai favorevole.

Ma il cuore purtroppo, lo sapete anche voi, non è mai veramente libero di volare negli spazi della sua fantasia, tante volte invece è oppresso da mille fatiche, paure, costrizioni.

Non sempre, infatti, siamo pronti per ricevere quello che desideriamo, ed è per questo che ci è necessario lavorare su noi stessi.

Questo lavoro interiore, che è abbastanza difficile da portare avanti da soli, privi di accompagnamento, favorisce un grande e benefico rilascio emozionale, che coincide con una presa di coscienza e di autoconsapevolezza che porta con sé, non di rado, il bisogno di allontanarsi da persone o da situazioni che non sono più in linea con i valori profondi del nostro essere.

Un viaggio nel profondo di noi stessi è forse il regalo più bello che possiamo farci, per non sprofondare nella noia, nell’inquietudine e nella fatica della nostra esistenza quotidiana e per ritornare ad avere fiducia nel futuro.

Se pensi di volerlo fare con il mio accompagnamento, richiedimi una consulenza qui.

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Settembre, la soglia di un nuovo inizio

 

 

di MARIA AMATA DI LORENZO

 

Con il mese di agosto che se ne va, anche l’estate irrimediabilmente si allontana… C’è un’indefinibile malinconia, e anche un’indefinibile dolcezza, in questa stagione che tramonta, non vi pare?

Non vi sembra di sentirvi come se foste sulla soglia di un nuovo inizio?

Comincia il nuovo anno sociale e il primo di settembre è una specie di primo dell’anno. Tutto riprende, tutto riparte. Ed è tutto un fiorire di idee e di progetti, tutto un mettere a punto splendidi nuovi propositi.

Tutto può succedere. Perché tutto si rimette in moto. Idee, sogni, desideri. In questa terza parte dell’anno ogni cosa riluce di novità e noi possiamo farla accadere.

Qualcosa che si attende

Questo mese di settembre che comincia è senza ombra di dubbio “il mese dei nuovi inizi”, quasi fosse una prova generale del primo dell’anno. Succede infatti che tornando dalle ferie e riprendendo il lavoro di ogni giorno, le nostre occupazioni abituali, ci si senta come sospesi su qualcosa che si attende con un misto di speranza e di sorpresa.

A settembre, come succede anche ai primi di gennaio, si è presi da una grande euforia, da un voler cominciare tante cose ma poi il rischio è di non portarne veramente a termine nessuna. Perché? Perché accade così spesso che i bei propositi e i progetti del primo di settembre naufraghino esattamente come quelli del primo dell’anno?

Perché sono troppi. Perché sono esagerati. Perché sono irrealistici.

Come potete pensare di fare in un mese quello che non avete mai fatto per tanti anni? Se fate così, partite di sicuro col piede sbagliato. Come fare allora per ripartire col piede giusto?

Iniziate da una cosa, una soltanto.

E non abbandonatela, non stufatevi, non mollatela, finché non l’avete realizzata compiutamente, soltanto allora volgetevi a un altro progetto messo in cantiere, quello che è il numero due della vostra lista di proponimenti.

Il cassetto dei vostri sogni

Che cosa tenete nascosto nel cassetto dei vostri sogni? Che progetto o programma vorreste realizzare fin da subito in questo mese di settembre?

Le nuove abitudini sono la chiave del cambiamento.

Ma le abitudini sono difficili da cambiare, come è difficile acquisire nuovi stili di vita. Un nuovo modus vivendi, infatti, non lo si realizza dalla sera alla mattina. Occorre costanza, ripetizione.

Non è necessario però per voi fare dei grandi sconvolgimenti, potreste non essere in grado di modificare in modo profondo e radicale la vostra esistenza e ciò potrebbe causarvi molto dolore, stallo e frustrazione.

Basta che cominciate  a introdurre una cosa, una cosa soltanto.

Pianificate la vostra ripresa passo passo e non cedete alla pigrizia, allo strascico di fine estate che ancora vi vorrebbe immersi nel bel dolce-far-niente, ma concedetevi nuovi inizi, dentro e fuori.

Dice un proverbio arabo: “Lancia il tuo cuore davanti a te, e corri a raggiungerlo“.

Ecco, io vi auguro proprio questo. Vi auguro una buona ripartenza e il coraggio di vivere la vita che il vostro cuore veramente desidera.

CHI SONO

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Scrivo. Insegno e aiuto le persone altamente sensibili e creative ad esprimere se stesse nella vita, senza paura, sviluppando il proprio potenziale spirituale e creativo. Mi piace definirmi una “giardiniera dell’anima”.

Come autrice amo creare storie da raccontare con le parole e con le immagini. Le mie storie raccontano sentimenti profondi, che rispecchiano la mia anima e pongono interrogativi sul mistero della vita e dell’amore. Conosci le mie opere

Ho pubblicato negli ultimi anni un libro di racconti, “Venite, vi porto di là”, due raccolte poetiche, “Il tempo che oggi ti dorme nel cuore” e “In cammino senza lasciare la casa”, un saggio letterario (in uscita nel 2022) e nove biografie spirituali, alcune delle quali tradotte e diffuse in 18 Paesi nel mondo. Miei testi in questi anni sono stati pubblicati anche in riviste letterarie, volumi collettivi, antologie.

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Andrea Longega, il pudore dei sentimenti

 

di MARIA AMATA DI LORENZO

 

Ho scoperto questo poeta nella tarda primavera del 2013.

Non ne avevo mai sentito parlare fino ad allora, fino a quando cioè apparve questo articolo, il 30 aprile 2013, sul “Corriere della Sera”.

Un articolo che annunciava il suo ultimo lavoro letterario: “Caterina (come le cóe dei cardelini)” pubblicato dalle Edizioni L’Obliquo.

Caterina è una cameriera che lavora in un albergo di Venezia ed è suo lo sguardo che fotografa la realtà della vita quotidiana e la racconta nei versi di questa raccolta, scritta – come tutte le altre – in dialetto veneziano. Un punto di vista inusuale, e una lingua molto feriale, di uso comune quasi, però al tempo stesso intensamente lirica.

Per me fu una autentica rivelazione. Cominciai allora a leggere le altre poesie di Andrea Longega, a cercarle sul web, a scoprire tutto quello che si diceva di lui.

Andrea Longega è nato a Venezia nel 1967 e vive a Murano.

Di lui amo molte poesie, ma a occupare un posto molto particolare nel mio cuore sono quelle dedicate alla madre morta. Quelle hanno scavato un solco profondo dentro di me e in quel solco io trovo una specie di consolazione, quella che nasce da una fratellanza di pensieri, di emozioni, di dolori taciuti, vissuti intimamente e mai rivelati.

Quello che in una parola sola potrei definire così: il pudore dei sentimenti.

Vi presento alcune di queste poesie:

*

Forse da picolo
i me tirava su par el còlo
invense che par sóto i scagi
forse xe sta tuto quel umido
le matine presto a pescar
gambe e brassi
a mògie nei ghèbi

ma me so messo a girar
de nòte par l’isola
(sóra i ponti me fermo
un poco a vardar)

«ti farà la fine
de un can senza parón»
me ga dito un pèr de volte
mia mama a oci bassi
prima de star mal.

Forse da piccolo | mi tiravan su tenendomi per il collo | invece che per sotto le ascelle | forse è stato tutto quell’umido | le mattine presto a pescare | gambe e braccia | immerse nei canali || ma mi sono messo a girare | di notte per l’isola | (sopra i ponti mi fermo | un poco a guardare) || «farai la fine | di un cane senza padrone» | mi ha detto mia mamma | un paio di volte a occhi bassi | prima di star male.

*
*

Te vardo venir vanti
to marìo a brasso
sul pavimento lustro de linoleum
la vestaglia grigia
i cavéi mèzi
senza tinta.
A ogni porta
ti buti l’ocio dentro
fin quando ti te inacorzi de mi
in fondo al coridoio
e ti me ridi
come par strada.

Ti guardo venire avanti | tuo marito a braccio | sul pavimento lucido di linoleum | la vestaglia grigia | i capelli per metà | senza tinta. | Ad ogni porta | guardi dentro | fino a quando ti accorgi di me | in fondo al corridoio | e mi sorridi | come per strada.

*
*

Ti che par telefono ti sigavi
desso ti me disi ciao amore
co un filo de vóse.

Tu che al telefono gridavi | adesso mi dici ciao amore | con un filo di voce.

*

Gavé mai visto
i oseléti quando mor
che la testina tuta piume
no ghe sta più su?

Avete mai visto | gli uccellini quando muoiono | che la testina tutta piume | non gli sta più su?

*

31 dicembre 2007
31 dicembre 2008

Ma serviva andar a Roma
par ricordar quel giorno
el mondo fermo
intorno a le spale de mio papà
a na tòla za spareciada
e desso un ano dopo
a Palasso Barberini
l’ora precisa
davanti a Giuditta che taglia
la testa a Oloferne
la pretesa falsa
de un stesso stòrzerse
de l’ànema.

Ma serviva andare a Roma | per ricordare quel giorno | il mondo fermo | intorno alle spalle di mio padre | ad una tavola già sparecchiata | e adesso un anno dopo | a Palazzo Barberini | l’ora precisa | davanti a Giuditta che taglia | la testa a Oloferne | la pretesa falsa | di uno stesso torcersi | dell’anima.

*

Roma Termini/Venezia S. Lucia

Dopo tuti queli sanpierini
che me incaéna i oci
finalmente tornar
al respiro largo dei maségni!

Dopo tutti quei sampietrini | che mi incatenano gli occhi | tornare finalmente | al respiro largo dei masegni!

 

© Andrea Longega – tutti i diritti riservati

CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e sono un’autrice di libri editi fino a oggi in nove lingue e di testi per la radio, il cinema e il teatro.

Ho lavorato per più di vent’anni come giornalista e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Laureata in Lettere Moderne, dopo aver studiato presso la Scuola di Giornalismo di Urbino, mi sono specializzata in Marketing e Comunicazione e successivamente ho approfondito il campo della cosiddetta “relazione d’aiuto”, studiando psicologia e counseling, musicoterapia, medicina naturale e life coaching a indirizzo psicobiologico. Di formazione junghiana, sono una studiosa di psicologia applicata all’analisi del tema natale (per l’orientamento professionale, scolastico ed esistenziale), inoltre mi occupo di spiritualità, benessere e crescita personale, e mi interesso del potere trasformativo e terapeutico della creatività.

Scrivo. Insegno e aiuto le persone altamente sensibili e creative ad esprimere se stesse nella vita, senza paura, sviluppando il proprio potenziale spirituale e creativo. Mi piace definirmi una “giardiniera dell’anima”.

Come autrice amo creare storie da raccontare con le parole e con le immagini. Le mie storie raccontano sentimenti profondi, che rispecchiano la mia anima e pongono interrogativi sul mistero della vita e dell’amore. Conosci le mie opere

Ho pubblicato negli ultimi anni un libro di racconti, “Venite, vi porto di là”, due raccolte poetiche, “Il tempo che oggi ti dorme nel cuore” e “In cammino senza lasciare la casa”, un saggio letterario (in uscita nel 2022) e nove biografie spirituali, alcune delle quali tradotte e diffuse in 18 Paesi nel mondo. Miei testi in questi anni sono stati pubblicati anche in riviste letterarie, volumi collettivi, antologie.

Per regalare alla tua anima spazi di riflessione e di bellezza ho aperto il mio blog: si chiama “Il posto delle anime sensibili”. Ho aperto questo luogo nel web per costruire ponti di amicizia, e per questo ho voluto creare anche la mia newsletter: ti accompagnerà lungo il cammino – bello e difficile – della vita con piccoli semi di felicità, consigli, novità, riflessioni sempre in punta di penna. Ti iscrivi qui.

La tenda verde

La tenda verde

di MARIA AMATA DI LORENZO

 

Elio ha conosciuto la fame, la guerra, la paura. Ricorda tutto. E quel giorno sotto la macerie sepolto per dieci ore insieme a sua madre dopo un bombardamento non l’ha mai dimenticato. Da lì, da quel fiore di terrore e stupore è germinata la sua poesia e il suo essere uomo in questo mondo…

***

 

«Bellissimo tutto il mistero dell’esistenza travasato in un segno. Bellissima l’idea di un oggetto umile che si fa spartiacque tra la vita e la morte, che limita confini, che si erge a soglia e sentinella di un valico. Di un passaggio. Mi commuove questa umiltà delle cose, questo loro parlare segreto, incondizionato, al cuore dell’uomo. Bravissima Maria Amata Di Lorenzo, bravissima per questo sguardo che sa raccogliere voci, che sa catturare segnali e che non altera il destino ma lo adempie». – Simona Lo Iacono

«È un racconto bellissimo che raggiunge corde profonde e, come sempre nella scrittura di questa autrice, si eleva a poesia. Ho apprezzato il realismo delle descrizioni e quella tenda verde trasformata in materasso, in guscio accogliente e riparatore ai mali del vivere forse metafora di un futuro migliore… Complimenti».
– Delia Morea
 

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Il racconto La tenda verde, che fa parte del mio nuovo libro Venite, vi porto di là, ti aspetta su AMAZON.

Sono in tutto sette racconti: “sette racconti per anime sensibili”.

Ci sei anche tu fra queste anime sensibili?

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volto di Amata

CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e sono un’autrice di libri editi fino a oggi in nove lingue e di testi per la radio, il cinema e il teatro.

Ho lavorato per più di vent’anni come giornalista e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Laureata in Lettere Moderne, dopo aver studiato presso la Scuola di Giornalismo di Urbino, mi sono specializzata in Marketing e Comunicazione e successivamente ho approfondito il campo della cosiddetta “relazione d’aiuto”, studiando psicologia e counseling, musicoterapia, medicina naturale e life coaching a indirizzo psicobiologico. Di formazione junghiana, sono una studiosa di psicologia applicata all’analisi del tema natale (per l’orientamento professionale, scolastico ed esistenziale), inoltre mi occupo di spiritualità, benessere e crescita personale, e mi interesso del potere trasformativo e terapeutico della creatività.

Scrivo. Insegno e aiuto le persone altamente sensibili e creative ad esprimere se stesse nella vita, senza paura, sviluppando il proprio potenziale spirituale e creativo. Mi piace definirmi una “giardiniera dell’anima”.

Come autrice amo creare storie da raccontare con le parole e con le immagini. Le mie storie raccontano sentimenti profondi, che rispecchiano la mia anima e pongono interrogativi sul mistero della vita e dell’amore. Conosci le mie opere

Ho pubblicato negli ultimi anni un libro di racconti, “Venite, vi porto di là”, due raccolte poetiche, “Il tempo che oggi ti dorme nel cuore” e “In cammino senza lasciare la casa”, un saggio letterario (in uscita nel 2022) e nove biografie spirituali, alcune delle quali tradotte e diffuse in 18 Paesi nel mondo. Miei testi in questi anni sono stati pubblicati anche in riviste letterarie, volumi collettivi, antologie.

Per regalare alla tua anima spazi di riflessione e di bellezza ho aperto il mio blog: si chiama “Il posto delle anime sensibili”. Ho aperto questo luogo nel web per costruire ponti di amicizia, e per questo ho voluto creare anche la mia newsletter: ti accompagnerà lungo il cammino – bello e difficile – della vita con piccoli semi di felicità, consigli, novità, riflessioni sempre in punta di penna. Ti iscrivi qui.