Imparare la libertà emotiva per imparare ad amare

 

Imparare la libertà emotiva

per imparare ad amare

di Maria Amata Di Lorenzo

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La nostra società sta attraversando un periodo di profonda crisi a livello emotivo, ne convieni? Le violenze domestiche sono all’ordine del giorno.

Le persone sono inquiete, imprevedibili, la rabbia esplode troppo di frequente. E nel corso degli ultimi anni, è un dato di fatto, milioni di persone nel mondo hanno assunto il Prozac.

Possiamo rassegnarci a essere così cronicamente ansiosi, stanchi e depressi, come fanno tanti di noi?

È un modo di vivere deprimente che francamente io non posso accettare, e spero che neanche tu voglia farlo.

Albert Einstein ha detto che “l’esperienza più bella che possiamo vivere è l’incontro con il mistero. È l’emozione a generare la vera arte e la vera scienza”.

Per sfruttarla, però, dobbiamo accettare il fatto che siamo esseri spirituali che vivono un’esperienza umana, e agire di conseguenza.

Perché succede che anche se abbiamo le migliori intenzioni, le emozioni possono molto spesso scombussolarci: sanno come coglierci alla sprovvista se non siamo in equilibrio.

Le emozioni sono una parte intima della tua personalità.

Ma se le tue emozioni sono un mistero per te, sarai condannato a rimanere per sempre nell’oscurità, e questo non ti sarà di alcun aiuto.

La libertà emozionale è la vera fonte della felicità del cuore.

Ma che cos’è la libertà emozionale?

Judith Orloff, autrice di Emotional Freedom, spiega:

“È la capacità di donare e ricevere più amore.

Significa essere in grado, da una parte, di costruire emozioni positive e, dall’altra, di affrontare e superare quelle negative. Per esempio, anziché farti travolgere dalla rabbia quando qualcuno ti ferisce, reagisci in modo più equilibrato ed empatico.

Emotional Freedom, la libertà emotiva, prevede un’evoluzione sia sul piano personale sia su quello spirituale.

Imparare a lavorare sulla negatività, anziché arrendersi, è necessario per crescere spiritualmente ed elevarsi al di sopra della propria meschinità.

Liberarsi significa eliminare gli schemi emotivi controproducenti e vedere se stessi e gli altri attraverso la lente del cuore”.

Sicuramente ci sono aspetti della tua vita che hai necessità di cambiare, per poter migliorare te stesso e imparare ad amare.

Ricordati: il potere dell’amore è alla base della libertà emotiva.

Forse lo hai capito già: essere emotivamente liberi significa fare ritorno al cuore.

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Counselor ad Approccio Umanistico Esistenziale

Terapeuta Naturale, Life Coach e Formatore Psicobiologico del Benessere 


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La buona pratica delle Pagine del Mattino

come liberarsi della spazzatura emotiva: un metodo efficace

La buona pratica delle Pagine del Mattino

di Maria Amata Di Lorenzo

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Sarà capitato anche a te di ritrovarti ingolfato, per non dire oppresso, da tanti pensieri, ansie, preoccupazioni, che tolgono serenità al tuo vivere quotidiano.

Il più delle volte queste angustie cominciano fin dalle prime ore del mattino, è un’inquietudine simile a un sottofondo e che dà una bassa tonalità alle tue giornate, e non sai neppure tu che cosa sia di preciso però ne vedi gli effetti invalidanti sul piano psicologico e anche fisico.

Si tratta semplicemente di spazzatura emotiva.

Te ne devi liberare, ma in questo caso non puoi usare i sacchetti dell’immondizia come fai con la spazzatura normale, residui di cibo e oggetti inutili. La spazzatura emotiva è un’altra cosa.

Come fare davvero a liberarsene?

Ho pensato a una buona pratica, è facile da imparare, e molto molto semplice da mettere in atto, assimilandola alle tue abitudini giornaliere.

Perché non incominciare da subito?

Ti bastano solo quindici minuti al giorno.

In una giornata fatta di ventiquattro ore di certo non è difficile ritagliarsi quindici minuti, soprattutto se lo facciamo al mattino presto, appena alzati.

Dopo il trillo della sveglia e i necessari primi sessanta secondi di mi-alzo-o-non-mi-alzo che ti inducono a rimanere ancora un po’ a poltrire nel tuo letto con gli occhi chiusi, tu apri finalmente gli occhi e vai a sederti nel luogo più tranquillo della tua casa, quello in cui non ti disturberà nessuno, e scrivi le tue pagine del mattino.

Cosa sono le “pagine del mattino”?

Non sono un diario, sono quindici minuti di “drenaggio cerebrale”, io lo chiamo così, e praticandolo ininterrottamente posso garantirti che i benefici si vedono, eccome!

Ma entriamo nel dettaglio: come si devono scrivere queste pagine?

Si scrivono appena svegli, con la mente che sta uscendo dalle brume dei sogni notturni, e sono un mezzo potente per andare “di là”.

Di là dove? – mi dirai tu.

Di là dalla paura, dalle idee e dai problemi che ti assillano fin dalle prime ore del mattino, per trovare soluzioni insperate che vengono dettate dall’inconscio, e soprattutto per trovare un luogo calmo del cuore da cui poter far ripartire il nuovo giorno, che non sarà più una zavorra di cose da compiere ma una straordinaria catena di opportunità.

Bastano solo quindici minuti

Bastano solo quindici minuti, un quaderno a righe o a quadretti, una penna e tre pagine da scrivere ogni giorno, senza mai saltarne uno.

Attenzione: le pagine del mattino non vanno “pensate”, non stai facendo un componimento di bella scrittura, e in questo forse gli scrittori di professione troveranno qualche difficoltà, per l’abitudine di scrivere in bello stile che è una forma mentis molto difficile da scrollarsi di dosso.

Al contrario, chi non ha mai scritto in vita sua ne può essere avvantaggiato. Le pagine del mattino, infatti, sono scrittura grezza, vergata di getto, fatta seguendo unicamente il flusso dei propri pensieri.

Non censurare niente!

Puoi essere arrabbiatissimo quel giorno per una serie di problemi che stai avendo e allora butta sulla carta la tua rabbia, dalle un nome, non avere paura di tirar fuori cose banali o meschine o ridicole.

Non censurare niente. Questa accozzaglia lamentosa, fatta magari di idee stupide, pensieri ripetitivi, autocommiseranti, rabbiosi o futili rappresenta quella zavorra di preoccupazioni che intasano la nostra mente per tutto il giorno, che opprimono il nostro cuore e non ci fanno vivere bene, in modo sereno.

Capisci adesso perché è importante tirarle fuori, grazie alla scrittura quotidiana di queste pagine da fare tassativamente al mattino appena svegli?

È questo infatti il momento migliore, quello che porterà più efficacia alla tua vita e cambierà la trama dei tuoi giorni.

Chiunque scriva fedelmente le pagine del mattino sarà guidato a un contatto con una sorgente di chiarezza interiore.

Nessuno dovrà leggere le tue pagine, nemmeno tu.

Devi solo scrivere

Devi solo scrivere, e non tornare mai indietro a leggere quello che hai scritto.

E quando il quaderno sarà finito, devi strapparlo e buttarlo via.

Non stai infatti scrivendo un diario o un romanzo, ma ti stai sbloccando dentro, ti stai “scongelando” un po’ alla volta e non hai bisogno di rileggere o conservare le pagine che vieni scrivendo di giorno in giorno.

Esse hanno già assolto la loro funzione nel momento stesso in cui tu le stendi sulla carta.

Perciò scrivile ogni giorno e riponile in un luogo sicuro, lontano da occhi indiscreti.

Niente paura!

Se fai parte di quella schiera di persone che in vita loro hanno scritto soltanto la lista della spesa, niente paura, ma affronta anzi con fiducia questa tecnica di ascolto interiore così efficace e anche così facile da mettere in pratica.

Tre paginette al giorno, da fare al mattino appena svegli, lasciando andare i pensieri in libertà.

Credimi, i benefici di questa buona pratica si riverbereranno assai presto nella tua vita quotidiana.

Scommettiamo?

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Counselor ad Approccio Umanistico Esistenziale

Terapeuta Naturale, Life Coach e Formatore Psicobiologico del Benessere 


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Le ferite dei non amati

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Le ferite dei non amati partono d lontano

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Le ferite dei non amati

di Maria Amata Di Lorenzo

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“Con ogni addio impari.
E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non è sicurezza.
E inizi a imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse”.
(Jorge Louis Borges)

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Vivere senza amore. Non avere nessuno con cui dividere la vita, le emozioni, i sogni. È una condizione comune a molti.

Si vive in una sorta di purgatorio esistenziale, dove si espia non si sa bene quale pena. Ma le ferite dei non amati in realtà partono da molto lontano e hanno radici profonde. Sono l’impronta di un bisogno affettivo, di nutrimento e di accudimento, che con il passare degli anni e malgrado le esperienze vissute è però rimasto sempre inappagato.

In questo articolo spiego da dove nasce la “sfortuna” in amore, che poi sfortuna non è, amici miei, perché in realtà ha un fondamento psicologico, e soprattutto come se ne può uscire, per poter vivere una vita vera, autentica, sotto il segno dell’amore.


Una condizione comune a molti

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«Non mi ama proprio nessuno…». «Mi è andata male pure questa volta…». «Si vede che era la persona sbagliata…».

Che cosa significano frasi come queste?

Quante volte le abbiamo sentite proferire dagli altri, e chissà quante volte le abbiamo dette noi stessi, o – se non proprio dette – le abbiamo pensate almeno qualche volta nel segreto del nostro cuore.

Che cosa vogliono dire?

Sono il segno di una vecchia ferita mai rimarginata e per questo ancora dolorosa. Sono l’impronta di un bisogno d’amore che col passare degli anni e delle esperienze è però rimasto sempre inappagato.

Non avere nessuno con cui dividere la vita, le emozioni, su cui riversare l’amore e da cui ricevere amore. È una condizione comune a molti.

Molti di noi non si sentono compresi, ma abbandonati, soli pur non essendo mai veramente soli, non amati oppure amati male o troppo poco.

Sentimenti che spesso hanno origini antiche: in un’esperienza affettiva non felice vissuta nell’infanzia, che si è radicata profondamente influenzando tutte le successive relazioni.

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Un meccanismo inconscio

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Pensiamo al caso di un bambino che durante la sua infanzia ha sempre visto i suoi genitori come persone distaccate e poco affettive. Non ci possiamo sorprendere allora se quel bambino crescendo e diventando uomo cercherà una compagna con le stesse caratteristiche: fredda e ambivalente. Che non lo amerà come lui desidera essere amato, con tenerezza e passione e totalità di sentimenti.

Questo meccanismo in realtà non è un atteggiamento consapevole, ma la riattuazione di un modello di affettività appreso durante l’infanzia.

Un meccanismo inconscio, che scava un solco sovente profondo dentro il cuore e genera molta sofferenza per gli anni a venire.

È da lì che allora dobbiamo partire.

Non esiste infatti alcuna “sfortuna” nel fatto che non si riesca a trovare nessuno che ci ami. Non è sfortuna se si finisce per non incontrare mai l’agognata anima gemella o se si viene sistematicamente abbandonati.

Possiamo dare la colpa al destino che mette sulla nostra strada persone “sbagliate”, ma la verità è un’altra. Noi attiriamo esattamente quelle persone che risvegliano dentro di noi le ferite emotive che si sono sedimentate nella nostra psiche a partire dai primi anni di vita.

Divenuti adulti ripercorriamo sempre lo stesso sentiero di sofferenza.

Capite bene, dunque, che la sfortuna non c’entra proprio niente con queste sotterranee dinamiche dell’inconscio.

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Il modello di attaccamento

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La ragione di ciò che noi viviamo come fallimento e come “vuoto” affettivo sta unicamente nel passato, in quel tempo della nostra prima infanzia in cui abbiamo vissuto la cosiddetta fase dell’attaccamento, una fase che va da zero a tre anni.

Anni davvero cruciali per la nostra crescita emotiva, come ci insegna John Bowlby.

È lì infatti che si creano dei modelli e noi viviamo ogni cosa in modo “poroso”, assorbendo come spugne dal mondo circostante.

Se in questi primi anni abbiamo avuto una madre con un comportamento evitante o ambivalente nei nostri confronti, o magari un padre assente, ecco che si sono creati allora i presupposti per la nascita di quella lunga serie di rapporti disfunzionali che poi vivremo da adulti con grande sofferenza emotiva e psichica (ossessioni amorose, relazioni con persone già impegnate oppure sfuggenti, innamoramenti a senso unico).

Dentro di noi, in una parte molto profonda di noi stessi, inaccessibile alla nostra coscienza, c’è stato un tempo in cui si sono prodotte delle ferite emotive, e queste ferite adesso attendono di essere comprese e risanate.

La posta in gioco, infatti, è molto alta: si tratta della nostra felicità affettiva.

Far finta che esse non ci siano vanifica tutta la nostra esistenza.

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La ferita dei non amati

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E in verità la ferita dei non amati parte da molto lontano.

Comincia da quel giorno – te lo ricordi quel giorno? – in cui tua madre ti dice che piangere è “roba da femminucce”. E tu, anche se appartieni al genere femminile, non te lo puoi permettere: devi essere una dura, per diamine, e affrontare a muso duro la vita.

Niente debolezze, perciò, niente cedimenti, tu devi farti valere e farti strada nella vita. Ed è per questo che lei ti ha allevato a suon di sberle e di sgridate invece che di carezze e di abbracci.

Quelle carezze e quegli abbracci ti mancheranno sempre.

Comincia da quella sera – te la ricordi quella sera? – in cui tuo padre non fa ritorno a casa. E le ore passano torturandoti, ed è una vuota attesa, perché lui non torna e non tornerà. Né quella sera né mai.

E tu non gli potrai mai dire quello che sognavi di dirgli da un tempo infinito e non c’era mai il tempo, no, non c’era mai il modo, né il momento più adatto per farlo.

E adesso c’è una lastra di silenzio nella tua vita, che rimane per sempre incollata alla tua anima. E non basterà un amore, non basteranno una o dieci o cento donne che da adulto incontrerai per infrangere quel silenzio che ti è cresciuto giorno dopo giorno intorno al cuore.

Hai smesso di parlare, passi le giornate con le cuffie attaccate alle orecchie ad ascoltare musica, comunichi soltanto l’essenziale, e non ti aspetti più nulla dalla vita, solo una sequela di doveri e di rimpianti, e non sai cosa significhi la parola felicità.

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Il purgatorio esistenziale

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I non amati – e molti di noi lo siamo o lo siamo stati – vivono sovente in una sorta di purgatorio esistenziale, dove si espia non si sa bene quale pena, con lo sguardo rivolto al passato, a cui si è ancora legati da pesanti catene.

Come spezzare questo carcere emotivo e psichico?

Il nostro passato, a furia di pensarci, di rimuginarci sopra anche mille volte, non ritorna. Ed è un bene che non ritorni, perché in definitiva non esiste più. Esistono soltanto le ombre che si proiettano sul nostro presente.

Dunque, rimaniamo legati a un’ombra? Non sarebbe meglio andare verso la luce?

La luce è il nostro presente. È la vita di oggi, che è l’unica casa da abitare.

Noi non possiamo restituire vita al passato, e neppure sarebbe giusto.

Dobbiamo comprendere le esperienze della nostra vita, anche le più dolorose, analizzarle fino in fondo e non avere paura di riportare in superficie gli eventi dolorosi che ci hanno fatto male. Non dobbiamo seppellirli ma analizzarli, comprenderli e poi lasciarli andare.

Solo così ce ne possiamo veramente liberare, perdonando noi stessi per primi, che è la cosa più difficile da fare, e così infine recuperare, nuovamente intatta, la nostra facoltà di amare e soprattutto di essere amati, di ricevere amore e di riconoscerlo.

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Uscire dal passato con il perdono

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Molti mi domandano se sia mai possibile uscire dalle spire del proprio passato. Sì, a patto di rompere il cerchio. E di scegliere il perdono.

Che non significa dover condonare o giustificare o approvare il dolore ricevuto, ma semplicemente lasciar andare, abbracciare la libertà.

Forse adesso sei molto arrabbiato con i tuoi genitori, per quello che loro non ti hanno saputo dare, per gli anni che hai vissuto male, per il tempo che non ritornerà più e tu lo senti chiaramente dentro di te, lo senti quasi con spasimo e con struggente malinconia, che gli anni migliori se ne sono andati via e con essi anche la vita che non hai potuto vivere nella pienezza della felicità “per colpa loro”.

Ma pensaci bene.

Tuo padre ormai non c’è più da molti anni, ed anche tua madre è morta oppure è molto anziana, è fragile come un fuscello nella sua vecchiaia un po’ penosa, con le sue idee fisse, sempre quelle. Che cosa mai potresti dirgli o dirle ora?

Di che cosa li potresti rimproverare?

Forse loro stessi hanno ricevuto delle profonde ferite nella loro vita, quando erano molto piccoli. In genere è così che succede.

Ci hai mai pensato?

Se è andata così, come avrebbero potuto dare a te quello che neppure loro avevano conosciuto? Come potevano agire in modo diverso se a loro volta non erano stati amati o erano stati amati poco o male, se l’amore vero non era mai entrato nella loro vita?

Pensaci, dunque, e perdona. Perdona e comprendi.

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Perdona e va’ avanti

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È necessario spezzare la catena di dolore che ci lega al passato ed uscire dal carcere emotivo e psichico in cui il rifiuto e l’abbandono un giorno ci hanno rinchiuso, per poter vivere una vita che sia degna di essere vissuta. Sotto il segno dell’amore, quello vero.

E nell’istante in cui tu chiuderai la porta sul tuo passato, perdonando tutte le persone che ti hanno fatto soffrire, non solo tuo padre e tua madre ma tutte le persone che hai amato soffrendo a causa loro, perdonando infine anche te stesso per aver permesso loro di farti soffrire, ti sentirai pronto a ricevere l’amore.

Che è già presente nella tua vita, solo che tu non lo conosci ancora e non lo vedi perché è avvolto in quel cono d’ombra che da tanto tempo sta intorno al tuo cuore.

Lo apri e trovi la luce e il calore che ti fanno stare bene e di cui hai bisogno. Lo apri e trovi tutto l’amore che era lì da sempre ad aspettarti.

 


Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Counselor ad Approccio Umanistico Esistenziale

Terapeuta Naturale, Life Coach e Formatore Psicobiologico del Benessere


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Mai ‘na gioia

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Mai ‘na gioia

di Maria Amata Di Lorenzo

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Abito da alcuni anni nel gelido e profondo nord, ma quando ancora vivevo a Roma, la mia città, mi capitò un giorno – mentre camminavo lungo una strada assolata – di essere attratta da una scritta che compariva sul muro di cinta di un palazzo.

Era in stampatello, a lettere cubitali, e diceva: MAI ‘NA GIOIA.

Rimasi a guardarla per un po’, meravigliata di trovare scritto su un muro un concetto che avevo già sentito alcune volte pronunciare da persone sfiduciate al culmine della loro tristezza esistenziale: mai ‘na gioia… ed era sottinteso il seguito di quel pensiero: “nella mia vita non c’è stato mai un giorno felice”.

Ma chi era che aveva scritto quel pensiero sul muro? Impossibile saperlo.

E perché lo aveva fatto? Per effetto della sua profonda tristezza, che tracimava in scontento, e che doveva essere condivisa con quante più persone possibili, con dei passanti sconosciuti…

Un atto di coraggio, di rivolta? Anche, ma soprattutto un atto di consapevolezza.

Una cosa molto buona, tanto più buona, miei cari amici, del finto ottimismo che trasuda da tante bacheche dei social network e dalle riviste patinate che si vendono in edicola.

La consapevolezza è una cosa molto buona perché ci permette di ri-costruire, di rifondare la nostra vita. Ad occhi aperti.

Perciò noi dobbiamo ricercarla attivamente, ponendo insieme e facendo dialogare il pessimismo dell’intelligenza con l’ottimismo della volontà.

La dobbiamo ricercare, mettendo da parte la girandola frenetica dei nostri impegni quotidiani. Non la possiamo trovare, infatti, nel caos delle nostre giornate zeppe di impegni di casa e di lavoro, e poi di diversivi ricercati per non pensare e non far caso al vuoto che ci cresce dentro.

Noi quel vuoto lo dobbiamo conoscere, e lo dobbiamo ascoltare.

La consapevolezza è il primo passo per uscire dalla nebbia dello scontento, è un processo interiore che ci mette davanti alla realtà nuda e cruda perché solo in questo modo noi la possiamo cambiare. Non per lamentarci, non per autocommiserarci, ma per dare un nome preciso a quello scontento e per liberarcene con opportuni salutari cambiamenti.

Fare chiarezza è il primo passo. Fermarsi. Prendersi un po’ di tempo, noi da soli in una stanza, magari con una penna e un foglio in mano.

Sarà un momento di svolta.

Sarà un momento di svolta, amici miei, perché non sarà più sterile lamentela che ci frigge il cuore ma nuova consapevolezza, che giunge a ondate dentro di noi e ci dona un cielo limpido e sereno: la nostra mente centrata e collegata al sentire del nostro cuore.

Solo da lì possiamo ripartire.

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Counselor ad Approccio Umanistico Esistenziale

Terapeuta Naturale, Life Coach e Formatore Psicobiologico del Benessere 


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Il nostro giardino segreto

© Konstantin Somov – Open door on a garden (all rights reserved)

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Il nostro giardino segreto

di Maria Amata Di Lorenzo

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L’anno che da poco è andato via è stato un anno importante per me, ma anche difficile e faticoso. Adesso si volta pagina.

Mi auguro che il 2019 sia un anno dolce, poetico e intenso, un anno pieno di sentimenti come piace a me… Lo stesso spero per voi, miei cari amici ed amiche. Felice anno nuovo, dunque, con tanto amore e gioia!

Ora che il nuovo anno è cominciato, facciamo dei buoni propositi per la nostra vita.

Li facciamo sempre, non è vero?

A ogni principio dell’anno, poi però succede che tanto spesso questi si perdano per strada…

Forse abbiamo formulato dei progetti troppo grandi per noi, che richiedevano un impegno superiore alle nostre forze, che richiedevano magari un supplemento di attesa, di pazienza e noi invece non abbiamo saputo aspettare, pazientare.

Siamo abituati alla fretta, alla velocità, che poi si traduce in ansia. Mentre saper andare in profondità regala pace e calore, l’approdo a un luogo calmo e fermo che sta dentro il nostro cuore.

Non è difficile trovarlo.

Molti di voi mi hanno chiesto nei giorni scorsi che progetti ho per il nuovo anno. Mi avete chiesto se scriverò un nuovo libro.

No, non lo farò.

Non ho nuovi libri in programma, perché quello che farò in questo nuovo anno è una cosa molto, molto desiderata, nonché necessaria. Qualcosa che io chiamo: riempire il pozzo.

C’è dentro ciascuno di noi, voi lo sapete, un giardino, fiori e foglie e frutti vi nascono e vi crescono in modo disordinato, spontaneo, noi vi attingiamo continuamente, ogni giorno della nostra vita, e senza  pensarci, lo facciamo in modo automatico, credendo che questa bella e varia natura non debba finire mai, che il pozzo artesiano, quello profondo e ricco d’acqua che sta al centro esatto di quel giardino, debba buttare acqua per noi all’infinito.

Ma il pozzo comincia a prosciugarsi, gli alberi devono essere ogni tanto potati, le foglie secche portate via…

La vita interiore, che per noi artisti (tutti lo siamo, consapevoli o no) coincide con il pozzo della nostra creatività, è una fonte molto profonda ma non è una fonte inesauribile, al contrario essa va alimentata, rifocillata continuamente, il serbatoio emozionale e psichico va riempito con regolarità se non si vuole rimanere all’asciutto, svuotati.

Non è però questa una cosa che riguarda soltanto noi che abbiamo nello specifico una vocazione artistica, come scrivere, suonare o dipingere, riguarda tutti.

Nelle Sacre Scritture si parla di “cuore” ed è ciò che in psicologia si definisce come “nucleo” o “”. Riguarda la parte più interna di noi, lo spirito, il nostro io.

La nostra anima è appunto quel giardino dal pozzo artesiano posto al centro, tra fiori e frutti, sempre vivo e zampillante. Ci avete mai pensato?

Dunque, è venuto il momento per me di ripopolare quel luogo interno del cuore. Fermandomi, riflettendo, ascoltando la mia interiorità. Studiando, perché ho bisogno di studiare cose nuove. Aprendo la mia mente e soprattutto la mia creatività a nuovi stimoli, a nuove percezioni.

La vita non finisce in un libro

Per molti anni la mia esistenza è parsa somigliare a un paesaggio intravisto velocemente dal finestrino di un’auto in corsa.

Ma non è correndo che puoi apprezzare il panorama, lo farai solo se procedi lentamente.

La vita non finisce in un libro, la vita è molto più varia e sfaccettata di quella che io ho conosciuto fino ad oggi.

Spero che qualcuno di voi intraprenda, come me, un necessario viaggio interiore, per vivere con maggiore intensità e consapevolezza, e che lo faccia con l’animo rischiarato dalla fiducia, senza paura, perché “i regali di Dio fanno impallidire i più bei sogni degli uomini”, dice il verso smagliante di una poetessa a me tanto cara, Elizabeth Barrett-Browning.

Ed è tutto vero, sapete?

Ora che un nuovo anno è cominciato, facciamo dei buoni propositi per la nostra vita.

A cominciare da questo: vogliamoci più bene. Non aspettiamo sempre che siano gli altri a farlo.

Se non vogliamo bene per primi a noi stessi che cosa porteremo agli altri in dono della nostra interiorità, che cosa regaleremo del nostro cuore?

Dedichiamo anche un po’ del nostro tempo a fare quelle cose che ci fanno sentire bene.

Troviamo uno spazio personale, anche piccolo, dove poter essere liberi di fare ciò che più amiamo: leggere, disegnare, ascoltare la musica.

Questo sarà il nostro “giardino segreto”, dove poter scoprire delle capacità del tutto nuove ed impensate per noi.

Ma, soprattutto, amici miei, coltiviamo un sano senso dell’umorismo, cominciando per primi a ridere di noi stessi… Non è uno spreco di tempo, ma un investimento per la vita.

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Counselor ad Approccio Umanistico Esistenziale

Terapeuta Naturale, Life Coach e Formatore Psicobiologico del Benessere 


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Un consapevole 2019

Un consapevole 2019

di Maria Amata Di Lorenzo

 

Un anno ci ha lasciato, il 2018. Un anno denso, faticoso, a tratti difficile, però anche importante. Ne convieni?

Abbiamo compreso molte cose. Abbiamo fatto i conti con le nostre ombre. Ed ora entriamo nell’energia del 2019 che è un anno per così dire trinitario.

Infatti, chi conosce la numerologia lo sa: la somma dei numeri che compongono questo anno equivale a 3.

È un anno che ci esorta a fare spazio dentro di noi per accogliere l’amore, quello vero.

Il numero 3 rappresenta anche la mente, il corpo e lo spirito, ed è necessario che siano allineati, a creare la nostra armonia interiore, che è unica e personale.

Guardare dentro di noi e fare il punto della situazione, di ciò che noi vogliamo e di ciò che non vogliamo, mettendo tutto nero su bianco, è molto importante per la nostra crescita spirituale.

A questo allora serve il LifeBook 2019, ed è per questo che io l’ho creato per te.

Ho realizzato appositamente per te una guida per riflettere sull’anno che ti sei appena lasciato alle spalle e per progettare nuove splendide cose per questo anno che comincia.

Il LifeBook 2019 è un regalo per gli iscritti alla mia newsletter Buoni passi nella gioia. Se non lo hai fatto ancora, vai a prenderlo su questa pagina [ndr: offerta valevole fino al 31 gennaio 2019).

Dunque, il 2019 è da poco cominciato.

Non affrontarlo con sentimenti di delusione o di tristezza.

Non abbandonare la speranza. Hai infatti una pagina tutta bianca da scrivere, ed è il tempo nuovo che incomincia.

Perché allora non cominci questo anno con un bel proposito?

Il proposito di eliminare dal tuo vocabolario la parola “dovrei” e di sostituirla con un’altra parola, la parola “potrei“.

Ti sembra una differenza da poco? E invece non lo è.

Cambia tutto, credimi, e se tu hai la costanza di resettare dal tuo cervello l’onnipresente dovrei che usi immancabilmente un milione di volte al mese, ti assicuro che la tua vita cambierà sensibilmente.

Fallo per 30 giorni, e poi per altri 30 giorni, e poi per ancora 30 giorni.

Ci vogliono infatti 90 giorni per acquisire una nuova abitudine in automatico, perché questo è il tempo che occorre per formare dei nuovi circuiti neuronali all’interno del nostro cervello.

Perciò, tu non demordere, cancella per sempre il “dovrei” e mettici un bel potrei.

Tra 90 giorni poi raccontami com’è andata. Sono sicura che mi dirai delle cose interessanti.

Prendi coscienza di questa verità

Prendi coscienza di questa verità: sono i tuoi pensieri e le tue parole a creare la tua realtà.

La creano interamente, il mondo esterno infatti è solo un riflesso di quello che tu hai dentro. Lo riflette come uno specchio, e tu invece pensi che le sfortune siano capitate tutte a te e che il mondo intero quasi ce l’ha con te. Non è quel che hai pensato più di qualche volta?

La verità è che tu non potrai mai modificare le cose che desideri cambiare, e non ti servirà a nulla fare dei bei propositi all’inizio del nuovo anno, come immagino stai facendo in questi giorni, e come probabilmente hai già fatto gli anni passati, se non vai a modificare il tuo schema mentale.

Non sarebbe allora una bella abitudine da prendere in questo nuovo anno quella di ripulire i nostri pensieri e le nostre parole?

Cominciando da “dovrei”

Cominciando da “dovrei” e continuando con tutte quelle parole e quei pensieri che ci limitano, che ci fanno sentire tristi e arrabbiati, che ci inoculano pessimismo ogni giorno goccia a goccia ed è un veleno per la nostra mente che manda all’aria la nostra vita sabotando tutti i nostri bei progetti.

Eliminiamoli, mettendo al loro posto i corrispettivi termini positivi. Credimi, è un rovesciamento di prospettiva che darà i suoi frutti.

Facendolo ogni giorno, alla fine diventerà automatico. Soltanto le prime volte dovrai starci un poco attento, ma poi non ci penserai più perché ti verrà naturale.

È come svuotare il cestino della spazzatura.

Tutte le parole negative, limitanti, i pensieri grigi e neri che ti affollano la mente sono la spazzatura che devi eliminare per poter vivere la vita che desideri.

Fallo e non te ne pentirai.

Ti auguro un consapevole e sereno 2019.

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Counselor ad Approccio Umanistico Esistenziale

Terapeuta Naturale, Life Coach e Formatore Psicobiologico del Benessere 


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Anno nuovo, vita vecchia? – No, grazie.

 

Anno nuovo, vita vecchia? – No, grazie.

di Maria Amata Di Lorenzo

 

Leggevo qualche giorno fa su un giornale che i propositi di cambiare vita che si fanno solitamente alla fine di ogni anno solare non durano che lo spazio di una settimana o due, il tempo sufficiente cioè per infrangersi miseramente contro la nostra pigrizia e contro le prime inevitabili difficoltà che ogni tipo di cambiamento porta con sé.

Lo sai che cos’è che non funziona?

Semplicemente il fatto che noi vogliamo cambiare vita ma la nostra testa no,non ci segue, la nostra testa non vuole il cambiamento.

La nostra testa continua a essere ingabbiata nelle medesime strutture mentali – quelle di ieri, di un anno fa, di dieci anni fa – e queste rigide strutture psichiche non portano al cambiamento, ma favoriscono la stagnazione, l’immobilismo, la stasi.

Sono un prodotto della paura.

Paura di che? – potresti domandarmi. Paura della felicità, ti rispondo. Di quella felicità che potrebbe aspettarci, appena svoltato l’angolo delle vecchie noiose ma rassicuranti abitudini, quelle che ci tengono intrappolati nella comfort zone.

Ma tu lo sai, non si può crescere fino a quando si sta rincantucciati nella trincea che chiamiamo “zona di conforto”. Sembra un riparo ma è una trincea fallace, che non salva né protegge dai colpi della vita, li rimanda solo per un po’, facendo finta di proteggerci. Dunque, è una gabbia, non una protezione.

Vuoi davvero cambiare la tua vita per poter essere più felice?

Vuoi vivere veramente al massimo delle tue possibilità?

Allora hai soltanto una cosa da fare: se vuoi ottenere dei risultati veri devi cambiare il tuo assetto mentale.

Devi pensare in un altro modo, introdurre pensieri nuovi, altrimenti tutto rimane come prima, come sempre.

Ed è un vero peccato, perché il cambiamento è vita. Vita che si rinnova. Vita che sa produrre miracolose rinascite. Vita che per noi è necessaria.

Ti confesso che anch’io ho fatto i miei bei propositi per il nuovo anno e sono più che mai decisa questa volta a mantenerli. Tutti, nessuno escluso.

E per questo mi sono messa già all’opera per introdurre nuove abitudini nella mia vita di ogni giorno, perché lo so bene – permettimi di sconfinare un po’ nei miei studi di neuroscienze – che nuovi pensieri e nuove abitudini creano percorsi neuronali nuovi, il che vuol dire nuova linfa per la nostra vita e il nostro benessere psicofisico.

Perché noi ci rinnoviamo dall’interno, a partire dalle nostre stesse cellule cerebrali, ed è un rinnovamento profondo e duraturo.

Te ne parlerò ancora più avanti, ma nel frattempo se tu vuoi raccontarmi i tuoi propositi per il 2019 mi farà molto piacere conoscerli.

E, non serve neppure aggiungerlo, quest’anno io farò spudoratamente “il tifo” per te perché si realizzino: tutti, nessuno escluso.

Pensa in grande, allora, non frenarti!

Non c’è niente di più bello che dare vita a nuovi progetti. Non c’è niente di più bello che divenire consapevoli che si ha un grande potenziale dentro di sé e che si è capaci di realizzarlo totalmente, gettando il cuore oltre l’ostacolo e non lasciandosi sopraffare da tutte quelle stupide paure che il nostro ego crea in continuazione dentro di noi per poterci sabotare.

Allora, che aspetti? Fai brillare il coraggio e mettiti in marcia, perché il mondo quest’anno ti sta aspettando!

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Counselor ad Approccio Umanistico Esistenziale

Terapeuta Naturale, Life Coach e Formatore Psicobiologico del Benessere


 

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Volere tutto

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Volere tutto

di Maria Amata Di Lorenzo

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Un giorno di molti anni fa, quando lavoravo ancora come giornalista, ho chiesto a una ragazza ventenne che stava entrando in un ordine monastico di stretta clausura: “Perché lo fai?

Lei aveva tutto, infatti, un bel lavoro, un fidanzato meraviglioso, una famiglia perfetta, molte buone amicizie, insomma una ricca vita sociale.

Perché lasciare tutto questo per rinchiudersi fra le quattro mura di un convento?

Perché voglio tutto”, mi rispose lei con un sorriso. E la sua risposta mi spiazzò.

Voglio tutto. Ci ho ripensato qualche giorno fa leggendo i quotidiani del 21 novembre.

Il 21 novembre nel mondo cattolico si festeggia la Presentazione di Maria bambina al Tempio, data liturgica associata alla vita claustrale.

E più di un quotidiano nazionale l’altra mattina metteva in evidenza questo dato di fatto: malgrado la crisi delle vocazioni, malgrado il lento e inarrestabile declino di tanti ordini religiosi, c’è una realtà che non ha mai conosciuto flessioni in questi anni, nessuna crisi, anzi un rigoglio costante: la vita consacrata di stretta clausura.

Perché?

Tutti a chiederselo, a cercare di risolvere il rompicapo con gli strumenti della psicologia, della sociologia, con analisi a volte fumose e bizzarre…

Io ci pensavo, e pensavo soprattutto a quello che mi disse allora quella ragazza, oggi felicemente in clausura da oltre dieci anni: “perché voglio tutto”.

E poi cercò di spiegarmi che cosa voleva dire: “Io in fondo voglio le stesse cose che vogliono tutti i miei coetanei – mi spiegò lei –, e cioè l’assoluto”.

“È questo infatti che noi vogliamo”, continuò, “che noi cerchiamo con ogni mezzo, lo cerchiamo anche nei paradisi artificiali della droga, sai? Ma un giorno io ho compreso questo, che è solo Dio il bene assoluto e se uno capisce una cosa come questa non può scegliere niente di diverso…”

Come nasca una vocazione alla vita religiosa è un mistero, e davanti al mistero io mi inchino, non lo impoverisco con i miei piccoli ragionamenti.

Non ne faccio un discorso di fede e di non fede, non entro nel campo della religione ma in quello, molto più vasto e universale, della vita.

Io credo che tutto questo abbia a che fare con la felicità.

Si può costruire la propria esistenza inseguendo il successo professionale, il denaro, gli onori, le gioie della famiglia, il sesso, il potere, e qualunque altra ambizione umana, ma nessuno mi può togliere dalla testa che al fondo di tutto c’è la ricerca della felicità.

Noi desideriamo unicamente poter essere felici.

Ed il passo successivo è questo: un giorno capiamo che la felicità viene da una cosa soltanto: l’amore.

Ed allora non ci accontentiamo più di amori a rate, di scampoli di amore che invece amore non sono. Vogliamo l’amore vero. Vogliamo tutto.

La ricerca di questo “tutto” impegnerà tutta la nostra vita.

Capire come arrivarci, come conquistare questa totalità, questa armonia esistenziale sarà lo scopo dei nostri giorni.

Le strade sono molteplici: in una vocazione religiosa oppure professionale, in una vita amicale o in una famiglia, anche da eremiti in cima a un cocuzzolo o nel cuore nascosto di una città, non ha importanza, quello che conta è mettersi in cammino, e comprendere che solo l’amore ci completa.

Ci fa pieni, ci fa ricchi. Ci realizza come uomini e come donne.

Per questo, “volere tutto” può essere assolutamente necessario.

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Counselor ad Approccio Umanistico Esistenziale

Terapeuta Naturale, Life Coach e Formatore Psicobiologico del Benessere


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