Anno nuovo, vita vecchia? – No, grazie.

 

Anno nuovo, vita vecchia? – No, grazie.

di Maria Amata Di Lorenzo

 

Leggevo qualche giorno fa su un giornale che i propositi di cambiare vita che si fanno solitamente alla fine di ogni anno solare non durano che lo spazio di una settimana o due, il tempo sufficiente cioè per infrangersi miseramente contro la nostra pigrizia e contro le prime inevitabili difficoltà che ogni tipo di cambiamento porta con sé.

Lo sai che cos’è che non funziona?

Semplicemente il fatto che noi vogliamo cambiare vita ma la nostra testa no,non ci segue, la nostra testa non vuole il cambiamento.

La nostra testa continua a essere ingabbiata nelle medesime strutture mentali – quelle di ieri, di un anno fa, di dieci anni fa – e queste rigide strutture psichiche non portano al cambiamento, ma favoriscono la stagnazione, l’immobilismo, la stasi.

Sono un prodotto della paura.

Paura di che? – potresti domandarmi. Paura della felicità, ti rispondo. Di quella felicità che potrebbe aspettarci, appena svoltato l’angolo delle vecchie noiose ma rassicuranti abitudini, quelle che ci tengono intrappolati nella comfort zone.

Ma tu lo sai, non si può crescere fino a quando si sta rincantucciati nella trincea che chiamiamo “zona di conforto”. Sembra un riparo ma è una trincea fallace, che non salva né protegge dai colpi della vita, li rimanda solo per un po’, facendo finta di proteggerci. Dunque, è una gabbia, non una protezione.

Vuoi davvero cambiare la tua vita per poter essere più felice?

Vuoi vivere veramente al massimo delle tue possibilità?

Allora hai soltanto una cosa da fare: se vuoi ottenere dei risultati veri devi cambiare il tuo assetto mentale.

Devi pensare in un altro modo, introdurre pensieri nuovi, altrimenti tutto rimane come prima, come sempre.

Ed è un vero peccato, perché il cambiamento è vita. Vita che si rinnova. Vita che sa produrre miracolose rinascite. Vita che per noi è necessaria.

Ti confesso che anch’io ho fatto i miei bei propositi per il nuovo anno e sono più che mai decisa questa volta a mantenerli. Tutti, nessuno escluso.

E per questo mi sono messa già all’opera per introdurre nuove abitudini nella mia vita di ogni giorno, perché lo so bene – permettimi di sconfinare un po’ nei miei studi di neuroscienze – che nuovi pensieri e nuove abitudini creano percorsi neuronali nuovi, il che vuol dire nuova linfa per la nostra vita e il nostro benessere psicofisico.

Perché noi ci rinnoviamo dall’interno, a partire dalle nostre stesse cellule cerebrali, ed è un rinnovamento profondo e duraturo.

Te ne parlerò ancora più avanti, ma nel frattempo se tu vuoi raccontarmi i tuoi propositi per il 2019 mi farà molto piacere conoscerli.

E, non serve neppure aggiungerlo, quest’anno io farò spudoratamente “il tifo” per te perché si realizzino: tutti, nessuno escluso.

Pensa in grande, allora, non frenarti!

Non c’è niente di più bello che dare vita a nuovi progetti. Non c’è niente di più bello che divenire consapevoli che si ha un grande potenziale dentro di sé e che si è capaci di realizzarlo totalmente, gettando il cuore oltre l’ostacolo e non lasciandosi sopraffare da tutte quelle stupide paure che il nostro ego crea in continuazione dentro di noi per poterci sabotare.

Allora, che aspetti? Fai brillare il coraggio e mettiti in marcia, perché il mondo quest’anno ti sta aspettando!

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta e scrittrice, Maria Amata Di Lorenzo attualmente vive e lavora tra Venezia e Rimini, dopo aver a lungo soggiornato a Roma, città del suo cuore e luogo delle sue radici. È una professionista della relazione d’aiuto, con le qualifiche di counselor ad approccio umanistico esistenziale, terapeuta naturale, formatrice e life coach a indirizzo psicobiologico. Ha scritto e pubblicato diversi libri – di narrativa, poesia e saggistica – che sono tradotti e diffusi in otto lingue. 


 

 

 

L’amore che non abbiamo mai avuto

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L’amore che non abbiamo mai avuto

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Ieri camminavo per le vie del centro, tutte addobbate e scintillanti, e sentivo più malinconia che allegrezza nel vedere tante luci, tanto sfavillìo, tanta pompa esteriore, che si ripresenta puntualmente ogni anno quando viene dicembre e torna Natale nelle sue forme più commerciali, consumistiche, che vi confesso non mi piacciono affatto.

Pensavo allora tra me e me, camminando assorta, a quei versi di Elio Fiore che dicono così: “Maria era tutta vestita di nero, / stava per terra, ferma, composta, / tra le braccia stringeva Gesù. // Sull’affollato corso i passanti / andavano distratti, senza guardare, / senza dare una lira di elemosina. // Maria aveva gli occhi chiusi, / ma due lacrime scendevano / dal viso. Gesù mi sorrideva, // mentre s’accendevano le luci / sul mercato di lusso, sfavillante / di regali, di stelle e di angeli. // Gesù mi stringeva forte la mano / e in quel sorriso innocente, / sentivo tutto il dolore del mondo.”

Il poeta riconosce la madre di Gesù nei panni di una homeless con figlio al seguito in una strada ricca e scintillante di quella che potrebbe essere una qualsiasi città dell’opulento mondo occidentale, tra l’indifferenza dei passanti e un dolore trattenuto, geloso, ricco di dignità.

Spero che anche noi – voi ed io – ci fermiamo almeno in questi giorni a riflettere sul troppo che spesso possediamo (in termini di cibo, vestiario, telefonini, ipad, oggetti di lusso) e sul poco che invece abbiamo veramente: amore, compassione, dialogo, amicizia, merce molto molto rara.

L’amore che non abbiamo mai avuto: è questo amore che ci manca. Di questo amore abbiamo nostalgia.

C’è un bel testo di Trilussa, intitolato Il presepe, che dice:

“Ve ringrazzio de core, brava gente, pé li presepi che me preparate, ma che li fate a fa’? Si poi v’odiate, si de st’amore nun capite gnente… Pe ‘st’amore so’ nato e ce so’ morto, da secoli lo spargo dalla croce, ma la parola mia pare ‘na voce sperduta ner deserto, senza ascorto. La gente fa er presepe e nun me sente; cerca sempre de fallo più sfarzoso, però cià er core freddo e indiferente e nun capisce che senza l’amore er presepe più ricco e più costoso è cianfrusaja che nun cià valore”.

Senza l’amore, dice il poeta, anche il presepe più ricco è cianfrusaglia di nessun valore.

Ma c’è così poco amore nel mondo che la gioia, amici miei, va strappata a viva forza, conquistata con le unghie e con i denti… Vi auguro allora da parte mia un felice Natale e un 2019 ricco di gioia per poter realizzare tutti quei desideri che avete nel vostro cuore.

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta e scrittrice, Maria Amata Di Lorenzo vive e lavora tra Venezia e Rimini, dopo aver a lungo soggiornato a Roma, città del suo cuore e luogo delle sue radici. È una professionista della relazione d’aiuto, con le qualifiche di counselor ad approccio umanistico esistenziale, terapeuta naturale, life coach e formatore psicobiologico del benessere. Ha scritto e pubblicato diversi libri – di narrativa, poesia e saggistica – che sono tradotti e diffusi in otto lingue.


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Volere tutto

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Volere tutto

di Maria Amata Di Lorenzo

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Un giorno di molti anni fa, quando lavoravo ancora come giornalista, ho chiesto a una ragazza ventenne che stava entrando in un ordine monastico di stretta clausura: “Perché lo fai?

Lei aveva tutto, infatti, un bel lavoro, un fidanzato meraviglioso, una famiglia perfetta, molte buone amicizie, insomma una ricca vita sociale.

Perché lasciare tutto questo per rinchiudersi fra le quattro mura di un convento?

Perché voglio tutto”, mi rispose lei con un sorriso. E la sua risposta mi spiazzò.

Voglio tutto. Ci ho ripensato qualche giorno fa leggendo i quotidiani del 21 novembre.

Il 21 novembre nel mondo cattolico si festeggia la Presentazione di Maria bambina al Tempio, data liturgica associata alla vita claustrale.

E più di un quotidiano nazionale l’altra mattina metteva in evidenza questo dato di fatto: malgrado la crisi delle vocazioni, malgrado il lento e inarrestabile declino di tanti ordini religiosi, c’è una realtà che non ha mai conosciuto flessioni in questi anni, nessuna crisi, anzi un rigoglio costante: la vita consacrata di stretta clausura.

Perché?

Tutti a chiederselo, a cercare di risolvere il rompicapo con gli strumenti della psicologia, della sociologia, con analisi a volte fumose e bizzarre…

Io ci pensavo, e pensavo soprattutto a quello che mi disse allora quella ragazza, oggi felicemente in clausura da oltre dieci anni: “perché voglio tutto”.

E poi cercò di spiegarmi che cosa voleva dire: “Io in fondo voglio le stesse cose che vogliono tutti i miei coetanei – mi spiegò lei –, e cioè l’assoluto”.

“È questo infatti che noi vogliamo”, continuò, “che noi cerchiamo con ogni mezzo, lo cerchiamo anche nei paradisi artificiali della droga, sai? Ma un giorno io ho compreso questo, che è solo Dio il bene assoluto e se uno capisce una cosa come questa non può scegliere niente di diverso…”

Come nasca una vocazione alla vita religiosa è un mistero, e davanti al mistero io mi inchino, non lo impoverisco con i miei piccoli ragionamenti.

Non ne faccio un discorso di fede e di non fede, non entro nel campo della religione ma in quello, molto più vasto e universale, della vita.

Io credo che tutto questo abbia a che fare con la felicità.

Si può costruire la propria esistenza inseguendo il successo professionale, il denaro, gli onori, le gioie della famiglia, il sesso, il potere, e qualunque altra ambizione umana, ma nessuno mi può togliere dalla testa che al fondo di tutto c’è la ricerca della felicità.

Noi desideriamo unicamente poter essere felici.

Ed il passo successivo è questo: un giorno capiamo che la felicità viene da una cosa soltanto: l’amore.

Ed allora non ci accontentiamo più di amori a rate, di scampoli di amore che invece amore non sono. Vogliamo l’amore vero. Vogliamo tutto.

La ricerca di questo “tutto” impegnerà tutta la nostra vita.

Capire come arrivarci, come conquistare questa totalità, questa armonia esistenziale sarà lo scopo dei nostri giorni.

Le strade sono molteplici: in una vocazione religiosa oppure professionale, in una vita amicale o in una famiglia, anche da eremiti in cima a un cocuzzolo o nel cuore nascosto di una città, non ha importanza, quello che conta è mettersi in cammino, e comprendere che solo l’amore ci completa.

Ci fa pieni, ci fa ricchi. Ci realizza come uomini e come donne.

Per questo, “volere tutto” può essere assolutamente necessario.

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta e scrittrice, Maria Amata Di Lorenzo attualmente vive e lavora tra Venezia e Rimini, dopo aver a lungo soggiornato a Roma, città del suo cuore e luogo delle sue radici. È una professionista della relazione d’aiuto, con le qualifiche di counselor ad approccio umanistico esistenziale, terapeuta naturale, formatrice e life coach a indirizzo psicobiologico. Ha scritto e pubblicato diversi libri – di narrativa, poesia e saggistica – che sono tradotti e diffusi in otto lingue.


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