La stagione delle eclissi: cosa vuoi che gli altri non vedano?

La stagione delle eclissi:

cosa vuoi che gli altri non vedano?

di Maria Amata Di Lorenzo

 

Questo mese di luglio 2019 è un po’ particolare. Infatti, ci sono ben due eclissi. La prima, di sole, accadrà domani, 2 luglio, alle ore 19,24. La seconda, di luna, ad appena due settimane di distanza, avverrà nella notte del 16 luglio 2019. Che cosa stanno a significare?

Io sono una studiosa di simboli e di archetipi, secondo gli insegnamenti del grande Carl Gustav Jung, teorico dell’inconscio collettivo e della psicologia del profondo. So che le eclissi sono eventi astrali molto importanti. Il loro impatto è deciso e di lunga durata. Ma non sono presagi di sventura, come si usava pensare nell’antichità.

Le eclissi sono eventi potenti ed altamente evolutivi. Dobbiamo ricordare che tutto è ed agisce secondo il perfetto ordine divino. Non colleghiamo perciò alle stelle ed al movimento dei pianeti nulla di superstizioso, di pauroso. Nell’universo tutto obbedisce a Dio che è il Principio di tutto, ed è Amore Assoluto.

Quello che vivremo in questi giorni sarà per noi un momento di grande svolta.

Le eclissi sono eventi potenti ed altamente evolutivi, che accelerano o rendono evidente un cambiamento che si prospetta necessario per le nostre vite. Possono essere momenti traumatici ma anche costituire una straordinaria opportunità.

Se la nostra volontà è allineata con la nostra mission, va tutto bene. Altrimenti ci sarà qualche “scossone”. Benefico, però. Ci viene a ricordare, infatti, che la nostra mente deve essere sempre in armonia con il nostro cuore, deve esserlo in ogni istante della nostra vita (la disarmonia parla a noi con il linguaggio dell’inquietudine, della tristezza, della malattia).

Quali storie ti stai raccontando da tanto tempo?

Quali maschere stai indossando ormai da lunghi anni per abitudine o quieto vivere?

Cosa vuoi che gli altri non vedano?

Chi c’è veramente dietro quell’uomo, quella donna che corrisponde al tuo nome e cognome? A quel volto che ti appare riflesso nello specchio del bagno la mattina appena ti svegli?

Adesso è il tempo di fare silenzio e luce dentro di te. Tempo di aprire il cuore. Di ascoltare la tua voce interiore. Che cosa ti vuole dire?

La verità fa capolino dentro di te ed illumina le zone d’ombra. Qualcosa deve morire perché qualcosa possa nascere.

È un momento di grande svolta.

Le due eclissi di questo luglio 2019 porteranno a termine tutto quello che noi abbiamo compiuto dal 2007 fino ad oggi ed imposteranno il nostro percorso emotivo da qui fino al 2029.

Molto importante, non è vero?

Certo che lo è, e in un mio successivo articolo su questo blog vi parlerò diffusamente della seconda eclissi, quella di luna, che sarà molto potente, e che avverrà il prossimo 16 luglio.
Adesso invece mi concentro su quella che ci sarà domani, 2 luglio, e sui simboli interiori ad essa connessi.

Un’eclissi solare è la Luna che viene davanti al Sole.

Quella che avrà luogo domani è un tuffo nella profondità dell’inconscio e ha dentro di sé una forte spinta propulsiva, che ci sospinge in avanti, mentre la seconda del 16 luglio cercherà di rimandarci indietro (ma ne parleremo a suo tempo).

Questa eclissi di domani coincide anche con il novilunio, che è apertura al nuovo, rinnovamento per antonomasia. Ogni luna nuova, infatti, all’inizio del mese apre un ciclo di vita potenzialmente nuovo, in cui dar vita a progetti ed iniziare cose inedite.

Ma domani c’è, oltre al novilunio, anche l’eclissi di sole, la prima della stagione delle eclissi.

Che cosa vuol dire?

Vuol dire innanzitutto che ci sentiremo chiamati a crescere, a rinunciare al vittimismo.
Siamo invitati a diventare grandi e ad assumerci le nostre responsabilità, a smettere i panni delle vittime e ad affermare il nostro potere personale.

Ci sentiremo spronati a riflettere, a stare in silenzio, a meditare, a scrivere i nostri pensieri su un quaderno, ad immergerci e a rigenerarci nella natura.

Dobbiamo connetterci con la nostra anima, è lì che troveremo le risposte. Non tra la gente, non nei rumori che ci assediano ogni giorno, ma nel silenzio, nella solitudine che ristora.

Ci sentiremo fortemente interpellati ad introdurre degli elementi di cambiamento, di rottura, nella nostra vita.

Vuol dire che solleciterà quei propositi di rinnovamento e di cambiamento a cui noi stiamo pensando già da tempo e che sappiamo essere necessari. Questi daranno la direzione a quello che succederà nelle nostre vite a cominciare dei prossimi mesi.

Dunque, cari amici e lettori, attendiamo con fiducia l’eclissi solare di domani. Non importa se riusciremo o meno a vederla in Italia o in altre parti del mondo, è quello che avviene a livello interiore che conta.

Pianeti ed astri, infatti, non sono mai in se stessi causa di eventi – fausti o infausti – della nostra vita, ricordiamocelo bene, non dobbiamo essere superstiziosi. Dobbiamo comprendere che essi sono dei simboli. Sono simboli di un’energia che ci avvolge e ci sospinge e che siamo sempre a noi a direzionare e a scegliere come utilizzare, in assoluta libertà.

Ho reso l’idea?

Attendiamo perciò con fiducia l’eclissi solare di domani e lasciamoci interpellare nel profondo.

C’è qualcosa che deve essere modificato nel nostro sistema di vita?

C’è qualcosa che desideriamo tanto fare ma che rimandiamo sempre, per una nostra paura o insicurezza?

Pensiamoci bene. Facciamo luce dentro noi stessi.

Non dobbiamo vivere da “addormentati”, ma agire in ogni momento con piena consapevolezza di mente e di cuore.

Siete d’accordo?

Non dimenticate anche in questi giorni di tirare un piccolo bilancio dei primi sei mesi dell’anno 2019 che sono appena trascorsi: come sono andati?

Avete concretizzato qualcosa che avevate fissato come priorità agli inizi di gennaio, con l’arrivo dell’anno nuovo? Oppure vi siete arenati e un po’ persi per strada, tra mille incombenze, pensieri vari, lacci e lacciuoli?

Che ne è stato di tutto quell’entusiasmo, di quel fervore che vi animava all’alba del 2019 nuovo di zecca?

Concedetevi un momento di riflessione (non di autocommiserazione), potete ancora raddrizzare la barra e ripartire, con calma e più realismo.

Forse c’è qualcosa che deve essere aggiustato. Forse c’è bisogno di un cambio di passo. Concedetevelo, questi giorni sono propizi.

Prendetevi una pausa solo per voi, per riflettere e per ripartire.

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta e scrittrice, Maria Amata Di Lorenzo attualmente vive e lavora tra Venezia e Rimini, dopo aver a lungo soggiornato a Roma, città del suo cuore e luogo delle sue radici. È una professionista della relazione d’aiuto, con le qualifiche di counselor ad approccio umanistico esistenziale, terapeuta naturale, formatrice e life coach a indirizzo psicobiologico. Ha scritto e pubblicato diversi libri – di narrativa, poesia e saggistica – che sono tradotti e diffusi in otto lingue.


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L’amore e il perdono

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L’amore e il perdono

di Maria Amata Di Lorenzo

 

C’è qualcosa che noi non finiamo mai di imparare nella nostra vita: questa cosa è il perdono.

Il perdono è l’altra faccia dell’amore, quella più in ombra, nascosta, la più sofferta.
Sono legati a doppio filo, il perdono e l’amore. Al punto che, come scrivo in questo articolo, di fronte a una situazione di solitudine sentimentale che perdura da tanto tempo se non addirittura da una vita intera, come terapeuta io posso affermare che può essere necessario, al fine di sbloccare questa situazione, l’intraprendere una profonda riflessione sulla propria vita, soprattutto sul proprio passato più lontano, alla ricerca di quelle aree oscure e segrete che hanno necessità di essere comprese per poter poi essere sanificate col perdono.

Partendo sempre dal cuore, e non dalla mente. Il cuore sa, la mente intrappola – e quindi inganna – nelle spire dell’ego, nel conteggio astioso dei torti subiti e nel loro tenace e incessante rimuginìo.

Il cuore no, lui le cose le vede dall’alto, dove tutte le cose si vedono meglio, perché hanno la dimensione del cielo.

È facile il perdono? No, non lo è. Al contrario, è una delle cose più difficili di questo mondo.

È un cammino molto impervio. Il perdono è un processo che può durare a volte molti e molti anni. Ma che ripaga, sempre.

Ripaga in misura piena e traboccante. Ripaga con la salute, anche fisica, ripaga con la libertà.  Ripaga con la saggezza e sì, ripaga anche con l’amore.

Perché l’amore è la cura. L’amore è la medicina più potente che ci sia.

Leggi, se ti va, l’articolo che ti presento qui.

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta e scrittrice, Maria Amata Di Lorenzo attualmente vive e lavora tra Venezia e Rimini, dopo aver a lungo soggiornato a Roma, città del suo cuore e luogo delle sue radici. È una professionista della relazione d’aiuto, con le qualifiche di counselor ad approccio umanistico esistenziale, terapeuta naturale, formatrice e life coach a indirizzo psicobiologico. Ha scritto e pubblicato diversi libri – di narrativa, poesia e saggistica – che sono tradotti e diffusi in otto lingue.


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Solo cose belle

 

solo cose belle

 

Solo cose belle

di Maria Amata Di Lorenzo

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In questi giorni esce nelle sale italiane un film, si intitola Solo cose belle e ti invito ad andarlo a vedere nella tua città. È un film in cui si ride, si sorride e si piange: di gioia e di vera commozione. Scoprine un assaggio su questo link: solocosebelleilfim.it

E poi torna qui, e rifletti insieme a me.

Dimmi: quante volte il telegiornale della sera ti propone “solo cose belle”? Praticamente mai. Tanto che potresti persino arrivare a pensare che non ve ne siano nel mondo, che non ve ne siano proprio più di cose belle.

E invece non è così, ce ne sono, e anche tante. Basta guardarsi intorno, spegnendo lo schermo fallace della tv. Guardarsi intorno con i propri occhi sintonizzati sul cuore.

Potresti scoprire allora le infinite meraviglie del bene, potresti scoprire che questa vita è un unico canto di gioia, perché l’unica cosa reale in questo mondo è l’amore.

Ma è offuscato, è sporcato dall’egoismo, avvelenato dalla paura. Tu lo sai bene, e lo so anch’io, lo sappiamo tutti.

La storia raccontata dal regista Kristian Gianfreda in Solo cose belle è una storia inventata, ma i sentimenti sono veri. E il regista ha fatto la scelta giusta facendo interpretare la parte dei disabili a chi disabile lo è davvero.

Non è una storia “devozionale”, anche se è una storia che nasce da quel cuore colmo di amore interamente riversato su Rimini (e poi sul mondo intero) di un infaticabile apostolo della carità. Il suo nome, lo avrai capito già, è don Oreste Benzi.

C’è una ragazza ribelle, come lo sono tutti a quella età, che a sedici anni fa una scoperta importante. Si innamora di Kevin, ma ancora non sa che questo innamoramento adolescenziale la porta dritta dritta nel cuore della vita, dentro il mistero dell’amare ed essere amati, fino a scoprire un mondo che lei non pensava nemmeno che esistesse, quello delle case-famiglie della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi sulle colline di Rimini, un mondo fraterno, solidale, autenticamente allegro e gioioso, con quella schiettezza e solarità che sono proprie della gente di Romagna (che in questi anni io ho imparato a conoscere e ad apprezzare, senza nulla togliere alle apprezzabili qualità peculiari di altre genti).

Nel film si ride e si piange, come ti dicevo poco fa, ma si piange di gioia, non certo di rabbia e per afflizione, si piange col cuore lieto, perché l’allegria è la cifra distintiva di chi fa tutto per amore, di chi fa le cose solo partendo dal cuore e non dall’ego.

Capisci la differenza?

Buona visione!

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta e scrittrice, Maria Amata Di Lorenzo attualmente vive e lavora tra Venezia e Rimini, dopo aver a lungo soggiornato a Roma, città del suo cuore e luogo delle sue radici. È una professionista della relazione d’aiuto, con le qualifiche di counselor ad approccio umanistico esistenziale, terapeuta naturale, formatrice e life coach a indirizzo psicobiologico. Ha scritto e pubblicato diversi libri – di narrativa, poesia e saggistica – che sono tradotti e diffusi in otto lingue.


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Accogliere in pieno il messaggio della Resurrezione

Vladimir Kush, To the Safe Haven - All Rights Reserved
© Vladimir Kush, To the Safe Haven – All Rights Reserved

 

Accogliere in pieno il messaggio della Resurrezione

di Maria Amata Di Lorenzo

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In questi giorni più di un miliardo di cristiani nel mondo hanno festeggiato o stanno festeggiando la Pasqua di Resurrezione. La festeggiano e la festeggeranno, perché il tempo pasquale è un tempo in realtà molto lungo, non si esaurisce con Pasqua e Pasquetta, ma dura ben 50 giorni, fino alla Pentecoste.

Che cosa vuol dire risorgere?

È un invito potente che riguarda tutti, anche quelli che non credono. Di certo non è circoscritto solamente a chi professa la fede cristiana, perché in modo laico può coinvolgere ogni persona che si interroghi onestamente su di sé.

È un invito perciò che riguarda tutti, anche quelli che non hanno una fede, o che credono di non averla (perché noi nasciamo tutti, ma proprio tutti, nessuno escluso, con una fede, che è il nostro DNA spirituale).

Dunque, che cosa significa risorgere?

Questo anno, voi lo sapete, numerologicamente è un anno 3. Questo vuol dire che nel 2019 siamo chiamati – ed anche guidati – ad attingere all’energia positiva del numero 3 portando tale luminosa e benefica energia nelle nostre vite.

Il numero 3 rappresenta la Trinità Divina. Il numero 3 è presente in ogni aspetto della nostra esistenza: riguarda il bilanciamento della nostra mente, del nostro corpo e del nostro spirito.

Questo nasce prima di tutto dal conoscersi, dall’avere la consapevolezza di chi si è.

La consapevolezza nasce dallo sguardo, precisamente dallo sguardo interiore.

Guardando in profondità dentro di te, lo sai che cosa accade?

Accade che trovi tutte le risposte che stavi cercando.

E le trovi esplorando quegli aspetti di te stesso che prima d’ora non avevi mai voluto vedere o prendere in considerazione, perché un po’ ne avevi paura.

Chi sei tu veramente, tu che mi stai leggendo in questo istante?

Comincia con l’ascoltare te stesso e dai inizio al processo di guarigione.

Impara a conoscerti “dentro”, ad esprimere e ad ascoltare te stesso. È solo quando ti sintonizzi e vai dentro di te, infatti, che puoi davvero capire quali messaggi ti stanno aspettando.

Tutto ciò di cui hai bisogno è già dentro di te e se ti sintonizzi con te stesso sarai in grado di sbloccare e rilasciare tutto ciò che ti impedisce di sapere chi sei veramente e di accedere alla saggezza innata che vive dentro di te.

Sarai allora incoraggiato a pensare a come riportare l’equilibrio nella tua vita. Ti saranno mostrate le cose in modo così chiaro che potrai comprendere il passato, lasciarlo andare e fare spazio al futuro. Scavando più a fondo nelle tue emozioni in modo da poter dare un senso a ciò che ti inquieta nel profondo.

Se le emozioni emergono ed un po’ ti inquietano non te ne devi preoccupare. Esse infatti devono essere accolte, affrontate e chiarite. Così che potrai ritrovarti in equilibrio e sentirti radicato e centrato nella direzione della tua vita.

Uno degli strumenti più potenti per il rilascio è il perdono.

Quando perdoni te stesso e gli altri, quando ti liberi da qualsiasi colpa o dolore e porti l’accettazione al suo posto, la tua vita entra in un’altra dimensione dove tutto è gioia e pace che viene dal cuore.

Se si manifestano delle emozioni forti e accese come la rabbia, cerca di scavare un po’ più a fondo per vedere se riesci a scoprire l’amarezza che potrebbe celarsi sotto la superficie di questa emozione, scavando potresti trovare la tristezza, una tristezza indicibile, perché la rabbia molto spesso nasce dal dolore inespresso.

Ascolta te stesso allora, e dai inizio al processo di guarigione.

Non avere paura di eliminare quelle cose che non ti servono più, non aver paura di perdonare te stesso. Ed anche gli altri.

È una delle cose più difficili della vita. Ma è anche la più necessaria. Perché è così che avviene la rinascita. La rinascita del tuo cuore.

È così che potrai accogliere in pieno il messaggio della Resurrezione.

 


Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta e scrittrice, Maria Amata Di Lorenzo attualmente vive e lavora tra Venezia e Rimini, dopo aver a lungo soggiornato a Roma, città del suo cuore e luogo delle sue radici. È una professionista della relazione d’aiuto, con le qualifiche di counselor ad approccio umanistico esistenziale, terapeuta naturale, formatrice e life coach a indirizzo psicobiologico. Ha scritto e pubblicato diversi libri – di narrativa, poesia e saggistica – che sono tradotti e diffusi in otto lingue. 


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Imparare la libertà emotiva per imparare ad amare

 

Imparare la libertà emotiva

per imparare ad amare

di Maria Amata Di Lorenzo

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La nostra società sta attraversando un periodo di profonda crisi a livello emotivo, ne convieni? Le violenze domestiche sono all’ordine del giorno.

Le persone sono inquiete, imprevedibili, la rabbia esplode troppo di frequente. E nel corso degli ultimi anni, è un dato di fatto, milioni di persone nel mondo hanno assunto il Prozac.

Possiamo rassegnarci a essere così cronicamente ansiosi, stanchi e depressi, come fanno tanti di noi?

È un modo di vivere deprimente che francamente io non posso accettare, e spero che neanche tu voglia farlo.

Albert Einstein ha detto che “l’esperienza più bella che possiamo vivere è l’incontro con il mistero. È l’emozione a generare la vera arte e la vera scienza”.

Per sfruttarla, però, dobbiamo accettare il fatto che siamo esseri spirituali che vivono un’esperienza umana, e agire di conseguenza.

Perché succede che anche se abbiamo le migliori intenzioni, le emozioni possono molto spesso scombussolarci: sanno come coglierci alla sprovvista se non siamo in equilibrio.

Le emozioni sono una parte intima della tua personalità.

Ma se le tue emozioni sono un mistero per te, sarai condannato a rimanere per sempre nell’oscurità, e questo non ti sarà di alcun aiuto.

La libertà emozionale è la vera fonte della felicità del cuore.

Ma che cos’è la libertà emozionale?

Judith Orloff, autrice di Emotional Freedom, spiega:

“È la capacità di donare e ricevere più amore.

Significa essere in grado, da una parte, di costruire emozioni positive e, dall’altra, di affrontare e superare quelle negative. Per esempio, anziché farti travolgere dalla rabbia quando qualcuno ti ferisce, reagisci in modo più equilibrato ed empatico.

Emotional Freedom, la libertà emotiva, prevede un’evoluzione sia sul piano personale sia su quello spirituale.

Imparare a lavorare sulla negatività, anziché arrendersi, è necessario per crescere spiritualmente ed elevarsi al di sopra della propria meschinità.

Liberarsi significa eliminare gli schemi emotivi controproducenti e vedere se stessi e gli altri attraverso la lente del cuore”.

Sicuramente ci sono aspetti della tua vita che hai necessità di cambiare, per poter migliorare te stesso e imparare ad amare.

Ricordati: il potere dell’amore è alla base della libertà emotiva.

Forse lo hai capito già: essere emotivamente liberi significa fare ritorno al cuore.

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta e scrittrice, Maria Amata Di Lorenzo attualmente vive e lavora tra Venezia e Rimini, dopo aver a lungo soggiornato a Roma, città del suo cuore e luogo delle sue radici. È una professionista della relazione d’aiuto, con le qualifiche di counselor ad approccio umanistico esistenziale, terapeuta naturale, formatrice e life coach a indirizzo psicobiologico. Ha scritto e pubblicato diversi libri – di narrativa, poesia e saggistica – che sono tradotti e diffusi in otto lingue.


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La buona pratica delle Pagine del Mattino

come liberarsi della spazzatura emotiva: un metodo efficace

La buona pratica delle Pagine del Mattino

di Maria Amata Di Lorenzo

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Sarà capitato anche a te di ritrovarti ingolfato, per non dire oppresso, da tanti pensieri, ansie, preoccupazioni, che tolgono serenità al tuo vivere quotidiano.

Il più delle volte queste angustie cominciano fin dalle prime ore del mattino, è un’inquietudine simile a un sottofondo e che dà una bassa tonalità alle tue giornate, e non sai neppure tu che cosa sia di preciso però ne vedi gli effetti invalidanti sul piano psicologico e anche fisico.

Si tratta semplicemente di spazzatura emotiva.

Te ne devi liberare, ma in questo caso non puoi usare i sacchetti dell’immondizia come fai con la spazzatura normale, residui di cibo e oggetti inutili. La spazzatura emotiva è un’altra cosa.

Come fare davvero a liberarsene?

Ho pensato a una buona pratica, è facile da imparare, e molto molto semplice da mettere in atto, assimilandola alle tue abitudini giornaliere.

Perché non incominciare da subito?

Ti bastano solo quindici minuti al giorno.

In una giornata fatta di ventiquattro ore di certo non è difficile ritagliarsi quindici minuti, soprattutto se lo facciamo al mattino presto, appena alzati.

Dopo il trillo della sveglia e i necessari primi sessanta secondi di mi-alzo-o-non-mi-alzo che ti inducono a rimanere ancora un po’ a poltrire nel tuo letto con gli occhi chiusi, tu apri finalmente gli occhi e vai a sederti nel luogo più tranquillo della tua casa, quello in cui non ti disturberà nessuno, e scrivi le tue pagine del mattino.

Cosa sono le “pagine del mattino”?

Non sono un diario, sono quindici minuti di “drenaggio cerebrale”, io lo chiamo così, e praticandolo ininterrottamente posso garantirti che i benefici si vedono, eccome!

Ma entriamo nel dettaglio: come si devono scrivere queste pagine?

Si scrivono appena svegli, con la mente che sta uscendo dalle brume dei sogni notturni, e sono un mezzo potente per andare “di là”.

Di là dove? – mi dirai tu.

Di là dalla paura, dalle idee e dai problemi che ti assillano fin dalle prime ore del mattino, per trovare soluzioni insperate che vengono dettate dall’inconscio, e soprattutto per trovare un luogo calmo del cuore da cui poter far ripartire il nuovo giorno, che non sarà più una zavorra di cose da compiere ma una straordinaria catena di opportunità.

Bastano solo quindici minuti

Bastano solo quindici minuti, un quaderno a righe o a quadretti, una penna e tre pagine da scrivere ogni giorno, senza mai saltarne uno.

Attenzione: le pagine del mattino non vanno “pensate”, non stai facendo un componimento di bella scrittura, e in questo forse gli scrittori di professione troveranno qualche difficoltà, per l’abitudine di scrivere in bello stile che è una forma mentis molto difficile da scrollarsi di dosso.

Al contrario, chi non ha mai scritto in vita sua ne può essere avvantaggiato. Le pagine del mattino, infatti, sono scrittura grezza, vergata di getto, fatta seguendo unicamente il flusso dei propri pensieri.

Non censurare niente!

Puoi essere arrabbiatissimo quel giorno per una serie di problemi che stai avendo e allora butta sulla carta la tua rabbia, dalle un nome, non avere paura di tirar fuori cose banali o meschine o ridicole.

Non censurare niente. Questa accozzaglia lamentosa, fatta magari di idee stupide, pensieri ripetitivi, autocommiseranti, rabbiosi o futili rappresenta quella zavorra di preoccupazioni che intasano la nostra mente per tutto il giorno, che opprimono il nostro cuore e non ci fanno vivere bene, in modo sereno.

Capisci adesso perché è importante tirarle fuori, grazie alla scrittura quotidiana di queste pagine da fare tassativamente al mattino appena svegli?

È questo infatti il momento migliore, quello che porterà più efficacia alla tua vita e cambierà la trama dei tuoi giorni.

Chiunque scriva fedelmente le pagine del mattino sarà guidato a un contatto con una sorgente di chiarezza interiore.

Nessuno dovrà leggere le tue pagine, nemmeno tu.

Devi solo scrivere

Devi solo scrivere, e non tornare mai indietro a leggere quello che hai scritto.

E quando il quaderno sarà finito, devi strapparlo e buttarlo via.

Non stai infatti scrivendo un diario o un romanzo, ma ti stai sbloccando dentro, ti stai “scongelando” un po’ alla volta e non hai bisogno di rileggere o conservare le pagine che vieni scrivendo di giorno in giorno.

Esse hanno già assolto la loro funzione nel momento stesso in cui tu le stendi sulla carta.

Perciò scrivile ogni giorno e riponile in un luogo sicuro, lontano da occhi indiscreti.

Niente paura!

Se fai parte di quella schiera di persone che in vita loro hanno scritto soltanto la lista della spesa, niente paura, ma affronta anzi con fiducia questa tecnica di ascolto interiore così efficace e anche così facile da mettere in pratica.

Tre paginette al giorno, da fare al mattino appena svegli, lasciando andare i pensieri in libertà.

Credimi, i benefici di questa buona pratica si riverbereranno assai presto nella tua vita quotidiana.

Scommettiamo?

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta e scrittrice, Maria Amata Di Lorenzo attualmente vive e lavora tra Venezia e Rimini, dopo aver a lungo soggiornato a Roma, città del suo cuore e luogo delle sue radici. È una professionista della relazione d’aiuto, con le qualifiche di counselor ad approccio umanistico esistenziale, terapeuta naturale, formatrice e life coach a indirizzo psicobiologico. Ha scritto e pubblicato diversi libri – di narrativa, poesia e saggistica – che sono tradotti e diffusi in otto lingue.


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Le ferite dei non amati

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Le ferite dei non amati partono d lontano

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Le ferite dei non amati

di Maria Amata Di Lorenzo

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“Con ogni addio impari.
E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non è sicurezza.
E inizi a imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse”.
(Jorge Louis Borges)

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Vivere senza amore. Non avere nessuno con cui dividere la vita, le emozioni, i sogni. È una condizione comune a molti.

Si vive in una sorta di purgatorio esistenziale, dove si espia non si sa bene quale pena. Ma le ferite dei non amati in realtà partono da molto lontano e hanno radici profonde. Sono l’impronta di un bisogno affettivo, di nutrimento e di accudimento, che con il passare degli anni e malgrado le esperienze vissute è però rimasto sempre inappagato.

In questo articolo spiego da dove nasce la “sfortuna” in amore, che poi sfortuna non è, amici miei, perché in realtà ha un fondamento psicologico, e soprattutto come se ne può uscire, per poter vivere una vita vera, autentica, sotto il segno dell’amore.


Una condizione comune a molti

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«Non mi ama proprio nessuno…». «Mi è andata male pure questa volta…». «Si vede che era la persona sbagliata…».

Che cosa significano frasi come queste?

Quante volte le abbiamo sentite proferire dagli altri, e chissà quante volte le abbiamo dette noi stessi, o – se non proprio dette – le abbiamo pensate almeno qualche volta nel segreto del nostro cuore.

Che cosa vogliono dire?

Sono il segno di una vecchia ferita mai rimarginata e per questo ancora dolorosa. Sono l’impronta di un bisogno d’amore che col passare degli anni e delle esperienze è però rimasto sempre inappagato.

Non avere nessuno con cui dividere la vita, le emozioni, su cui riversare l’amore e da cui ricevere amore. È una condizione comune a molti.

Molti di noi non si sentono compresi, ma abbandonati, soli pur non essendo mai veramente soli, non amati oppure amati male o troppo poco.

Sentimenti che spesso hanno origini antiche: in un’esperienza affettiva non felice vissuta nell’infanzia, che si è radicata profondamente influenzando tutte le successive relazioni.

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Un meccanismo inconscio

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Pensiamo al caso di un bambino che durante la sua infanzia ha sempre visto i suoi genitori come persone distaccate e poco affettive. Non ci possiamo sorprendere allora se quel bambino crescendo e diventando uomo cercherà una compagna con le stesse caratteristiche: fredda e ambivalente. Che non lo amerà come lui desidera essere amato, con tenerezza e passione e totalità di sentimenti.

Questo meccanismo in realtà non è un atteggiamento consapevole, ma la riattuazione di un modello di affettività appreso durante l’infanzia.

Un meccanismo inconscio, che scava un solco sovente profondo dentro il cuore e genera molta sofferenza per gli anni a venire.

È da lì che allora dobbiamo partire.

Non esiste infatti alcuna “sfortuna” nel fatto che non si riesca a trovare nessuno che ci ami. Non è sfortuna se si finisce per non incontrare mai l’agognata anima gemella o se si viene sistematicamente abbandonati.

Possiamo dare la colpa al destino che mette sulla nostra strada persone “sbagliate”, ma la verità è un’altra. Noi attiriamo esattamente quelle persone che risvegliano dentro di noi le ferite emotive che si sono sedimentate nella nostra psiche a partire dai primi anni di vita.

Divenuti adulti ripercorriamo sempre lo stesso sentiero di sofferenza.

Capite bene, dunque, che la sfortuna non c’entra proprio niente con queste sotterranee dinamiche dell’inconscio.

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Il modello di attaccamento

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La ragione di ciò che noi viviamo come fallimento e come “vuoto” affettivo sta unicamente nel passato, in quel tempo della nostra prima infanzia in cui abbiamo vissuto la cosiddetta fase dell’attaccamento, una fase che va da zero a tre anni.

Anni davvero cruciali per la nostra crescita emotiva, come ci insegna John Bowlby.

È lì infatti che si creano dei modelli e noi viviamo ogni cosa in modo “poroso”, assorbendo come spugne dal mondo circostante.

Se in questi primi anni abbiamo avuto una madre con un comportamento evitante o ambivalente nei nostri confronti, o magari un padre assente, ecco che si sono creati allora i presupposti per la nascita di quella lunga serie di rapporti disfunzionali che poi vivremo da adulti con grande sofferenza emotiva e psichica (ossessioni amorose, relazioni con persone già impegnate oppure sfuggenti, innamoramenti a senso unico).

Dentro di noi, in una parte molto profonda di noi stessi, inaccessibile alla nostra coscienza, c’è stato un tempo in cui si sono prodotte delle ferite emotive, e queste ferite adesso attendono di essere comprese e risanate.

La posta in gioco, infatti, è molto alta: si tratta della nostra felicità affettiva.

Far finta che esse non ci siano vanifica tutta la nostra esistenza.

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La ferita dei non amati

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E in verità la ferita dei non amati parte da molto lontano.

Comincia da quel giorno – te lo ricordi quel giorno? – in cui tua madre ti dice che piangere è “roba da femminucce”. E tu, anche se appartieni al genere femminile, non te lo puoi permettere: devi essere una dura, per diamine, e affrontare a muso duro la vita.

Niente debolezze, perciò, niente cedimenti, tu devi farti valere e farti strada nella vita. Ed è per questo che lei ti ha allevato a suon di sberle e di sgridate invece che di carezze e di abbracci.

Quelle carezze e quegli abbracci ti mancheranno sempre.

Comincia da quella sera – te la ricordi quella sera? – in cui tuo padre non fa ritorno a casa. E le ore passano torturandoti, ed è una vuota attesa, perché lui non torna e non tornerà. Né quella sera né mai.

E tu non gli potrai mai dire quello che sognavi di dirgli da un tempo infinito e non c’era mai il tempo, no, non c’era mai il modo, né il momento più adatto per farlo.

E adesso c’è una lastra di silenzio nella tua vita, che rimane per sempre incollata alla tua anima. E non basterà un amore, non basteranno una o dieci o cento donne che da adulto incontrerai per infrangere quel silenzio che ti è cresciuto giorno dopo giorno intorno al cuore.

Hai smesso di parlare, passi le giornate con le cuffie attaccate alle orecchie ad ascoltare musica, comunichi soltanto l’essenziale, e non ti aspetti più nulla dalla vita, solo una sequela di doveri e di rimpianti, e non sai cosa significhi la parola felicità.

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Il purgatorio esistenziale

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I non amati – e molti di noi lo siamo o lo siamo stati – vivono sovente in una sorta di purgatorio esistenziale, dove si espia non si sa bene quale pena, con lo sguardo rivolto al passato, a cui si è ancora legati da pesanti catene.

Come spezzare questo carcere emotivo e psichico?

Il nostro passato, a furia di pensarci, di rimuginarci sopra anche mille volte, non ritorna. Ed è un bene che non ritorni, perché in definitiva non esiste più. Esistono soltanto le ombre che si proiettano sul nostro presente.

Dunque, rimaniamo legati a un’ombra? Non sarebbe meglio andare verso la luce?

La luce è il nostro presente. È la vita di oggi, che è l’unica casa da abitare.

Noi non possiamo restituire vita al passato, e neppure sarebbe giusto.

Dobbiamo comprendere le esperienze della nostra vita, anche le più dolorose, analizzarle fino in fondo e non avere paura di riportare in superficie gli eventi dolorosi che ci hanno fatto male. Non dobbiamo seppellirli ma analizzarli, comprenderli e poi lasciarli andare.

Solo così ce ne possiamo veramente liberare, perdonando noi stessi per primi, che è la cosa più difficile da fare, e così infine recuperare, nuovamente intatta, la nostra facoltà di amare e soprattutto di essere amati, di ricevere amore e di riconoscerlo.

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Uscire dal passato con il perdono

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Molti mi domandano se sia mai possibile uscire dalle spire del proprio passato. Sì, a patto di rompere il cerchio. E di scegliere il perdono.

Che non significa dover condonare o giustificare o approvare il dolore ricevuto, ma semplicemente lasciar andare, abbracciare la libertà.

Forse adesso sei molto arrabbiato con i tuoi genitori, per quello che loro non ti hanno saputo dare, per gli anni che hai vissuto male, per il tempo che non ritornerà più e tu lo senti chiaramente dentro di te, lo senti quasi con spasimo e con struggente malinconia, che gli anni migliori se ne sono andati via e con essi anche la vita che non hai potuto vivere nella pienezza della felicità “per colpa loro”.

Ma pensaci bene.

Tuo padre ormai non c’è più da molti anni, ed anche tua madre è morta oppure è molto anziana, è fragile come un fuscello nella sua vecchiaia un po’ penosa, con le sue idee fisse, sempre quelle. Che cosa mai potresti dirgli o dirle ora?

Di che cosa li potresti rimproverare?

Forse loro stessi hanno ricevuto delle profonde ferite nella loro vita, quando erano molto piccoli. In genere è così che succede.

Ci hai mai pensato?

Se è andata così, come avrebbero potuto dare a te quello che neppure loro avevano conosciuto? Come potevano agire in modo diverso se a loro volta non erano stati amati o erano stati amati poco o male, se l’amore vero non era mai entrato nella loro vita?

Pensaci, dunque, e perdona. Perdona e comprendi.

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Perdona e va’ avanti

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È necessario spezzare la catena di dolore che ci lega al passato ed uscire dal carcere emotivo e psichico in cui il rifiuto e l’abbandono un giorno ci hanno rinchiuso, per poter vivere una vita che sia degna di essere vissuta. Sotto il segno dell’amore, quello vero.

E nell’istante in cui tu chiuderai la porta sul tuo passato, perdonando tutte le persone che ti hanno fatto soffrire, non solo tuo padre e tua madre ma tutte le persone che hai amato soffrendo a causa loro, perdonando infine anche te stesso per aver permesso loro di farti soffrire, ti sentirai pronto a ricevere l’amore.

Che è già presente nella tua vita, solo che tu non lo conosci ancora e non lo vedi perché è avvolto in quel cono d’ombra che da tanto tempo sta intorno al tuo cuore.

Lo apri e trovi la luce e il calore che ti fanno stare bene e di cui hai bisogno. Lo apri e trovi tutto l’amore che era lì da sempre ad aspettarti.

 


Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta e scrittrice, Maria Amata Di Lorenzo attualmente vive e lavora tra Venezia e Rimini, dopo aver a lungo soggiornato a Roma, città del suo cuore e luogo delle sue radici. È una professionista della relazione d’aiuto, con le qualifiche di counselor ad approccio umanistico esistenziale, terapeuta naturale, formatrice e life coach a indirizzo psicobiologico. Ha scritto e pubblicato diversi libri – di narrativa, poesia e saggistica – che sono tradotti e diffusi in otto lingue.


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Mai ‘na gioia

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Mai ‘na gioia

di Maria Amata Di Lorenzo

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Abito da alcuni anni nel gelido e profondo nord, ma quando ancora vivevo a Roma, la mia città, mi capitò un giorno – mentre camminavo lungo una strada assolata – di essere attratta da una scritta che compariva sul muro di cinta di un palazzo.

Era in stampatello, a lettere cubitali, e diceva: MAI ‘NA GIOIA.

Rimasi a guardarla per un po’, meravigliata di trovare scritto su un muro un concetto che avevo già sentito alcune volte pronunciare da persone sfiduciate al culmine della loro tristezza esistenziale: mai ‘na gioia… ed era sottinteso il seguito di quel pensiero: “nella mia vita non c’è stato mai un giorno felice”.

Ma chi era che aveva scritto quel pensiero sul muro? Impossibile saperlo.

E perché lo aveva fatto? Per effetto della sua profonda tristezza, che tracimava in scontento, e che doveva essere condivisa con quante più persone possibili, con dei passanti sconosciuti…

Un atto di coraggio, di rivolta? Anche, ma soprattutto un atto di consapevolezza.

Una cosa molto buona, tanto più buona, miei cari amici, del finto ottimismo che trasuda da tante bacheche dei social network e dalle riviste patinate che si vendono in edicola.

La consapevolezza è una cosa molto buona perché ci permette di ri-costruire, di rifondare la nostra vita. Ad occhi aperti.

Perciò noi dobbiamo ricercarla attivamente, ponendo insieme e facendo dialogare il pessimismo dell’intelligenza con l’ottimismo della volontà.

La dobbiamo ricercare, mettendo da parte la girandola frenetica dei nostri impegni quotidiani. Non la possiamo trovare, infatti, nel caos delle nostre giornate zeppe di impegni di casa e di lavoro, e poi di diversivi ricercati per non pensare e non far caso al vuoto che ci cresce dentro.

Noi quel vuoto lo dobbiamo conoscere, e lo dobbiamo ascoltare.

La consapevolezza è il primo passo per uscire dalla nebbia dello scontento, è un processo interiore che ci mette davanti alla realtà nuda e cruda perché solo in questo modo noi la possiamo cambiare. Non per lamentarci, non per autocommiserarci, ma per dare un nome preciso a quello scontento e per liberarcene con opportuni salutari cambiamenti.

Fare chiarezza è il primo passo. Fermarsi. Prendersi un po’ di tempo, noi da soli in una stanza, magari con una penna e un foglio in mano.

Sarà un momento di svolta.

Sarà un momento di svolta, amici miei, perché non sarà più sterile lamentela che ci frigge il cuore ma nuova consapevolezza, che giunge a ondate dentro di noi e ci dona un cielo limpido e sereno: la nostra mente centrata e collegata al sentire del nostro cuore.

Solo da lì possiamo ripartire.

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta e scrittrice, Maria Amata Di Lorenzo attualmente vive e lavora tra Venezia e Rimini, dopo aver a lungo soggiornato a Roma, città del suo cuore e luogo delle sue radici. È una professionista della relazione d’aiuto, con le qualifiche di counselor ad approccio umanistico esistenziale, terapeuta naturale, formatrice e life coach a indirizzo psicobiologico. Ha scritto e pubblicato diversi libri – di narrativa, poesia e saggistica – che sono tradotti e diffusi in otto lingue.


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Il nostro giardino segreto

© Konstantin Somov – Open door on a garden (all rights reserved)

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Il nostro giardino segreto

di Maria Amata Di Lorenzo

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L’anno che da poco è andato via è stato un anno importante per me, ma anche difficile e faticoso. Adesso si volta pagina.

Mi auguro che il 2019 sia un anno dolce, poetico e intenso, un anno pieno di sentimenti come piace a me… Lo stesso spero per voi, miei cari amici ed amiche. Felice anno nuovo, dunque, con tanto amore e gioia!

Ora che il nuovo anno è cominciato, facciamo dei buoni propositi per la nostra vita.

Li facciamo sempre, non è vero?

A ogni principio dell’anno, poi però succede che tanto spesso questi si perdano per strada…

Forse abbiamo formulato dei progetti troppo grandi per noi, che richiedevano un impegno superiore alle nostre forze, che richiedevano magari un supplemento di attesa, di pazienza e noi invece non abbiamo saputo aspettare, pazientare.

Siamo abituati alla fretta, alla velocità, che poi si traduce in ansia. Mentre saper andare in profondità regala pace e calore, l’approdo a un luogo calmo e fermo che sta dentro il nostro cuore.

Non è difficile trovarlo.

Molti di voi mi hanno chiesto nei giorni scorsi che progetti ho per il nuovo anno. Mi avete chiesto se scriverò un nuovo libro.

No, non lo farò.

Non ho nuovi libri in programma, perché quello che farò in questo nuovo anno è una cosa molto, molto desiderata, nonché necessaria. Qualcosa che io chiamo: riempire il pozzo.

C’è dentro ciascuno di noi, voi lo sapete, un giardino, fiori e foglie e frutti vi nascono e vi crescono in modo disordinato, spontaneo, noi vi attingiamo continuamente, ogni giorno della nostra vita, e senza  pensarci, lo facciamo in modo automatico, credendo che questa bella e varia natura non debba finire mai, che il pozzo artesiano, quello profondo e ricco d’acqua che sta al centro esatto di quel giardino, debba buttare acqua per noi all’infinito.

Ma il pozzo comincia a prosciugarsi, gli alberi devono essere ogni tanto potati, le foglie secche portate via…

La vita interiore, che per noi artisti (tutti lo siamo, consapevoli o no) coincide con il pozzo della nostra creatività, è una fonte molto profonda ma non è una fonte inesauribile, al contrario essa va alimentata, rifocillata continuamente, il serbatoio emozionale e psichico va riempito con regolarità se non si vuole rimanere all’asciutto, svuotati.

Non è però questa una cosa che riguarda soltanto noi che abbiamo nello specifico una vocazione artistica, come scrivere, suonare o dipingere, riguarda tutti.

Nelle Sacre Scritture si parla di “cuore” ed è ciò che in psicologia si definisce come “nucleo” o “”. Riguarda la parte più interna di noi, lo spirito, il nostro io.

La nostra anima è appunto quel giardino dal pozzo artesiano posto al centro, tra fiori e frutti, sempre vivo e zampillante. Ci avete mai pensato?

Dunque, è venuto il momento per me di ripopolare quel luogo interno del cuore. Fermandomi, riflettendo, ascoltando la mia interiorità. Studiando, perché ho bisogno di studiare cose nuove. Aprendo la mia mente e soprattutto la mia creatività a nuovi stimoli, a nuove percezioni.

La vita non finisce in un libro

Per molti anni la mia esistenza è parsa somigliare a un paesaggio intravisto velocemente dal finestrino di un’auto in corsa.

Ma non è correndo che puoi apprezzare il panorama, lo farai solo se procedi lentamente.

La vita non finisce in un libro, la vita è molto più varia e sfaccettata di quella che io ho conosciuto fino ad oggi.

Spero che qualcuno di voi intraprenda, come me, un necessario viaggio interiore, per vivere con maggiore intensità e consapevolezza, e che lo faccia con l’animo rischiarato dalla fiducia, senza paura, perché “i regali di Dio fanno impallidire i più bei sogni degli uomini”, dice il verso smagliante di una poetessa a me tanto cara, Elizabeth Barrett-Browning.

Ed è tutto vero, sapete?

Ora che un nuovo anno è cominciato, facciamo dei buoni propositi per la nostra vita.

A cominciare da questo: vogliamoci più bene. Non aspettiamo sempre che siano gli altri a farlo.

Se non vogliamo bene per primi a noi stessi che cosa porteremo agli altri in dono della nostra interiorità, che cosa regaleremo del nostro cuore?

Dedichiamo anche un po’ del nostro tempo a fare quelle cose che ci fanno sentire bene.

Troviamo uno spazio personale, anche piccolo, dove poter essere liberi di fare ciò che più amiamo: leggere, disegnare, ascoltare la musica.

Questo sarà il nostro “giardino segreto”, dove poter scoprire delle capacità del tutto nuove ed impensate per noi.

Ma, soprattutto, amici miei, coltiviamo un sano senso dell’umorismo, cominciando per primi a ridere di noi stessi… Non è uno spreco di tempo, ma un investimento per la vita.

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta e scrittrice, Maria Amata Di Lorenzo attualmente vive e lavora tra Venezia e Rimini, dopo aver a lungo soggiornato a Roma, città del suo cuore e luogo delle sue radici. È una professionista della relazione d’aiuto, con le qualifiche di counselor ad approccio umanistico esistenziale, terapeuta naturale, formatrice e life coach a indirizzo psicobiologico. Ha scritto e pubblicato diversi libri – di narrativa, poesia e saggistica – che sono tradotti e diffusi in otto lingue.


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Un consapevole 2019

Un consapevole 2019

di Maria Amata Di Lorenzo

 

Un anno ci ha lasciato, il 2018. Un anno denso, faticoso, a tratti difficile, però anche importante. Ne convieni?

Abbiamo compreso molte cose. Abbiamo fatto i conti con le nostre ombre. Ed ora entriamo nell’energia del 2019 che è un anno per così dire trinitario.

Infatti, chi conosce la numerologia lo sa: la somma dei numeri che compongono questo anno equivale a 3.

È un anno che ci esorta a fare spazio dentro di noi per accogliere l’amore, quello vero.

Il numero 3 rappresenta anche la mente, il corpo e lo spirito, ed è necessario che siano allineati, a creare la nostra armonia interiore, che è unica e personale.

Guardare dentro di noi e fare il punto della situazione, di ciò che noi vogliamo e di ciò che non vogliamo, mettendo tutto nero su bianco, è molto importante per la nostra crescita spirituale.

A questo allora serve il LifeBook 2019, ed è per questo che io l’ho creato per te.

Ho realizzato appositamente per te una guida per riflettere sull’anno che ti sei appena lasciato alle spalle e per progettare nuove splendide cose per questo anno che comincia.

Il LifeBook 2019 è un regalo per gli iscritti alla mia newsletter Buoni passi nella gioia. Se non lo hai fatto ancora, vai a prenderlo su questa pagina [ndr: offerta valevole fino al 31 gennaio 2019).

Dunque, il 2019 è da poco cominciato.

Non affrontarlo con sentimenti di delusione o di tristezza.

Non abbandonare la speranza. Hai infatti una pagina tutta bianca da scrivere, ed è il tempo nuovo che incomincia.

Perché allora non cominci questo anno con un bel proposito?

Il proposito di eliminare dal tuo vocabolario la parola “dovrei” e di sostituirla con un’altra parola, la parola “potrei“.

Ti sembra una differenza da poco? E invece non lo è.

Cambia tutto, credimi, e se tu hai la costanza di resettare dal tuo cervello l’onnipresente dovrei che usi immancabilmente un milione di volte al mese, ti assicuro che la tua vita cambierà sensibilmente.

Fallo per 30 giorni, e poi per altri 30 giorni, e poi per ancora 30 giorni.

Ci vogliono infatti 90 giorni per acquisire una nuova abitudine in automatico, perché questo è il tempo che occorre per formare dei nuovi circuiti neuronali all’interno del nostro cervello.

Perciò, tu non demordere, cancella per sempre il “dovrei” e mettici un bel potrei.

Tra 90 giorni poi raccontami com’è andata. Sono sicura che mi dirai delle cose interessanti.

Prendi coscienza di questa verità

Prendi coscienza di questa verità: sono i tuoi pensieri e le tue parole a creare la tua realtà.

La creano interamente, il mondo esterno infatti è solo un riflesso di quello che tu hai dentro. Lo riflette come uno specchio, e tu invece pensi che le sfortune siano capitate tutte a te e che il mondo intero quasi ce l’ha con te. Non è quel che hai pensato più di qualche volta?

La verità è che tu non potrai mai modificare le cose che desideri cambiare, e non ti servirà a nulla fare dei bei propositi all’inizio del nuovo anno, come immagino stai facendo in questi giorni, e come probabilmente hai già fatto gli anni passati, se non vai a modificare il tuo schema mentale.

Non sarebbe allora una bella abitudine da prendere in questo nuovo anno quella di ripulire i nostri pensieri e le nostre parole?

Cominciando da “dovrei”

Cominciando da “dovrei” e continuando con tutte quelle parole e quei pensieri che ci limitano, che ci fanno sentire tristi e arrabbiati, che ci inoculano pessimismo ogni giorno goccia a goccia ed è un veleno per la nostra mente che manda all’aria la nostra vita sabotando tutti i nostri bei progetti.

Eliminiamoli, mettendo al loro posto i corrispettivi termini positivi. Credimi, è un rovesciamento di prospettiva che darà i suoi frutti.

Facendolo ogni giorno, alla fine diventerà automatico. Soltanto le prime volte dovrai starci un poco attento, ma poi non ci penserai più perché ti verrà naturale.

È come svuotare il cestino della spazzatura.

Tutte le parole negative, limitanti, i pensieri grigi e neri che ti affollano la mente sono la spazzatura che devi eliminare per poter vivere la vita che desideri.

Fallo e non te ne pentirai.

Ti auguro un consapevole e sereno 2019.

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta e scrittrice, Maria Amata Di Lorenzo attualmente vive e lavora tra Venezia e Rimini, dopo aver a lungo soggiornato a Roma, città del suo cuore e luogo delle sue radici. È una professionista della relazione d’aiuto, con le qualifiche di counselor ad approccio umanistico esistenziale, terapeuta naturale, formatrice e life coach a indirizzo psicobiologico. Ha scritto e pubblicato diversi libri – di narrativa, poesia e saggistica – che sono tradotti e diffusi in otto lingue.


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