Buon compleanno per sempre, David!

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Potremmo credere morto chi è così vivo nel nostro cuore?

E allora in questi giorni mi piace ricordare David Servan-Schreiber, perché il 21 aprile è il giorno del suo compleanno.

Mi piace  ricordarlo vivo, allegro e solare, come lui era. E ho scelto di farlo con delle foto.

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David neonato tra le braccia di papà Jean-Jacques
questo è David neonato tra le braccia di papà Jean-Jacques
David amava il mare
David amava il mare: qui è nella sua amata Normandia
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David al lavoro: era un medico specializzato in neuroscienze
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qui lo vedete con Titus, il suo irresistibile gatto abissino

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Quando si nasce, si nasce una volta per sempre, perché la vita non finisce ma è eterna. E ci sono delle vite che in modo speciale illuminano altre vite e che, sorprendentemente, continueranno a farlo anche dopo la morte terrena.

Credo sia proprio questo il destino di David Servan-Schreiber.

Medico e ricercatore di fama internazionale, David all’età di 31 anni scopre di avere un tumore al cervello, che gli lascia pochi mesi da vivere. Non si arrende, lotta strenuamente, e continua a lavorare, a guarire e dare speranza a tanti pazienti ammalati.

Dopo una lunga esperienza negli Stati Uniti, come condirettore del laboratorio clinico di Neuroscienze Cognitive presso l’Università di Pittsburgh, fa ritorno in Francia, ma nel 2010 la malattia si ripresenta, portandolo alla morte all’età di cinquant’anni, nel luglio 2011.

Era nato a Neuilly-sur-Seine, Parigi, il 21 aprile del 1961.

La malattia gli aveva fatto capire molte cose, e in un certo qual modo era arrivata a rappresentare una benedizione per la sua vita per la scoperta importante di ciò che vale veramente al mondo e che la fretta disumana dei nostri tempi fa troppo spesso dimenticare.

“Presto o tardi, il tumore sarebbe tornato – diceva David – , potevo ritardare la scadenza, guadagnare degli anni, ma conoscevo la prognosi. Questa ricaduta mi ha spinto a pormi le domande più serie, forse le più importanti, di tutta la mia vita. Scoprirmi fragile, mortale, sofferente, spaventato, mi ha aperto gli occhi sullo smisurato tesoro della vita e dell’amore. Tutte le mie priorità sono cambiate, modificando la tonalità emotiva della mia esistenza. Mi sono sentito, paradossalmente, molto più felice di prima…”

Leggendo e rileggendo il suo bel libro-testamento, “Ho vissuto più di un addio, mi sembra ogni volta di risentire la voce stessa di David che dice, con la fiducia incrollabile che era propria del suo carattere generoso e solare: “Qualsiasi cosa succeda, ho la ferma speranza che questo addio non sarà l’ultimo…”

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Nel piccolo cimitero di questo delizioso borgo normanno, Veulettes sur mer, riposano le spoglie mortali di David Servan-Schreiber, in attesa della risurrezione, nella Normandia dei suoi giorni di infanzia che era tanto cara al suo cuore.

Davvero allora si potrà dire, con Saint-Exupery: J’aurai l’air d’être mort mais je ne le serai pas...  (avrò l’aria di essere morto ma non sarà vero…)

 


Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Counselor ad Approccio Umanistico Esistenziale

Terapeuta Naturale, Life Coach e Formatore Psicobiologico del Benessere 


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Il nostro giardino segreto

© Konstantin Somov – Open door on a garden (all rights reserved)

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Il nostro giardino segreto

di Maria Amata Di Lorenzo

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L’anno che da poco è andato via è stato un anno importante per me, ma anche difficile e faticoso. Adesso si volta pagina.

Mi auguro che il 2019 sia un anno dolce, poetico e intenso, un anno pieno di sentimenti come piace a me… Lo stesso spero per voi, miei cari amici ed amiche. Felice anno nuovo, dunque, con tanto amore e gioia!

Ora che il nuovo anno è cominciato, facciamo dei buoni propositi per la nostra vita.

Li facciamo sempre, non è vero?

A ogni principio dell’anno, poi però succede che tanto spesso questi si perdano per strada…

Forse abbiamo formulato dei progetti troppo grandi per noi, che richiedevano un impegno superiore alle nostre forze, che richiedevano magari un supplemento di attesa, di pazienza e noi invece non abbiamo saputo aspettare, pazientare.

Siamo abituati alla fretta, alla velocità, che poi si traduce in ansia. Mentre saper andare in profondità regala pace e calore, l’approdo a un luogo calmo e fermo che sta dentro il nostro cuore.

Non è difficile trovarlo.

Molti di voi mi hanno chiesto nei giorni scorsi che progetti ho per il nuovo anno. Mi avete chiesto se scriverò un nuovo libro.

No, non lo farò.

Non ho nuovi libri in programma, perché quello che farò in questo nuovo anno è una cosa molto, molto desiderata, nonché necessaria. Qualcosa che io chiamo: riempire il pozzo.

C’è dentro ciascuno di noi, voi lo sapete, un giardino, fiori e foglie e frutti vi nascono e vi crescono in modo disordinato, spontaneo, noi vi attingiamo continuamente, ogni giorno della nostra vita, e senza  pensarci, lo facciamo in modo automatico, credendo che questa bella e varia natura non debba finire mai, che il pozzo artesiano, quello profondo e ricco d’acqua che sta al centro esatto di quel giardino, debba buttare acqua per noi all’infinito.

Ma il pozzo comincia a prosciugarsi, gli alberi devono essere ogni tanto potati, le foglie secche portate via…

La vita interiore, che per noi artisti (tutti lo siamo, consapevoli o no) coincide con il pozzo della nostra creatività, è una fonte molto profonda ma non è una fonte inesauribile, al contrario essa va alimentata, rifocillata continuamente, il serbatoio emozionale e psichico va riempito con regolarità se non si vuole rimanere all’asciutto, svuotati.

Non è però questa una cosa che riguarda soltanto noi che abbiamo nello specifico una vocazione artistica, come scrivere, suonare o dipingere, riguarda tutti.

Nelle Sacre Scritture si parla di “cuore” ed è ciò che in psicologia si definisce come “nucleo” o “”. Riguarda la parte più interna di noi, lo spirito, il nostro io.

La nostra anima è appunto quel giardino dal pozzo artesiano posto al centro, tra fiori e frutti, sempre vivo e zampillante. Ci avete mai pensato?

Dunque, è venuto il momento per me di ripopolare quel luogo interno del cuore. Fermandomi, riflettendo, ascoltando la mia interiorità. Studiando, perché ho bisogno di studiare cose nuove. Aprendo la mia mente e soprattutto la mia creatività a nuovi stimoli, a nuove percezioni.

La vita non finisce in un libro

Per molti anni la mia esistenza è parsa somigliare a un paesaggio intravisto velocemente dal finestrino di un’auto in corsa.

Ma non è correndo che puoi apprezzare il panorama, lo farai solo se procedi lentamente.

La vita non finisce in un libro, la vita è molto più varia e sfaccettata di quella che io ho conosciuto fino ad oggi.

Spero che qualcuno di voi intraprenda, come me, un necessario viaggio interiore, per vivere con maggiore intensità e consapevolezza, e che lo faccia con l’animo rischiarato dalla fiducia, senza paura, perché “i regali di Dio fanno impallidire i più bei sogni degli uomini”, dice il verso smagliante di una poetessa a me tanto cara, Elizabeth Barrett-Browning.

Ed è tutto vero, sapete?

Ora che un nuovo anno è cominciato, facciamo dei buoni propositi per la nostra vita.

A cominciare da questo: vogliamoci più bene. Non aspettiamo sempre che siano gli altri a farlo.

Se non vogliamo bene per primi a noi stessi che cosa porteremo agli altri in dono della nostra interiorità, che cosa regaleremo del nostro cuore?

Dedichiamo anche un po’ del nostro tempo a fare quelle cose che ci fanno sentire bene.

Troviamo uno spazio personale, anche piccolo, dove poter essere liberi di fare ciò che più amiamo: leggere, disegnare, ascoltare la musica.

Questo sarà il nostro “giardino segreto”, dove poter scoprire delle capacità del tutto nuove ed impensate per noi.

Ma, soprattutto, amici miei, coltiviamo un sano senso dell’umorismo, cominciando per primi a ridere di noi stessi… Non è uno spreco di tempo, ma un investimento per la vita.

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Dott.ssa Maria Amata Di Lorenzo

Counselor ad Approccio Umanistico Esistenziale

Terapeuta Naturale, Life Coach e Formatore Psicobiologico del Benessere 


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Se è vero che ci sei

Certe volte guardo il cielo, i suoi misteri e le sue stelle, ma sono troppe le mie notti passate senza te per cercare di contarle
e se è vero che ci sei vado in cerca dei tuoi occhi, io che non ho mai cercato niente e forse niente ho avuto mai
è un messaggio per te, sto chiamandoti, sto cercandoti, sono solo e lo sai
è un messaggio per te, sto inventandoti prima che cambi luna e che sia primavera…

 

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L’amore che non abbiamo mai avuto

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L’amore che non abbiamo mai avuto

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Ieri camminavo per le vie del centro, tutte addobbate e scintillanti, e sentivo più malinconia che allegrezza nel vedere tante luci, tanto sfavillìo, tanta pompa esteriore, che si ripresenta puntualmente ogni anno quando viene dicembre e torna Natale nelle sue forme più commerciali, consumistiche, che vi confesso non mi piacciono affatto.

Pensavo allora tra me e me, camminando assorta, a quei versi di Elio Fiore che dicono così: “Maria era tutta vestita di nero, / stava per terra, ferma, composta, / tra le braccia stringeva Gesù. // Sull’affollato corso i passanti / andavano distratti, senza guardare, / senza dare una lira di elemosina. // Maria aveva gli occhi chiusi, / ma due lacrime scendevano / dal viso. Gesù mi sorrideva, // mentre s’accendevano le luci / sul mercato di lusso, sfavillante / di regali, di stelle e di angeli. // Gesù mi stringeva forte la mano / e in quel sorriso innocente, / sentivo tutto il dolore del mondo.”

Il poeta riconosce la madre di Gesù nei panni di una homeless con figlio al seguito in una strada ricca e scintillante di quella che potrebbe essere una qualsiasi città dell’opulento mondo occidentale, tra l’indifferenza dei passanti e un dolore trattenuto, geloso, ricco di dignità.

Spero che anche noi – voi ed io – ci fermiamo almeno in questi giorni a riflettere sul troppo che spesso possediamo (in termini di cibo, vestiario, telefonini, ipad, oggetti di lusso) e sul poco che invece abbiamo veramente: amore, compassione, dialogo, amicizia, merce molto molto rara.

L’amore che non abbiamo mai avuto: è questo amore che ci manca. Di questo amore abbiamo nostalgia.

C’è un bel testo di Trilussa, intitolato Il presepe, che dice:

“Ve ringrazzio de core, brava gente, pé li presepi che me preparate, ma che li fate a fa’? Si poi v’odiate, si de st’amore nun capite gnente… Pe ‘st’amore so’ nato e ce so’ morto, da secoli lo spargo dalla croce, ma la parola mia pare ‘na voce sperduta ner deserto, senza ascorto. La gente fa er presepe e nun me sente; cerca sempre de fallo più sfarzoso, però cià er core freddo e indiferente e nun capisce che senza l’amore er presepe più ricco e più costoso è cianfrusaja che nun cià valore”.

Senza l’amore, dice il poeta, anche il presepe più ricco è cianfrusaglia di nessun valore.

Ma c’è così poco amore nel mondo che la gioia, amici miei, va strappata a viva forza, conquistata con le unghie e con i denti… Vi auguro allora da parte mia un felice Natale e un 2019 ricco di gioia per poter realizzare tutti quei desideri che avete nel vostro cuore.

Maria Amata

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Grazie Paolo

 

 

“Ci vorrà del tempo / ma io so già che ti ritroverò…”

Riuscite a immaginare un’affermazione più bella di questa? Così piena di speranza e di amore?

È in questo modo, con queste parole, che io voglio ricordare il poeta-cantautore Paolo Morelli che ci ha lasciato 5 anni fa. È accaduto a Roma il 9 ottobre 2013, un attacco cardiaco se l’è portato via.

Ma ci resta la sua voce, impressa nei dischi, ci resta il suo ricordo, vivo nella memoria. Ci restano anche i suoi dipinti, perché Paolo non solo cantava e componeva canzoni, ma amava anche esprimere la sua anima attraverso i pennelli. Artista a tutto tondo, con un talento indiscusso. Una sensibilità fuori dal comune che gli ha dettato musiche e testi bellissimi.

Io ho amato tante sue canzoni. Le amo ancora, e mi piace ascoltarle a occhi chiusi, lasciandomi trasportare dalle emozioni. In quelle canzoni io mi sento a casa, perché – voi lo sapete – sono una persona inguaribilmente romantica.

Il mondo di Paolo Morelli parla la mia stessa lingua.

E allora voglio ricordarlo con quella che, tra tutte le canzoni di Paolo, è la mia canzone del cuore, da sempre.

Nessuna lacrima oggi e domani, è quello che mi riprometto, ma tanta commozione, questo sì, è inevitabile. Ed una umana, molto umana nostalgia.

Grazie Paolo.

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Omaggio alla poesia di Paolo Morelli

Il 9 ottobre 2013 è mancato Paolo Morelli, meglio noto per essere la voce solista del complesso musicale Alunni del Sole. Ebbero molto successo circa una trentina di anni fa, ma nonostante ciò furono sottovalutati come artisti, ne è prova l’oblio degli anni successivi dalla scena musicale.

Paolo era l’anima del gruppo: uomo profondamente sensibile e geniale, era un poeta, una persona molto delicata che se n’è andata in punta di piedi, a 60 anni, per un attacco cardiaco mentre era in un’automobile parcheggiata, a Roma, ad aspettare l’inseparabile fratello Bruno, uscito dalla vettura per alcune commissioni. Questi lo ha trovato esanime poco più tardi e pensava che dormisse…

Non erano solo canzonette, le sue. E non lo dimentichiamo, per favore.

Qui un piccolo omaggio.