“Sono nata il ventuno a primavera…” – Alda Merini

di Maria Amata Di Lorenzo

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Alda Merini, voce poetica tra le più intense del Novecento italiano, morta il primo novembre 2009 a Milano, ci ha lasciato splendidi versi di carattere spirituale, muovendo dall’esperienza che aveva segnato fortemente la sua vita, vale a dire la lunga permanenza in manicomio, oltre dieci anni, che furono per lei l’incubatoio di tanti dolori, e di tanti orrori, che l’arte, insieme alla fede, seppe trasfigurare in versi di rara bellezza, rimasti a noi in dono per sempre.

Sì, perché la Merini aveva una fortissima fede, dai toni quasi mistici, che mai le venne meno, nonostante le tribolazioni della sua vita, e che anzi è stata il collante di tutto il suo cammino esistenziale.

Una fede che le ha ispirato bellissimi versi dedicati a Cristo e ai santi, come pure a Maria, cui dedicò tante pagine della sua produzione ed in particolare un libro, Magnificat. Un incontro con Maria, uscito nel 2002 per l’editore Frassinelli.

“Maria, / ci sono dei venti / che ardono e gemono in noi, / e dividono / le nostre intime parti / in tanti flagelli / e ci rompono le ossa / e sono le tentazioni, / i progetti sbagliati, / le orme indisciplinate, / i feretri dei morti / che secondo noi / non hanno resurrezione. / Quanto è immodesto l’uomo / che pensa che l’inverno congeli tutto / e non spera nella primavera. / L’uomo beve il proprio odio / come un buon vino, / e più odia e più si sente ebbro, / e più si sente ebbro / più abbandona / le rive della tua giovinezza.”

Come restare indifferenti davanti a versi così sinceri e profondi?

Quando il cielo baciò la terra nacque Maria. / Che vuol dire la semplice, / la buona, la colma di grazia. / Maria è il respiro dell’anima, / è l’ultimo soffio dell’uomo. / Maria discende in noi, / è come l’acqua che si diffonde / in tutte le membra e le anima, / e da carne inerte che siamo noi / diventiamo viva potenza”.

Versi semplici, e al tempo stesso molto intensi. “Sei la povertà e la ricchezza – scrive ancora la poetessa rivolgendosi alla Madre di Dio – , / il sogno e la contraddizione, / la volontà di Dio e la volontà dell’uomo, / che tu educhi alla contemplazione. / Il dolore è la tua casa, è la casa del mondo, / eppure tu sei la regina degli angeli, / la regina nostra, la regina di tutti i tempi”.

 

Nascere “folle”

Alda Merini vide la luce a Milano il 21 marzo 1931. Della sua nascita diceva: “Sono nata il ventuno a primavera / ma non sapevo che nascere folle, / aprire le zolle / potesse scatenar tempesta…”

Aveva iniziato a comporre le prime liriche già all’età di quindici anni e non ne aveva neppure venti quando Giacinto Spagnoletti pubblicò nell’antologia “Poesia italiana contemporanea 1909-1949” le sue due liriche “Il gobbo” e “Luce”.

Nel ’51, queste liriche insieme ad altre due vengono incluse da Vanni Scheiwiller nel volume “Poetesse del Novecento”, su consiglio di Eugenio Montale e Maria Luisa Spaziani.

Si prefigurava già un grande ed insolito talento. In questi primi versi, seppur giovanili ed acerbi, si intuiscono i motivi ricorrenti della sua poesia, quell’intreccio di temi mistici e sensuali, di luce e di ombra, amalgamati da una concentrazione stilistica potente, che nell’arco degli anni lascerà spazio a un dettato più immediato e intuitivo.

Nel 1953 la poetessa sposò Ettore Carniti, da cui avrà le figlie Emanuela, Flavia, Simona e Barbara. Lo stesso anno del matrimonio esce la sua prima raccolta poetica, La presenza di Orfeo, seguita nel ’55 da Paura di Dio Nozze romane.

Ma dopo la silloge Tu sei Pietro, pubblicata nel 1961 dall’editore Scheiwiller, seguì un silenzio lunghissimo, quasi vent’anni, la maggior parte dei quali la Merini li trascorse nell’ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano (“Per me è stato un miracolo di Dio essere uscita viva da lì. Ho visto morire tanti ragazzi…”).

Nel 1979 il lungo silenzio editoriale è spezzato dalla stesura di quell’opera che tutti considerano il capolavoro della Merini, la raccolta intitolata La Terra Santa, che nel ’93 vince il prestigioso Premio Librex Montale. Sono liriche di un’intensità molto potente, dove la realtà lascia il posto all’idea del reale, sublimata e deformata dal delirio della follia. “Le più belle poesie”, dice la poetessa dei Navigli, – “si scrivono sopra le pietre / coi ginocchi piagati / e le menti aguzzate dal mistero”.

La Terra Santa segna l’inizio di una poetica nuova, impregnata della devastante esperienza manicomiale (“il manicomio è il monte Sinai, / maledetto, su cui tu ricevi / le tavole di una legge / agli uomini sconosciuta”), ma il suo valore all’inizio non venne recepito dal mondo editoriale. La prima proposta di stampa dell’opera, infatti, fu accolta da un’indifferenza assoluta. Solo Paola Mauri accettò di pubblicare trenta liriche, scelte su un dattiloscritto di oltre un centinaio di testi composti dalla Merini durante l’internamento, e lo fece nell’82 sul n.4 della rivista «Il cavallo di Troia».

Due anni più tardi Scheiwiller riprese quelle trenta liriche e, con l’aggiunta di altre dieci, diede alle stampe la prima edizione de La Terra Santa, decretando di fatto la fine dell’ostracismo editoriale verso l’artista milanese.

 

Mistero di misericordia

Quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita”, diceva sovente la poetessa, con la lucidità e la sincerità che le erano proprie.

Tornata a vivere, nella seconda metà degli anni Ottanta, nella sua amatissima Milano, dopo una parentesi di alcuni anni a Taranto, la Merini ricominciò a scrivere con assiduità, alternando testi in versi e in prosa, dentro una casa piena di libri, quadri e fotografie, in Ripa di Porta Ticinese, sulle rive del “suo” Naviglio.

Questi sono per lei anni molto fecondi, dove si contano sempre maggiori pubblicazioni ed interventi pubblici, e in cui le vengono assegnati diversi premi letterari come pure una laurea honoris causa dall’Università di Messina.

Escono Delirio amoroso (1989), Ipotenusa d’amore (1992) e il volume in prosa La pazza della porta accanto (1993).

Nel ’95 viene data alle stampe la raccolta Ballate non pagate e nel ’96 le viene assegnato il Premio Viareggio per la Poesia. Lo stesso anno la Merini viene proposta per il Premio Nobel per la Letteratura dall’Academie française.

Del ’97 è la raccolta La volpe e il sipario, che è forse la più alta dimostrazione del suo originale stile poetico: una poesia che nasce dall’emozione, sull’onda del pensiero che si fa man mano sempre più astratto e simbolico. E poi, nel 2002, esce per Frassinelli quel bellissimo libro che è Magnificat. Un incontro con Maria, dove la Merini evoca la Vergine Madre indagandone soprattutto l’aspetto umano e femminile, opera che, nel settembre dello stesso anno, le fa vincere il Premio Dessì per la Poesia.

In questi versi la Madre di Dio ci viene presentata come una giovinetta, rivisitata soprattutto nella sua interiorità, nel suo smarrimento, nel suo materno stupore.

Sigillo della cristianità e al tempo stesso icona di amore e di fede, Maria introduce al mistero della grande misericordia di Dio: “Se Tu sei la mia mano, / il mio dito, / la mia voce, / se Tu sei il vento / che mi scompiglia i capelli, / se Tu sei la mia adolescenza / io ho il diritto di servirti / e il dovere, / perché l’adolescenza / non ha mai chiesto nulla / alle sue stagioni. / Tu mi hai presa / perché io non ero una donna / ma solo una bambina. / E le bambine si accolgono / e si avvolgono di mistero. / Tu mi hai resa donna, Signore, / e la donna è soltanto / un pugno di dolore. / Ma questo pugno / io non lo batterò / verso il mio petto,/ lo allargherò verso di Te / come una mano / che chiede misericordia”.

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CHI SONO

Autrice di testi teatrali e radiofonici e di libri sino ad oggi editi in otto lingue, ho lavorato per più di vent’anni come giornalista  e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Contemporaneamente ho studiato per divenire una professionista della relazione d’aiuto, specializzandomi in counseling umanistico esistenziale, terapie naturali, formazione e life coaching a indirizzo psicobiologico.

Aiuto le persone a scoprire e a mettere in pratica il loro potenziale creativo e la saggezza interiore per la loro crescita personale e il benessere, la guarigione e l’autorealizzazione ad ogni livello: affettivo-relazionale, psicofisico, professionale, finanziario e spirituale.

Mi considero una “coltivatrice di esistenze felici”.

Esperta di alimentazione naturale e psicosomatica, studiosa di psicologia applicata all’analisi del tema natale, mi interesso del potere trasformativo e terapeutico della creatività e di intuizione, sviluppo emotivo e spiritualità.

Il posto delle anime sensibili è il mio blog. Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti gli aggiornamenti e per entrare anche tu nella nostra ispirata e meravigliosa comunità delle Anime Sensibili.

Se desideri una consulenza con me puoi scrivere a: dottoressa.amata@gmail.com


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La luce buona delle stelle

di Maria Amata Di Lorenzo

 

Ti ricordi quando in un post di qualche tempo fa ti dicevo che le stelle annunciavano per il 2020 dei grandi e complessi cambiamenti?

Le stelle non sono mai messaggere di sventure, anche quando – già nel corso del 2019 – a noi che studiavamo il movimento degli astri nel 2020 ci appariva chiaro che ci sarebbe stata “una cosa molto grossa“, con la Congiunzione di Saturno e Plutone in Capricorno che si sarebbe verificata il giorno 12 gennaio.

Il principio Plutone parla di Morte, Trasformazione, Distruzione; il principio Saturno esprime una cesura, una Fine sancita con Giustizia.

Ma nessuno sapeva che cos’era, cosa sarebbe in effetti accaduto nel gennaio 2020.

Ricordo che io riflettendo avevo pensato: una pestilenza, un grosso morbo che si propagherà nel mondo…

E poi è arrivato il Coronavirus.

Ti ricordi che cosa ti dicevo anche in quel post?

Ti dicevo di non avere paura.

Tutto ciò che accade, infatti, nel mondo come dentro di noi, serve per farci maturare, per condurci lungo il sentiero della nostra evoluzione spirituale.

Siamo in mani provvidenti e super sicure: quelle di Dio.

Tutta la Creazione obbedisce all’Amore.

“I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera sua...”, dice un salmo che io amo molto.

Che cosa succede adesso?

Con l’arrivo di marzo ha fine il ciclo dei transiti planetari del 2019 e si può dire che inizia davvero per noi il 2020, almeno dal punto di vista delle stelle. Le energie planetarie del 2020, infatti, cominciano a manifestarsi compiutamente con l’ingresso del Sole nell’archetipo dell’Ariete.

C’è invece la consuetudine di “fare gli oroscopi” a dicembre per l’anno nuovo, ed è puro business da parte delle case editrici, dei giornali e dei programmi televisivi che ci guadagnano, i primi in termini di copie vendute e i secondi di audience e quindi di introiti pubblicitari.

È ben triste veder ridurre lo studio astrologico, che è una scienza antichissima che ha lo scopo di stimolare la conoscenza interiore, in una cosa di varietà o una sorta di gioco di società, divertente e un po’ futile.

Chi studia gli astri in modo serio, senza apparire sui rotocalchi o in tv, sa quanta applicazione richieda e quanto questo studio possa aiutare a comprendere e illuminare le dinamiche psicologiche più arcane, le più difficili da individuare.

Se ne accorse Carl Gustav Jung, quando per primo pensò di servirsi di questi studi per applicarli – e con successo – alla sua pratica di psicoterapeuta.

Fu una vera svolta.

E io seguo questa linea. Non sono infatti un’astrologa, non “faccio gli oroscopi”, come qualcuno di voi mi ha chiesto, ma utilizzo la precisione del Tema Natale per capire meglio le persone che ho davanti, che con gioia e rispetto profondo voglio, e posso, aiutare.

Intraprendere un percorso di rinascita interiore è sempre molto intenso, e per me è entusiasmante poter accompagnare qualcuno in questo processo evolutivo.

In che modo posso aiutarti?

Puoi rivolgerti a me:

  • per conoscere e capire di più te stesso attraverso l’analisi psicologica del tuo Tema Natale;
  • per migliorare il tuo rapporto con i soldi e per trovare il lavoro che ami;
  • per superare un lutto o la ferita di un abbandono;
  • per ritrovare l’equilibrio e il benessere psicofisico;
  • per capire e perdonare il passato e imparare a vivere relazioni sane, armoniose e appaganti;
  • per conoscere di più gli altri che vivono accanto a te e  comprenderli con l’analisi della Simmetria Numerologica;
  • per imparare ad esercitare la tua naturale creatività e sentirti interiormente libero e appagato tutti i giorni.

Scrivimi pure per qualsiasi informazione, e ti risponderò con piacere.

 


CHI SONO

Autrice di testi teatrali e radiofonici e di libri sino ad oggi editi in otto lingue, ho lavorato per più di vent’anni come giornalista  e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Contemporaneamente ho studiato per divenire una professionista della relazione d’aiuto, specializzandomi in counseling umanistico esistenziale, terapie naturali, formazione e life coaching a indirizzo psicobiologico.

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Autenticità: la parola che mi guida nel 2020

DI Maria Amata Di Lorenzo

 

“Voglio contribuire a creare un mondo in cui è sicuro amarsi reciprocamente, in cui possiamo esprimere la nostra vera essenza ed essere amati e accettati da chi ci circonda senza giudizi, critiche o preconcetti. Un mondo amorevole inizia da me”. – LOUISE HAY

Hai letto bene la frase sopra?

Anche se non l’ho scritta io personalmente, posso dire che riassume molto bene il mio sentire. Quello che io desidero, per me e per gli altri.

Non so se lo hai fatto anche tu, ma io quando è arrivato il nuovo anno, ho scelto la mia parola chiave, quella che mi accompagnerà per tutto il 2020.

Ho scelto: autenticità.

Ogni cosa, ogni progetto, ogni relazione umana, affettiva, professionale, tutto ciò che fa parte della mia vita deve risuonare con la mia anima e deve portare il sigillo dell’autenticità.

Tutto deve essere vero, non falso, chiaro, non ambiguo.

Questo comporta dover ripulire le zone d’ombra, e far sì che ogni cosa possa brillare nella sua lucentezza, come in un bellissimo specchio che riflette il bagliore del sole.

Ho cominciato proprio con la newsletter, che è uno strumento importante di relazione.

Ne ho creato una nuova, che rispecchia il mio sentire profondo e in cui posso davvero essere me stessa.

Un mondo amorevole inizia da me“, scriveva la mia maestra Louise Hay, e io sono d’accordo.

E tu, hai scelto al principio dell’anno la tua parola chiave del 2020?

Se non lo hai fatto, fallo ora, sei ancora in tempo per pensarci e per impostare la rotta.

Rifletti nel silenzio del tuo cuore e poi decidi: sarà quella che ti farà da faro per tutto l’anno e che darà concretezza ai tuoi progetti ancorandoli con fermezza al tuo desiderio interiore.

Quando hai deciso, quando avrai scelto, prendi carta e penna, anzi il mouse o il tuo smartphone, e scrivimi una mail in cui mi racconti la tua parola chiave.

Sono curiosa di conoscerla: mi dirà molto di te, della tua essenza più profonda e dei desideri di vita che non osi dire neppure a te stesso.

 


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Il posto delle anime sensibili

*

di Maria Amata Di Lorenzo

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Dunque, siamo a 50 giorni dall’inizio dell’anno.

Come sai, con l’arrivo del 2020 è iniziato anche un nuovo decennio. Siamo entrati negli Anni Venti.

Credo che ci saranno molti cambiamenti, li possiamo leggere anche nelle stelle.

Forse non lo sai (o forse sì) che mi appassiono allo studio delle stelle fin da bambina, e quando poi ho iniziato a studiare psicologia, in modo particolare Jung, ho trovato per così dire la quadratura del cerchio: poter capire la psiche, vale a dire l’anima, l’interiorità di una persona attraverso lo studio degli astri nel suo tema natale. E’ uno studio preciso, puntuale, molto affascinante.

Dunque, le stelle ci presentano molti cambiamenti, e sta a noi volgerli al meglio per vivere con rettitudine, entusiasmo ed impegno la nostra vita.

Se hai dato un’occhiata al mio blog hai potuto vedere che adesso ha un nome, si chiama Il posto delle anime sensibili.

È questo che vorrei che fosse, in ogni momento. Un posto per le anime sensibili, caldo, sicuro, accogliente.

Un luogo dove narrarsi e incontrarsi con gli altri, dove condividere senza paure i propri sogni, le proprie emozioni.

E poi c’è la newsletter.

È persino riduttivo chiamarla così, perché in realtà le lettere che io ti mando sono lettere che nascono dal mio cuore.

Dentro ci puoi trovare le mie passioni principali che sono la psicologia e le stelle e i misteri racchiusi nell’aldilà. E poi temi di salute e benessere naturale, autostima e amore, autoguarigione e sviluppo psico-emotivo. E poi argomenti che parlano al mio cuore come la letteratura, il cinema, il teatro, la musica, l’arte e la spiritualità.

E potrei anche parlarti di tecniche e strumenti utili di meditazione, intuizione e sviluppo di quella cosa meravigliosa e potente che si chiama creatività.

E ancora: i libri che leggo, le cose che trovo interessanti (dentro e fuori dal web), le cose che in anteprima voglio dire solo a te, attendendo le tue considerazioni e accogliendole con il mio cuore aperto.

Sì, perché queste lettere non sono un monologo, il “monologo di Maria Amata”, ma uno scambio autentico ed un approccio evolutivo basato sulla reciprocità.

Qualche volta ti parlerò di me, della mia vita, qualche volta condividerò qualcosa che potrebbe essere utile alla tua vita.

Dunque, caro mio, prendiamo per il verso giusto questo anno che ha tanto da offrirci e che dobbiamo spendere bene.

Ogni minuto è prezioso.

La nostra vita è preziosa.

Non la sciupare o buttare via in cose senza senso, lontane dalla felicità.

 

 

Guarda.

Questo 2020 nato da soli 50 giorni è simbolicamente racchiuso in questa immagine: due piedini rosei di un neonato, e mani delicate e dolci per proteggerlo. Così fai anche tu…

Sarà un viaggio bellissimo, te lo prometto.

Ho in serbo per te molte cose belle, ma le scoprirai un poco alla volta nel corso di questo anno.

Insieme siamo una forza, e possiamo fare molto per le nostre vite, per migliorarle e per aiutare gli altri che vivono a contatto con noi.

Ne sei convinto?

Io sì, ci credo fermamente, e sono sempre impegnata a perseguire il bene e l’armonia sia dentro che fuori di me. Se non lo hai fatto ancora, iscriviti alla mia newsletter Anime Sensibili.

 


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La sfortuna in amore non esiste

La sfortuna in amore non esiste - post

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di Maria Amata Di Lorenzo

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Chissà quante volte abbiamo sentito dire un frase come questa: “Sono sfortunato in amore, non trovo mai nessuno che mi voglia bene veramente!”

E gli anni intanto passano.

E mentre gli altri, quelli “fortunati”, si costruiscono una vita, con una casa, dei figli, una famiglia, si resta da soli, e sempre più malinconici, anno dopo anno, con un desiderio di felicità rimasto nel cuore, e mai appagato.

Vi confesso che qualche volta l’ho pensato anch’io, e anche io ho dato la colpa alla sfortuna se non incontravo la mia “anima gemella”.

Ma studiando psicologia si impara che il locus of control esterno è un approccio sbagliato alla vita.

Attribuire la “colpa” di quel che ci accade a qualcosa che è fuori di noi, questo vuol dire il “locus of control esterno”, qualcosa che non possiamo controllare e con cui non possiamo farci niente, come può essere una fantomatica Dea Fortuna, che – si sa – è bendata nell’immaginario collettivo, vuol dire una cosa sola: la vita non è tua, e tu hai delegato ad altri  il tuo potere personale, non lo possiedi, sei in una condizione di debolezza.

 

la sfortuna in amore non esiste

«Non mi ama proprio nessuno…»

 

«Mi è andata male pure questa volta, si vede che era la persona sbagliata…».

Che cosa significano pensieri come questi?

Quante volte l’abbiamo sentito proferire dalla bocca dagli altri, e chissà quante volte l’abbiamo detto pure noi, o – se non proprio detto – l’abbiamo pensato almeno qualche volta nel segreto del nostro cuore.

Che cosa vogliono dire?

Questi pensieri sono il segno evidente di un’antica ferita mai rimarginata, e per questo ancora dolorosa. Sono l’impronta di un bisogno d’amore che col passare degli anni è rimasto sempre inevaso.

Non avere nessuno con cui dividere la vita, le emozioni, su cui riversare l’amore e da cui ricevere amore. È una condizione comune a molti.

Molti di noi non si sentono compresi, ma abbandonati, soli pur non essendo mai veramente soli, non amati oppure amati male o troppo poco.

Sentimenti che spesso hanno origini antiche: in un’esperienza affettiva non felice vissuta nell’infanzia, che si è radicata profondamente influenzando tutte le successive relazioni.

Le ferite dei non amati partono da molto lontano e hanno radici profonde.

Sono l’impronta di un bisogno affettivo, di nutrimento e di accudimento, che con il passare degli anni e malgrado le esperienze vissute è però rimasto sempre inappagato.

La ragione di ciò che noi viviamo come fallimento e come “vuoto” affettivo sta solo nel passato, in quel tempo della nostra prima infanzia in cui abbiamo vissuto la cosiddetta fase dell’attaccamento, una fase che va da zero a tre anni.

Anni davvero cruciali per la nostra crescita emotiva, come ci insegna John Bowlby. È lì infatti che si creano dei modelli e noi viviamo ogni cosa in modo “poroso”, assorbendo come spugne dal mondo circostante.

Se in questi primi anni abbiamo avuto una madre con un comportamento evitante o
ambivalente nei nostri confronti, o magari un padre assente, ecco che si sono creati allora i
presupposti per la nascita di quella lunga serie di rapporti disfunzionali che poi vivremo da adulti con grande sofferenza emotiva e psichica: ossessioni amorose, relazioni con persone già impegnate oppure sfuggenti, innamoramenti a senso unico.

Dentro di noi, in una parte molto profonda di noi stessi, inaccessibile alla nostra coscienza, c’è stato un tempo in cui si sono prodotte delle ferite emotive, e quelle ferite adesso attendono di essere comprese e risanate.

La posta in gioco, infatti, è molto alta: si tratta della nostra felicità affettiva.

Far finta che esse non ci siano vanifica tutta la nostra esistenza.

Pensiamo al caso di un bambino che durante la sua infanzia ha sempre visto i suoi genitori come persone distaccate e poco affettive.

Non ci possiamo sorprendere allora se quel bambino crescendo e diventando uomo cercherà una compagna con le stesse caratteristiche: fredda e ambivalente. Che non lo amerà come lui desidera essere amato, con tenerezza e passione e totalità di sentimenti.

Questo meccanismo in realtà non è un atteggiamento consapevole, ma la riattuazione di un modello di affettività appreso durante l’infanzia.

Un meccanismo inconscio, che scava un solco sovente profondo dentro il cuore e genera molta sofferenza per gli anni a venire.

È da lì che allora dobbiamo partire. È necessario prendere consapevolezza, ed anche fare un profondo lavoro interiore, per disinnescare questo meccanismo inconscio che perpetua uno stato di solitudine affettiva.

Il primo atto è la consapevolezza, il secondo è il perdono.

Forse adesso sei molto arrabbiato con i tuoi genitori, e provi del risentimento per quello che loro non ti hanno saputo dare, per gli anni che hai vissuto male, per il tempo che non ritornerà più e tu lo senti chiaramente dentro di te, lo senti quasi con spasimo e con struggente malinconia, che gli anni migliori se ne sono andati via e con essi anche la vita che non hai potuto vivere nella pienezza della felicità “per colpa loro”.

Ma pensaci bene.

Tuo padre ormai non c’è più da molti anni, ed anche tua madre è morta oppure è molto anziana, è fragile come un fuscello nella sua vecchiaia un po’ penosa, con le sue idee fisse, sempre quelle. Che cosa mai potresti dirgli o dirle ora?

Di che cosa li potresti rimproverare?

Forse loro stessi hanno ricevuto delle profonde ferite nella loro vita, quando erano molto piccoli. In genere è così che succede. Ci hai mai pensato?

Se è andata così, come avrebbero potuto dare a te quello che neppure loro avevano conosciuto? Come potevano agire in modo diverso se a loro volta non erano stati amati o erano stati amati poco o male, se l’amore vero non era mai entrato nella loro vita?

Pensaci, dunque, e perdona. Perdona e comprendi.

È necessario spezzare la catena di dolore che ci lega al passato ed uscire dal carcere emotivo e psichico in cui il rifiuto e l’abbandono un giorno ci hanno rinchiuso, per poter vivere una vita che sia degna di essere vissuta. Sotto il segno dell’amore, quello vero.

E nell’istante in cui tu chiuderai la porta sul tuo passato, perdonando tutte le persone che ti hanno fatto soffrire, non solo tuo padre e tua madre ma tutte le persone che hai amato soffrendo a causa loro, perdonando infine anche te stesso per aver permesso loro di farti soffrire, ti sentirai pronto a ricevere l’amore.

Che è già presente nella tua vita, solo che tu non lo conosci ancora e non lo vedi, non riesci  a vederlo perché è avvolto da quel doloroso cono d’ombra che da troppo tempo sta intorno al tuo cuore. Lo apri e trovi la luce e il calore che ti fanno stare bene e di cui hai bisogno.

Lo apri e trovi tutto l’amore che era lì da sempre ad aspettarti.

***

E voi, avete vissuto o state vivendo al momento presente una situazione simile?

Scrivetelo qui sotto nei commenti, o se lo preferite contattatemi in privato.

 


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Mi considero una “coltivatrice di esistenze felici”.

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Non è un gioco, ma la tua vita

 

DI Maria Amata Di Lorenzo

 

Una delle cose più belle della vita è che si può sempre ricominciare. Si può sempre riprendere il cammino. E non importa quanti anni hai, e che cosa nel frattempo ti è successo nella vita, quale disastro, quale cataclisma. Tu hai le carte, tutte, nella tua mano. Solo che non è un gioco, ma la tua vita.

Invece mi capita di sentire spesso: mah, questo non è possibile, oramai… non credo proprio che si possa fare, ormai è tardi, e poi io, io nella vita sono sfortunato!

L’hai sentita anche tu la storiella della “sfortuna”?

Io ci sono cresciuta con questa storiella, fin da bambina, me l’hanno data da mangiare e da bere a pranzo e a cena, fino a che, da adulta, ho capito alla fine, e finalmente, che la sfortuna non esiste, e che il potere è tutto nelle nostre mani.

La vita è nelle nostre mani, e pensare invece che sia la fortuna o la sfortuna a muovere gli scacchi della nostra esistenza significa rinunciare al nostro potere personale.

Per darlo in mano a chi? A qualcosa di “esterno”, a una specie di dea bendata, mutevole e capricciosa, su cui non abbiamo nessun ascendente, nessun controllo, nessun potere.

Questo forse non lo sai ma significa deresponsabilizzarsi.

Significa rinunciare alla vita, in definitiva. La vita si ripiega in un angolo, si demanda il proprio potere di cambiare le cose ad altri: la propria moglie o marito, la mamma, il capo-ufficio, il biglietto – che si spera sempre vincente – della lotteria, rinunciando ad agire in prima persona, tanto c’è sempre la fortuna/sfortuna a decidere per noi.

Questo è un modo di ragionare, purtroppo, molto diffuso.

Forse anche a te hanno insegnato le stesse cose, forse le hai sentite ripetere continuamente intorno a te, dai tuoi familiari, dai tuoi amici, nel tuo ambiente di lavoro, nei programmi televisivi.

E l’hai pensato, e hai incorporato e rafforzato questo pensiero dentro di te ogni volta che un affare nella tua vita è andato storto, una storia di soldi, di lavoro. O l’amore, che non hai mai avuto o che hai perduto, un giorno, al tavolo di una bizzarra roulette. Come una partita di scacchi andata male, dove tu hai perso e sei tornato a casa con un senso atroce di sconfitta nel petto.

 

 

Era sfortuna quella? Era il destino “cinico e baro”?

Prova a vedere le cose da un altro punto di vista. Questo è un discorso che mette in campo il concetto di responsabilità.

E la responsabilità ha una sorta di sorella gemella: si chiama consapevolezza.

Tutte e due insieme costruiscono un essere umano adulto, cioè maturo, non più bambino, non più impaurito dal fato, dalla fortuna/sfortuna girovaga e mutevole.

Quando si riflette sulla propria vita, quando a poco a poco si acquista consapevolezza e ci si assume per intero la responsabilità, allora le cose cambiano.

Si aprono porte là dove prima c’erano solo muri, e belli alti.

Si può ricominciare.

Anche a quaranta, cinquanta, sessanta e più anni. Perché il tempo non esiste, lo abbiamo inventato noi. Esiste solo la nostra volontà.

Ti auguro di possedere, con luminosa forza e con immensa certezza, questa volontà.

E se ti fa piacere, commenta questo post con i tuoi pensieri su questa pagina.

Dimmi che cosa ti trattiene dall’essere la migliore versione di te stesso. E se è la paura, tu non l’ascoltare. Fai il primo passo.

Fidati, solo il primo passo conta.

 


CHI SONO

Autrice di testi teatrali e radiofonici e di libri sino ad oggi editi in otto lingue, ho lavorato per più di vent’anni come giornalista  e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Contemporaneamente ho studiato per divenire una professionista della relazione d’aiuto, specializzandomi in counseling umanistico esistenziale, terapie naturali, formazione e life coaching a indirizzo psicobiologico.

Aiuto le persone a scoprire e a mettere in pratica il loro potenziale creativo e la saggezza interiore per la loro crescita personale e il benessere, la guarigione e l’autorealizzazione ad ogni livello: affettivo-relazionale, psicofisico, professionale, finanziario e spirituale.

Mi considero una “coltivatrice di esistenze felici”.

Esperta di alimentazione naturale e psicosomatica, studiosa di psicologia applicata all’analisi del tema natale, mi interesso del potere trasformativo e terapeutico della creatività e di intuizione, sviluppo emotivo e spiritualità.

Il posto delle anime sensibili è il mio blog. Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti gli aggiornamenti e per entrare anche tu nella nostra ispirata e meravigliosa comunità delle Anime Sensibili.

Se desideri una consulenza con me puoi scrivere a: dottoressa.amata@gmail.com


 

 

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Togli dal tuo vocabolario la parola “dovrei”

 

di Maria Amata Di Lorenzo

 

Le parole che noi pronunciamo hanno un peso. Lo sapevi?

Le parole hanno un potere. Quello di poter cambiare in meglio, oppure in peggio, la nostra esistenza. Perché allora non incominci questo anno nuovo di zecca con un bel proposito?

Il proposito di eliminare dal tuo vocabolario la parola “dovrei” e di sostituirla con un’altra parola, la parola “potrei“.

Ti sembra una differenza di poco conto? E invece non lo è.

Cambia tutto, credimi, e se tu hai la costanza di resettare dal tuo cervello l’onnipresente dovrei che usi immancabilmente un milione di volte al mese, ti assicuro che la tua vita cambierà sensibilmente.

 

Prendi coscienza di questa verità

Prendi coscienza di questa verità: sono i tuoi pensieri e le tue parole a creare la tua realtà.

La creano interamente, il mondo esterno infatti è solo un riflesso di quello che tu hai dentro. Lo riflette come uno specchio, e tu invece pensi che le sfortune siano capitate tutte a te e che il mondo intero quasi ce l’ha con te.

Non è quel che hai pensato più di qualche volta?

La verità è che tu non potrai mai modificare le cose che desideri cambiare, e non ti servirà a nulla fare dei bei propositi all’inizio del nuovo anno, come immagino stai facendo in questi giorni, e come probabilmente hai già fatto gli anni passati, se non vai a modificare il tuo schema mentale.

Non sarebbe allora una bella abitudine da prendere in questo nuovo anno quella di ripulire i nostri pensieri e le nostre parole?

Cominciando da “dovrei”

Cominciando da “dovrei” e continuando con tutte quelle parole e quei pensieri che ci limitano, che ci fanno sentire tristi e arrabbiati, che ci inoculano pessimismo ogni giorno goccia a goccia ed è un veleno per la nostra mente che manda all’aria la nostra vita sabotando tutti i nostri bei progetti.

Eliminiamoli, mettendo al loro posto i corrispettivi termini positivi. Credimi, è un rovesciamento di prospettiva che darà i suoi frutti.

Facendolo ogni giorno, alla fine diventerà automatico. Soltanto le prime volte dovrai starci un poco attento, ma poi non ci penserai più perché ti verrà naturale.

È come svuotare il cestino della spazzatura.

Tutte le parole negative, limitanti, i pensieri grigi e neri che ti affollano la mente sono la spazzatura che devi eliminare per poter vivere la vita che desideri. Fallo e non te ne pentirai.

Fallo per 30 giorni, e poi per altri 30 giorni, e poi per ancora 30 giorni.

Ci vogliono infatti 90 giorni per acquisire una nuova abitudine in automatico, perché questo è il tempo che occorre per formare dei nuovi circuiti neuronali all’interno del nostro cervello.

Perciò, tu non demordere, cancella per sempre il “dovrei” e mettici un bel potrei.

Tra 90 giorni poi raccontami com’è andata.

Sono sicura che mi dirai delle cose interessanti.

 


CHI SONO

Autrice di testi teatrali e radiofonici e di libri sino ad oggi editi in otto lingue, ho lavorato per più di vent’anni come giornalista  e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Contemporaneamente ho studiato per divenire una professionista della relazione d’aiuto, specializzandomi in counseling umanistico esistenziale, terapie naturali, formazione e life coaching a indirizzo psicobiologico.

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2020: il nostro giardino segreto

2020

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di Maria Amata Di Lorenzo

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L’anno che da poco è andato via è stato un anno importante per me, ma anche difficile e faticoso. Adesso si volta pagina.

Mi auguro che il 2020 sia un anno dolce, poetico e intenso, un anno pieno di sentimenti come piace a me… Lo stesso spero per voi, miei cari amici ed amiche. Felice anno nuovo, dunque, con tanto amore e gioia!

Ora che il nuovo anno è cominciato, facciamo dei buoni propositi per la nostra vita.

Li facciamo sempre, non è vero?

A ogni principio dell’anno, poi però succede che tanto spesso questi si perdano per strada…

Forse abbiamo formulato dei progetti troppo grandi per noi, che richiedevano un impegno superiore alle nostre forze, che richiedevano magari un supplemento di attesa, di pazienza e noi invece non abbiamo saputo aspettare, pazientare.

Siamo abituati alla fretta, alla velocità, che poi si traduce in ansia. Mentre saper andare in profondità regala pace e calore, l’approdo a un luogo calmo e fermo che sta dentro il nostro cuore.

Non è difficile trovarlo.

Molti di voi mi hanno chiesto nei giorni scorsi che progetti ho per il nuovo anno. Mi avete chiesto se scriverò un nuovo libro.

No, non lo farò.

Non ho nuovi libri in programma, perché quello che farò in questo nuovo anno è una cosa molto, molto desiderata, nonché necessaria. Qualcosa che io chiamo: riempire il pozzo.

C’è dentro ciascuno di noi, voi lo sapete, un giardino, fiori e foglie e frutti vi nascono e vi crescono in modo disordinato, spontaneo, noi vi attingiamo continuamente, ogni giorno della nostra vita, e senza  pensarci, lo facciamo in modo automatico, credendo che questa bella e varia natura non debba finire mai, che il pozzo artesiano, quello profondo e ricco d’acqua che sta al centro esatto di quel giardino, debba buttare acqua per noi all’infinito.

Ma il pozzo comincia a prosciugarsi, gli alberi devono essere ogni tanto potati, le foglie secche portate via…

La vita interiore, che per noi artisti (tutti lo siamo, consapevoli o no) coincide con il pozzo della nostra creatività, è una fonte molto profonda ma non è una fonte inesauribile, al contrario essa va alimentata, rifocillata continuamente, il serbatoio emozionale e psichico va riempito con regolarità se non si vuole rimanere all’asciutto, svuotati.

Non è però questa una cosa che riguarda soltanto noi che abbiamo nello specifico una vocazione artistica, come scrivere, suonare o dipingere, riguarda tutti.

Nelle Sacre Scritture si parla di “cuore” ed è ciò che in psicologia si definisce come “nucleo” o “”. Riguarda la parte più interna di noi, lo spirito, il nostro io.

La nostra anima è appunto quel giardino dal pozzo artesiano posto al centro, tra fiori e frutti, sempre vivo e zampillante. Ci avete mai pensato?

Dunque, è venuto il momento per me di ripopolare quel luogo interno del cuore. Fermandomi, riflettendo, ascoltando la mia interiorità. Studiando, perché ho bisogno di studiare cose nuove. Aprendo la mia mente e soprattutto la mia creatività a nuovi stimoli, a nuove percezioni.

 

© Konstantin Somov - Open door on a garden (all rights reserved)
© Konstantin Somov – Open door on a garden (all rights reserved)

La vita non finisce in un libro

Per molti anni la mia esistenza è parsa somigliare a un paesaggio intravisto velocemente dal finestrino di un’auto in corsa.

Ma non è correndo che puoi apprezzare il panorama, lo farai solo se procedi lentamente.

La vita non finisce in un libro, la vita è molto più varia e sfaccettata di quella che io ho conosciuto fino ad oggi.

Spero che qualcuno di voi intraprenda, come me, un necessario viaggio interiore, per vivere con maggiore intensità e consapevolezza, e che lo faccia con l’animo rischiarato dalla fiducia, senza paura, perché “i regali di Dio fanno impallidire i più bei sogni degli uomini”, dice il verso smagliante di una poetessa a me tanto cara, Elizabeth Barrett-Browning.

Ed è tutto vero, sapete?

Ora che un nuovo anno è cominciato, facciamo dei buoni propositi per la nostra vita.

A cominciare da questo: vogliamoci più bene. Non aspettiamo sempre che siano gli altri a farlo.

Se non vogliamo bene per primi a noi stessi che cosa porteremo agli altri in dono della nostra interiorità, che cosa regaleremo del nostro cuore?

Dedichiamo anche un po’ del nostro tempo a fare quelle cose che ci fanno sentire bene.

Troviamo uno spazio personale, anche piccolo, dove poter essere liberi di fare ciò che più amiamo: leggere, disegnare, ascoltare la musica.

Questo sarà il nostro “giardino segreto”, dove poter scoprire delle capacità del tutto nuove ed impensate per noi.

Ma, soprattutto, amici miei, coltiviamo un sano senso dell’umorismo, cominciando per primi a ridere di noi stessi… Non è uno spreco di tempo, ma un investimento per la vita.

 


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Autrice di testi teatrali e radiofonici e di libri sino ad oggi editi in otto lingue, ho lavorato per più di vent’anni come giornalista  e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Contemporaneamente ho studiato per divenire una professionista della relazione d’aiuto, specializzandomi in counseling umanistico esistenziale, terapie naturali, formazione e life coaching a indirizzo psicobiologico.

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Mi considero una “coltivatrice di esistenze felici”.

Esperta di alimentazione naturale e psicosomatica, studiosa di psicologia applicata all’analisi del tema natale, mi interesso del potere trasformativo e terapeutico della creatività e di intuizione, sviluppo emotivo e spiritualità.

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Parole da scrivere per una guarigione creativa

Parole da scrivere per una guarigione creativa

di Maria Amata Di Lorenzo

 

Il dolce mese di ottobre continua il suo corso e scrive nel mio cuore. Scrive giorni di quiete e di silenziosa bellezza.

Io amo l’autunno, è una stagione così introspettiva, induce a guardare dentro di sé, ad attivare uno sguardo profondo nella propria interiorità dove si celano i tesori più nascosti e segreti.

Ottobre è un mese che custodisce molti segreti in fondo all’anima.

È bello passeggiare sulla riva del mare, verso sera, quando l’avvolge la luce che pian piano tramonta, oppure addentrarsi lungo i sentieri di un parco in città, con le foglie degli alberi che a poco a poco si arrossano e prendono le sfumature bellissime, tipiche dei colori dell’autunno, prima di cadere con volo lento dai rami quando hanno terminato il loro ciclo, per accartocciarsi a poco a poco sotto i nostri passi scricchiolando, e noi sappiamo allora che si stanno preparando giorni freddi che non tarderanno ad arrivare, nel ciclo non lontano dell’inverno.

La natura ci insegna molto, sulla vita e sulle stagioni. Che non sono solo quelle della terra, ma anche della nostra vita, delle nostre anime.

Una “zona di confine”

Così “caldo” nei suoi meravigliosi colori autunnali, così dolce ed introspettivo, ottobre è una “zona di confine”.  Ci insegna a nutrire la pazienza e a percepire la bellezza segreta che si nasconde dietro le cose.

È il mese perfetto per imparare questa tecnica di cui oggi ti voglio parlare.

Ogni momento dell’anno, in verità, è buono per impararla e per iniziare a praticarla, in relazione ai benefici che si ottengono, copiosi e sicuri.

Ma questo mese, che spinge molto alla riflessione, ad uno sguardo profondo rivolto all’interno di noi stessi, direi che è perfetto per iniziarla e per introdurla nella tua routine quotidiana.

Ho scritto questo post per spiegartela passo passo.

Questa tecnica che ti propongo è un esercizio estremamente utile per te e voglio subito rassicurarti su un fatto: non devi essere un poeta o uno scrittore professionista per cimentarti in questa impresa.

Se stare davanti a un foglio bianco ti mette a disagio perché pensi di non essere in grado di fare questo esercizio, voglio chiarirti, prima che tu continui a leggere questo post, che non ti devi accostare alla scrittura come a qualcosa di magniloquente e originale, ma come a uno strumento utile per la tua vita quotidiana, qualcosa che ti consente di liberarti di quelle zavorre emotive che ti imprigionano senza che tu ne abbia consapevolezza.

O forse di qualcosa ti sarai già accorto, qualcosa lo hai intuito dentro di te, ma non hai trovato le risposte, non avendo gli strumenti adeguati per farlo.

Ti sarà infatti capitato più di una volta, se non addirittura tutti i giorni, di ritrovarti ingolfato, per non dire oppresso, da tanti pensieri, ansie, preoccupazioni, che tolgono serenità al tuo vivere quotidiano. Il più delle volte queste angustie cominciano fin dalle prime ore del mattino. È un’inquietudine simile a un sottofondo che dà una bassa tonalità alle tue giornate, e non sai neppure tu che cosa sia di preciso però ne vedi gli effetti invalidanti sul piano psicologico ed anche fisico.

Si tratta semplicemente di spazzatura emotiva. Te ne devi liberare, ma in questo caso non puoi utilizzare i sacchetti dell’immondizia come fai con la spazzatura normale, residui di cibo e oggetti inutili. La spazzatura emotiva è un’altra cosa.

Come fare a liberarsene?

Seguendo i suggerimenti di Julia Cameron, insegnante di creatività spirituale, io ho appreso una buona pratica, che adesso vorrei condividere con te. È facile da imparare, ed è anche molto semplice da mettere in atto, assimilandola alle tue abitudini giornaliere.

Perché non incominciare da subito? Ti bastano solo quindici minuti al giorno.

In una giornata fatta di ventiquattro ore di certo non è difficile ritagliarsi quindici minuti, soprattutto se lo si fa al mattino presto, appena alzati. Dopo il trillo della sveglia e i necessari primi sessanta secondi di mi-alzo-non-mi-alzo che ti inducono a rimanere ancora un po’ a poltrire nel tuo letto con gli occhi chiusi, apri finalmente gli occhi e vai a sederti nel luogo più tranquillo della tua casa, quello in cui non ti disturberà nessuno, e scrivi le tue pagine del mattino.

Che cosa sono le “pagine del mattino”?

Non sono un diario, sono quindici minuti di “drenaggio cerebrale”, io lo chiamo così, e praticandolo ininterrottamente posso garantirti che i benefici si vedono, eccome!

“Le pagine del mattino – scrive Julia Cameron – sono lo strumento primario per una guarigione creativa”.

Ma entriamo nel dettaglio: come si devono scrivere queste pagine?

Si scrivono appena svegli, con la mente che sta uscendo dalle brume dei sogni notturni, e sono un mezzo potente per andare “di là”.

Di là dove? – mi chiederai tu.

Di là dalla paura, ti rispondo, di là dalle idee e dai problemi che ti assillano fin dalle prime ore del mattino, per trovare soluzioni insperate che vengono dettate dall’inconscio, e soprattutto per trovare un luogo calmo del cuore da cui poter far ripartire il nuovo giorno, che non sarà più una zavorra di cose da compiere ma una straordinaria catena di opportunità.

Per scrivere bastano solo quindici minuti

Bastano solo quindici minuti, un quaderno a righe o a quadretti, una penna e tre pagine da scrivere ogni giorno, senza mai saltarne uno.

Attenzione: le pagine del mattino non vanno “pensate”, non stai facendo un componimento di bella scrittura, e in questo forse gli scrittori di professione troveranno qualche difficoltà, per l’abitudine di scrivere in bello stile che è una forma mentis molto difficile da scrollarsi di dosso.

Al contrario, chi non ha mai scritto niente in vita sua ne può essere avvantaggiato. Le pagine del mattino, infatti, sono scrittura grezza, vergata di getto, fatta seguendo unicamente il flusso dei propri pensieri.

Non censurare niente!

Puoi essere estremamente arrabbiato la mattina per una serie di problemi che stai avendo ed allora butta sulla carta la tua rabbia, dalle un nome, non avere paura di tirar fuori cose banali o anche meschine o ridicole.

Non censurare niente. Questa accozzaglia lamentosa, fatta magari di idee stupide, pensieri ripetitivi, autocommiseranti, rabbiosi o futili rappresenta quella zavorra di preoccupazioni che intasano la tua mente per tutto il giorno, che opprimono il tuo cuore e non ti fanno vivere bene, in modo sereno.

Capisci adesso perché è importante tirarle fuori, grazie alla scrittura quotidiana di queste pagine da fare tassativamente al mattino appena svegli?

È questo infatti il momento migliore, quello che porterà più efficacia alla tua vita e cambierà la trama dei tuoi giorni.

Questo è un sistema collaudato e che funziona molto bene, è facile e non porta via tanto tempo, appena un quarto d’ora al giorno, però i risultati sono grandi e allora vale la pena svegliarsi 15 minuti prima per poterlo fare ogni giorno.

Non puoi nemmeno immaginare come questa abitudine possa riuscire a migliorare ogni aspetto della tua vita, perché innanzitutto praticandola assiduamente ogni giorno ti darà una forte centratura interiore, ti sentirai carico, pieno di energia e riuscirai anche a fare più cose impiegandoci meno tempo.

Chi poi possiede un talento creativo lo troverà più sviluppato, potrà scrivere, dipingere, ricamare, fare qualunque cosa… questa è una tecnica davvero meravigliosa!

 

 

Una tecnica di ascolto interiore

Chiunque scriva fedelmente le pagine del mattino sarà guidato a un contatto con una sorgente di chiarezza interiore.

Se fai parte di quella schiera di persone che in vita loro hanno scritto soltanto la lista della spesa, niente paura, ma affronta anzi con fiducia questa tecnica di ascolto interiore così efficace e anche così facile da mettere in pratica.

Nessuno dovrà leggere le tue pagine, nemmeno tu. Devi solo scrivere, e non tornare mai indietro a leggere quello che hai scritto. E quando il quaderno sarà finito, devi strapparlo e buttarlo via.

Non stai infatti scrivendo un diario o un romanzo, ma ti stai sbloccando dentro, ti stai “scongelando” un po’ alla volta e non hai bisogno di rileggere o conservare le pagine che vieni scrivendo di giorno in giorno. Esse hanno già assolto la loro funzione nel momento stesso in cui tu le stendi sulla carta.

Perciò scrivile ogni giorno e riponile in un luogo sicuro, lontano da occhi indiscreti. Tre paginette al giorno, da fare al mattino appena svegli, lasciando andare i pensieri in libertà.

Credimi, i benefici di questa buona pratica si riverbereranno assai presto nella tua vita quotidiana. Scommettiamo?

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CHI SONO

Autrice di testi teatrali e radiofonici e di libri sino ad oggi editi in otto lingue, ho lavorato per più di vent’anni come giornalista  e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Contemporaneamente ho studiato per divenire una professionista della relazione d’aiuto, specializzandomi in counseling umanistico esistenziale, terapie naturali, formazione e life coaching a indirizzo psicobiologico.

Aiuto le persone a scoprire e a mettere in pratica il loro potenziale creativo e la saggezza interiore per la loro crescita personale e il benessere, la guarigione e l’autorealizzazione ad ogni livello: affettivo-relazionale, psicofisico, professionale, finanziario e spirituale.

Mi considero una “coltivatrice di esistenze felici”.

Esperta di alimentazione naturale e psicosomatica, studiosa di psicologia applicata all’analisi del tema natale, mi interesso del potere trasformativo e terapeutico della creatività e di intuizione, sviluppo emotivo e spiritualità.

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“Ho vissuto più di un addio”, il testamento di David Servan-Schreiber

il testamento di David Servan-Schreiber

 

Oggi vorrei parlarvi di un libro e di una persona. Il libro si intitola Ho vissuto più di un addio e la persona è il suo autore, David Servan-Schreiber.

Medico e ricercatore di fama internazionale, David all’età di 31 anni scopre di avere un tumore al cervello, che gli lascia pochi mesi da vivere. Non si arrende, lotta strenuamente, e continua a lavorare, a guarire e dare speranza a tanti pazienti ammalati. Dopo una lunga esperienza negli Stati Uniti, come condirettore del laboratorio clinico di Neuroscienze Cognitive presso l’Università di Pittsburgh, fa ritorno in Francia, ma nel 2010 la malattia si ripresenta, portandolo alla morte all’età di cinquant’anni, nel luglio 2011.

Ma non vi fermate alle apparenze, amici miei, non è affatto una storia triste quella che io oggi vi racconto. Al contrario, è la storia di una grande felicità e di un grande amore. Una vita bellissima. 

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di Maria Amata Di Lorenzo

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Cosa significa avere trent’anni e un tumore al cervello che ti lascia poco tempo da vivere. Avere una vita, una carriera davanti, che all’improvviso si spezza di fronte al muro invalicabile della malattia. E tu invece quel muro lo vuoi valicare, anzi lo vuoi abbattere, con la cocciutaggine del tuo essere forte e volitivo, e strappare ancora giorni, forse anni, alla morte che ti incalza.

E ci riesci, lottando come un soldato che va in guerra ogni giorno senza stancarsi, e gli anni ritornano, fioriscono di progetti e di gioie, di figli e di libri, e si ammucchiano e diventano quasi venti. Venti anni da vivere strappati alla malasorte.

Il testamento

Venti anni che un giorno racchiudi in un libro e quel libro è il tuo testamento e si intitola On peut se dire au revoir plusieurs fois. E non è una storia inventata, un romanzo, ma una storia, una vita vera, la vita di David Servan-Schreiber.

Una vita, con il suo testamento finale, splendido e struggente, che tutti ora potete leggere, e conoscere, attraverso questo volume, Ho vissuto più di un addio, uscito in Italia con le edizioni Sperling & Kupfer.

Chi era David

Medico e ricercatore di fama internazionale, David era nato a Neuilly-sur-Seine il 21 aprile 1961. Figlio del notissimo giornalista (fondatore de L’Express), scrittore e uomo politico Jean-Jacques Servan-Schreiber, aveva studiato medicina all’ospedale Necker di Parigi, dove nel 1980 aveva aperto un laboratorio di microinformatica con i primi computer Apple II. Quindi, aveva proseguito la sua formazione medica in Quebec, dapprima alla Laval University e poi alla McGill University, dove si era specializzato in psichiatria.

Nel 1991 aveva conseguito un Ph.D. in intelligenza artificiale presso la Carnegie Mellon University, utilizzando le reti neurali per studiare i meccanismi neuronali alla base di patologie psichiatriche come la depressione e la schizofrenia.

Nel 1992, all’età di 31 anni, scoprì di avere un cancro al cervello e riuscì a guarire grazie a numerose cure (chirurgia, radioterapia e chemioterapia).

Ebbe poi una recidiva da cui guarì nel 2000.

Il ritorno in Francia e la morte

Dopo aver lavorato a lungo negli Stati Uniti, come condirettore del laboratorio clinico di Neuroscienze Cognitive presso l’Università di Pittsburgh, fece ritorno in Francia.

Nel 2010 purtroppo la malattia si ripresenta, e in una forma molto più aggressiva, un glioblastoma di IV grado che lo conduce in poco tempo alla morte, il 24 luglio 2011, all’età di cinquant’anni.

Presto o tardi, sarebbe tornato – diceva  lui – potevo ritardare la scadenza, guadagnare degli anni, ma conoscevo la prognosi. Questa ricaduta mi ha spinto a pormi le domande più serie, forse le più importanti, di tutta la mia vita.”

Nel perenne interrogarsi umano – che senso ha la vita, che senso ha la morte – si cela da sempre l’angoscia degli esseri viventi, quella domanda ultima che ci ronza continuamente nella testa come un insetto dentro un bicchiere rovesciato. Perché tutta la vita è una continua domanda di senso, che pochi però preferiscono affrontare a viso aperto, ed oggi noi viviamo talmente intossicati dalle parole e dai finti sentimenti che quando incontriamo una voce profonda e sincera ne restiamo sconcertati, prima, e poi catturati per sempre.

I libri di David

Ecco perché i libri di David Servan-Schreiber, i suoi due libri precedenti, “Guarire” e “Anticancro”, sono stati letti e tradotti in oltre un milione di copie in tutto il mondo, amatissimi dai suoi tanti ed appassionati lettori. Perché David aveva il pregio di porsi sempre con grande trasparenza davanti agli altri, di non nascondersi mai dietro inutili giri di parole.

Aveva una penna molto felice, David Servan-Schreiber, sapeva scrivere, raccontare, e soprattutto sapeva trasmettere non solo sapere, conoscenze scientifiche, ma riusciva anche ad esprimere – con tono sempre profondo e appassionatamente sincero – la propria interiorità.

Ho vissuto più di un addio

E così questo libro, Ho vissuto più di un addio, che è arrivato da poco nelle librerie italiane, è il suo testamento. Ma non c’è nulla di triste o disperato in quello che lui scrive, solo parole d’amore. Un grande amore per la vita.

Non c’è sconfitta, né rassegnazione in ciò che dice, ma pensiero dopo pensiero è come se la notte scesa a tradimento in fondo al cuore si aprisse a poco a poco lasciando entrare il chiarore delle stelle.

“Scoprirmi fragile, mortale, sofferente, spaventato – confessa David – mi ha aperto gli occhi sullo smisurato tesoro della vita e dell’amore. Tutte le mie priorità sono cambiate, modificando la tonalità emotiva della mia esistenza. Mi sono sentito, paradossalmente, molto più felice di prima”.

Perché di fronte al pensiero della fine ogni cosa appare inevitabilmente sotto una luce diversa.

E, riflessione dopo riflessione, David Servan-Schreiber ci mostra come persino la prova estrema della morte possa dare più ricchezza alla vita. E come ogni cosa che facciamo, e tutto ciò che doniamo, ci farà restare per sempre nel cuore di chi ci ama ed amiamo.

Una lieta e appassionata speranza

È un libro che, paradossalmente, pur parlando della malattia e della morte, ci trasmette un grande amore per la vita, una lieta e appassionata speranza.

Una scrittura palpitante, sincera, attraverso cui ci sembra quasi di poter sentire la voce stessa di David che dice, con la fiducia incrollabile che era propria del suo carattere generoso e solare: “Qualsiasi cosa succeda, ho la ferma speranza che questo addio non sarà l’ultimo…”

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