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Immagina di svegliarti nel cuore della notte e scoprire che qualcuno sta camminando nella tua stanza. La giovane Maria Simma, austriaca di 25 anni, si è trovata in questa situazione nel 1940, e quello che pensava fosse un semplice ladro si è rivelato essere qualcosa di molto diverso: la prima di molte apparizioni di anime del Purgatorio.
Da quella notte, Maria ha vissuto per aiutare queste anime, pregando e comunicando con loro in modo diretto e toccante.
Questa è la storia di un legame speciale con l’aldilà e di una vita dedicata a un misterioso e potente scopo. Scopri le esperienze straordinarie di Maria Simma e le sue parole sul significato profondo del nostro rapporto con le anime che chiedono il nostro aiuto.
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Le anime del Purgatorio e Maria Simma
di MARIA AMATA DI LORENZO
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Svegliarsi nel cuore della notte perché qualcuno sta camminando nella tua camera da letto. Non è di certo un’esperienza piacevole. È quello che capitava a una giovane donna di 25 anni, in un villaggio austriaco, nell’anno 1940. La ragazza si chiamava Maria, Maria Simma, e non pensava di certo che quello che le stava accadendo le avrebbe cambiato la vita. Tutt’al più poteva pensare che le era entrato in casa un malintenzionato, un ladro. Era invece il primo incontro con un’anima dell’aldilà.
Ma sentiamo da lei quello che accadde quella notte.
Così lo ricorda Maria Simma:
“La prima volta mi svegliai perché qualcuno stava camminando su e giù per la mia stanza. Non mi sono mai spaventata facilmente, a meno che qualcuno non mi fosse saltato addosso. Così pensai: “Chi sarà?”.
Era uno sconosciuto che camminava impazientemente avanti e indietro. Dissi: “Ehi! Chi sei?”. Nessuna risposta. Allora saltai fuori dal letto, corsi verso di lui e cercai di afferrarlo, dicendo: “Vediamo se adesso non esci di qua! Vattene! Non c’è niente qui che ti appartenga!”.
Ma mi trovai con nulla in mano. Allora pensai: “Non stavo sognando. L’ho visto e l’ho sentito”.
Appena tornata a letto, eccolo di nuovo, lo stesso di prima, che cammina su e giù. Ancora una volta dissi: “Adesso mi dici chi sei e poi fai in modo d’andartene!”. Ma lui continuò come se non mi avesse sentita. Per un po’ rimasi a osservarlo, pensando tra me: “Purché non si avvicini!”.
Mi alzai ancora una volta e camminando in punta di piedi verso di lui, pensai: “Adesso provo a immobilizzarlo”. Ma, per la seconda volta, mi ritrovai con niente in mano.
Non capivo più nulla ed ero molto turbata. Stavo forse diventando matta?
Ritornai a coricarmi, ma non riuscivo a prendere sonno: proprio non riuscii più a dormire quella notte.
Il giorno dopo, corsi dal mio sacerdote e gli raccontai l’accaduto.
“Non so che cosa mi sia capitato la notte scorsa. Sto forse diventando matta?”.
Mi rispose: «Perché dovresti? Se ti dovesse capitare di nuovo, non chiedere: “Chi sei?”, ma piuttosto: “Che cosa vuoi da me?” Potrebbe essere un’anima del Purgatorio“».
Detto, fatto: l’uomo ritornò la notte seguente. Questa volta gli chiesi: “Che cosa vuoi da me?”.
L’uomo allora si fermò, si girò e mi guardò, dicendo: “Fai celebrare tre Messe per me, poi sarò libero”.
E scomparve all’istante. Allora compresi che era un’anima del Purgatorio”.
Questa è la storia di Maria Simma e della sua lunga vita spesa per aiutare le anime del Purgatorio.
Era nata a Sonntag, in Austria, il 5 febbraio 1915 ed è lì, nel suo villaggio natale, che ha concluso la sua esistenza terrena il 16 marzo 2004, all’età di 89 anni.
La sua famiglia era molto modesta e lei iniziò presto a lavorare come bambinaia e domestica. Era molto religiosa e prima dei vent’anni si recò in convento col desiderio di farsi suora, ma dovette rinunciare dopo essere stata rimandata a casa per ben tre volte a causa della sua gracile costituzione.
Accudì il padre fino alla morte di questi che avvenne nel 1947 e in seguito visse da sola, in disagiate condizioni economiche, occupandosi dell’orto. Aiutava anche i bambini a prepararsi alla Prima Comunione, dimostrandosi molto brava nel suo ruolo di catechista.
Si era consacrata alla Madonna, impegnandosi a intercedere per le anime del purgatorio mediante la preghiera, i sacrifici e l’apostolato.
E fu così che all’età di venticinque anni, nel 1940, cominciò a entrare in contatto con le anime del purgatorio; il suo padre spirituale le consigliò di non scacciarle mai, bensì di accoglierle sempre con generosità qualunque cosa le chiedessero.
All’inizio erano pochi casi all’anno, ma dal 1954 i contatti divennero pressoché continui, sia di giorno che di notte.
Ovviamente non tutti credevano a queste visite e cercarono di metterla alla prova.
“Una volta – racconta lei – , di notte, alcuni ragazzi salirono su una scala a pioli per osservarmi e spiarmi. Erano rimasti un po’ scioccati perché mi avevano visto prendere appunti e sentito fare quelle domande all’anima. Avevo inoltre, in quei momenti, un aspetto molto sofferente e la cosa li aveva colpiti ancora di più, ma non sentirono né videro l’anima che era con me in quella occasione.
Quando seppi di essere stata osservata e che i ragazzi non avevano visto o sentito niente, chiesi a un’anima il perché. Ecco la conversazione che ne seguì:
“I ragazzi sono ancora vivi”.
“D’accordo, ma anch’io, dopotutto, sono viva eppure vi vedo e vi sento”.
“Tu sei dei nostri. Noi siamo nel buio. La strada verso di te è una strada di luce”.
“E se io non vi accogliessi?”.
“Per la Misericordia di Dio ci è concesso di chiedertelo perché sei dei nostri”.
“Cosa vuol dire “sei dei nostri?”.
“Con il tuo voto ti sei donata in modo speciale alla Madre di Misericordia. Lei, a sua volta, ti ha donata a noi. Ecco perché la strada verso di te è una strada di luce per molte anime”.
Come aiutare le anime del purgatorio?
Le esperienze di Maria Simma sono stata raccontate in vari libri e la gente poco alla volta ha cominciato a conoscerla, grazie anche alle numerose conferenze da lei tenute, allo scopo di sensibilizzare la gente sulle richieste delle anime del purgatorio.
Maria Simma vedeva queste anime come degli esseri umani ancora in carne e ossa. Esse si presentavano per lo più con l’aspetto che avevano nell’ultima fase della loro vita terrena e chiedevano suffragi, dal momento che loro non possono fare nulla per se stesse ma ricevono ogni aiuto da noi come un mendicante riceve una moneta o un tozzo di pane.
In che modo dunque noi sulla terra possiamo aiutare le anime dei nostri cari?
Le anime chiedono di essere aiutate da noi con la preghiera, con la recita del rosario e soprattutto con la messa. Far celebrare delle messe per le anime purganti e parteciparvi devotamente è molto importante. Il valore della santa messa è infinito perché in essa si ripete in modo incruento sugli altari il sacrificio di Cristo sulla croce, e non c’è niente di più grande di questo.
Al secondo posto viene la preghiera, la preghiera detta proprio per i defunti.
Essi infatti non possono aiutare se stessi ma saranno molto, molto riconoscenti con noi se li aiutiamo, e ci aiuteranno a loro volta nelle nostre necessità, con il permesso di Dio.
Sapete? La vita oltre la vita, la voce dei santi e le esperienze mistiche non sono lontane da noi: sono semi che ancora oggi possono germogliare nella nostra vita di ogni giorno. Nei miei libri dedicati alla spiritualità cattolica e alle vite dei santi ho voluto custodire questi semi, perché possano fiorire anche nel cuore di chi legge. Li trovate qui.
Ricordate: ogni pagina che parla di fede è una porta aperta verso l’eterno. Ogni storia di speranza ci ricorda che anche le nostre ombre possono diventare luce.
Non siete d’accordo?
Per noi è difficile talvolta affrontare questo argomento. Io l’ho sperimentato. Perché il tema della morte, dell’aldilà, del purgatorio, non è qualcosa che si possa affrontare a cuor leggero, e abbiamo la tentazione di metterlo da parte, di non volerci pensare mai. Ma la realtà non cambia. E l’esperienza del lutto, dei ripetuti lutti come è successo a me, sta lì a ricordarlo.
È successo anche a voi? Scrivetelo sotto nei commenti o, se volete, raccontatemelo in una mail, che leggerò come un dono prezioso. Sono una scrittrice sensibile alle storie vere, e so che le cose non accadono mai per caso.
Sappiamo infatti con luminosa certezza che la vita di ciascuno di noi può essere esplorata e trasformata: le ferite, le nostalgie, le ombre che portiamo dentro possono diventare materia di bellezza e forza.
Così ho creato il percorso online Il Cuore nella Penna in cui accompagno chi desidera accogliere queste parti di sé, trasformando anche i sentimenti difficili in consapevolezza e armonia, così che ogni emozione, anche la più complessa, possa riflettersi in luce e crescita interiore. Scoprilo qui.
Come una scrittura che dà voce ai sentimenti più nascosti, ogni passo di cura e attenzione verso noi stessi può rivelare la bellezza silenziosa che abita dentro di noi.

UNA STANZA TUTTA PER NOI
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Ci sono dei luoghi che non esistono sulle mappe.
Sono stanze interiori, dove possiamo finalmente abbassare la voce, lasciare andare per un momento ciò che il mondo si aspetta da noi e tornare ad ascoltare ciò che ci abita.
Una stanza tutta per noi nasce per questo.
È una lettera che arriva di tanto in tanto, senza fretta e senza rumore, per condividere pensieri, parole, immagini, storie, libri, intuizioni e piccole scoperte.
Uno spazio per chi ama la profondità, la bellezza, la sensibilità e quelle parti di sé che spesso, nella vita quotidiana, non trovano abbastanza spazio.
Se senti che questa può essere anche la tua stanza, entra.
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CHI SONO
Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo e la mia vita è dedicata alle parole che guariscono. Le uso per raccontare storie, per accompagnare gli altri e per trasformare. Scrivo infatti opere per l’editoria, il cinema e il teatro e, con la stessa sensibilità, sostengo le persone nei loro percorsi di crescita personale e creativa.
Scopri di più leggendo qui.
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