25 aprile – Il coraggio e la speranza

 

25 aprile

Il coraggio e la speranza

di Maria Amata Di Lorenzo

 

Ne ho parlato nella mia ultima newsletter che tutti i miei cari iscritti hanno ricevuto ieri pomeriggio. Oggi è una domenica un po’ speciale, lo sapete?

Il 24 aprile, Domenica della Divina Misericordia, cade alla vigilia della grande Festa della Liberazione, e quest’anno ha per noi un significato indubbiamente più profondo, alla luce dei tristissimi tempi in cui stiamo vivendo.

Come se non fosse bastata una pandemia che da più di due anni ci tiene sotto scacco, doveva arrivare anche la guerra a due passi da casa nostra, per l’insipienza e la cupidigia umana.

L’ennesima stoltezza.

I nostri cari anziani – penso ai miei genitori che me l’hanno raccontato tante volte – hanno ben vissuto la guerra in tutto il suo orrore. La Seconda Guerra Mondiale doveva restare lì, nella memoria collettiva, come un monito. E invece…

Ora cosa possiamo fare?

A noi è concesso opporci a questa violenza, opporci in ogni modo che noi riteniamo di poter usare. Con il sostegno, con la testimonianza, con la preghiera, per chi è capace di volgere lo sguardo verso il Cielo (che non è mai vuoto), infine con l’aiuto, gli aiuti materiali, e con quelli immateriali, non meno importanti, con la scrittura, con il ricordo. Io oggi voglio raccontarvi una storia, una storia vera, che ho letto nel libro di Riccardo Gazzaniga, “Abbiamo toccato le stelle”.

Ve ne riporto un brano per condividerlo con voi, perché possiamo riflettere insieme.

“Quando i fascisti lo convocano, quel giorno, Gino Bartali ha paura. Ma non può non andare, sanno dove abita, ha un bimbo piccolo. Non che non lo abbiano mai controllato, dopo lo scoppio della guerra: durante gli allenamenti tra Firenze e Assisi era facilissimo che lo fermassero. Ma ogni volta che vedevano la sua faccia e riconoscevano il campione già vincitore del Giro d’Italia e del Tour de France e della Milano Sanremo e di tante altre gare, tutto filava liscio.

Quel giorno è diverso, perché lo hanno convocato a Villa Triste, come è soprannominato il palazzo dove è alloggiata la Banda Carità che lo cerca. La banda, che prende il nome dal comandante Mario Carità, è una delle più crudeli formazioni fasciste, specializzata in rastrellamenti, torture e infiltrazioni dentro i gruppi partigiani per arrestarne e ucciderne i componenti.

Villa Triste è famosa per le grida che provengono dalle vittime che i fascisti torturano. A volte, dalle sue stanze, arriva la musica di un pianoforte, suonato per coprire le urla dei poveretti.

Appena arriva, Bartali viene condotto nelle cantine, dove capisce che è tutto vero quanto ha sentito dire: vede esposte armi, bastoni e vari strumenti di tortura che sembrano medioevali e con cui si fanno parlare le persone, quando le botte non bastano.

Anche Gino, un uomo durissimo e capace di soffrire ogni tormento sui pedali, è spaventato.

“Erano tempi in cui la vita non costava niente. Era appesa a un filo, al caso, agli umori degli altri”, dirà.

E la sua vita, quel giorno, è appesa agli umori del terribile Mario Carità. Il gerarca ha intercettato delle lettere, indirizzate a Bartali, che vengono dal Vaticano e lo ringraziano per il suo aiuto.

Le lettere sono lì, sul tavolo.

“Di che aiuto si tratta, Bartali? Cosa ha fatto per meritarsi i ringraziamenti del Vaticano? Ha portato armi?”

“Io nemmeno so sparare!”

“E allora ha portato altre cose! Lo confessi”.

“Ho solo mandato caffè, farina e zucchero e altro cibo ai bisognosi”.

“E lei mi vuole far credere che il Vaticano scriverebbe a un campione come lei per ringraziarla di aver mandato caffè, farina e zucchero?”

“Questa è la verità” insiste Bartali.

Carità lo fissa con i suoi occhi da rettile. “Vediamo se in cella si schiarisce le idee”.

Gino finisce incarcerato per due giorni, nelle stanze di Villa Triste.

Al terzo giorno lo riportano in cantina, ma Carità non è solo, si è portato tre altri militari.

L’aguzzino fascista gli rifà la stessa domanda. “Cosa ha fatto per il Vaticano, Bartali? Portava armi? O altro?”

Gino insiste: “Caffè, farina e zucchero”.

Carità perde la pazienza, urla, ma uno dei tre ufficiali con lui è un militare che ha avuto Gino al suo servizio, ai tempi della leva.

“Conosco Bartali, è sempre stato uno sincero, uno che dice la verità. Se i ringraziamenti erano per farina e zucchero, allora è vero. Non perdiamo tempo con lui”.

Carità, riluttante, si convince a liberare il ciclista, anche perché gli americani si avvicinano a Firenze e c’è bisogno di lui e dei suoi uomini per combatterli.

Gino esce tutto intero da Villa Triste, incredulo di essersi salvato per le parole di quel militare che pensava di conoscerlo così bene.

Ma sbagliava, perché Gino ha mentito.

Non sono caffè, farina e zucchero, i motivi per cui il Vaticano lo ringrazia. Per tutto il tempo in cui ha corso lungo la Firenze – Assisi, nel telaio della bicicletta cui si accede staccando il sellino, Bartali ha nascosto fotografie e altre carte necessarie a fabbricare documenti falsi destinati a centinaia di ebrei da salvare.

Lo ha fatto per conto del Vescovo di Firenze Elia Dalla Costa, l’uomo che ha celebrato il suo matrimonio e che ha pensato a Bartali come unica possibilità di passare i controlli. “Ma non devi dire nulla a nessuno, Gino! Nemmeno alla tua famiglia. O quelli ammazzano tutti”.

Non solo: ogni volta in cui arrivava un treno da Assisi su cui viaggiavano ebrei che volevano prendere coincidenze per fuggire in altre parti d’Italia, Gino è andato al bar della stazione ferroviaria. Lì si è fatto vedere bene da tutti, si è messo in mostra per i tifosi e il caos creato dalla sua presenza ha fatto sì che la polizia fascista e i soldati tedeschi non riuscissero a controllare bene i documenti e facessero passare un po’ tutti.

E poi ancora, altri viaggi in bici, fino a Genova e in Svizzera, per prendere lettere e denaro. Senza contare un’intera famiglia ebrea che è nascosta da un anno nella cantina di una sua casa.

In tutti questi modi, in quegli anni, Bartali ha salvato la vita a un numero imprecisato ed enorme di persone.

Gino, però, mantiene la promessa fatta al Cardinale; non racconta nulla a nessuno, nemmeno ad Adriana e Andrea, per proteggerli. E anche dopo, a guerra finita, tiene il segreto per sé, perché crede che “quando fai un favore ci pensi per una notte, ma te ne dimentichi il giorno dopo”.

Solo quando il padre è ormai molto vecchio, il figlio Andrea, che ha sentito girare alcune voci su questa storia, riesce a farsi spiegare dal babbo come sono andate le cose.

“Ma tu non devi dirlo a nessuno, eh!” insiste il campione. “Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”.

Il coraggio e la speranza

Carissimi amici, ho voluto condividere con voi una storia di coraggio, quella di Gino Bartali, che ha molto da insegnarci, io credo, specialmente in questi giorni non certo facili in cui corriamo spesso il rischio di smarrire la speranza…

E vi saluto con una bella canzone che, ve lo confesso, io amo molto. Scopritela qui.

Vi ringrazio per la vostra affettuosa attenzione.

Un grande abbraccio.

La vostra amica,

 

CHI SONO

Mi chiamo Maria Amata Di Lorenzo. Scrittrice per vocazione, terapeuta per formazione, mi piace definirmi una giardiniera dell’anima.

Le mie passioni fin da bambina sono state la psicologia e le stelle e i misteri racchiusi nell’aldilà, perché ho avvertito molto precocemente dentro di me il desiderio profondo di andare oltre il velo superficiale delle cose e di comprendere in tutta la sua misteriosa complessità la vita.

Sono un’autrice di libri editi fino a oggi in nove lingue e di testi per la radio, il cinema e il teatro. Ho lavorato per più di vent’anni come giornalista e come autrice e consulente editoriale, e ho diretto corsi di scrittura creativa. Laureata in Lettere Moderne, dopo aver studiato presso la Scuola di Giornalismo di Urbino, mi sono specializzata in Marketing e Comunicazione e successivamente ho approfondito il campo della cosiddetta “relazione d’aiuto”, studiando psicologia e counseling, medicina naturale, psicobiologia e psicosomatica, arteterapia e scrittura creativa.   

Mi occupo di spiritualità, benessere e crescita personale integrale, e mi interesso del potere trasformativo e terapeutico della creatività. Insegno alle persone a scoprire e a mettere in pratica il loro potenziale creativo e la saggezza interiore, per la propria crescita spirituale e il benessere, la guarigione e l’autorealizzazione.

Essere una persona sensibile e un’artista ha portato molta sofferenza nella mia vita per le incomprensioni e i rifiuti, e per questo oggi mi piace aiutare gli altri a vivere e ad esprimere se stessi con tutta l’intensità del loro cuore.

Come autrice amo creare storie da raccontare con le parole e con le immagini. Le mie storie raccontano sentimenti profondi, che rispecchiano la mia anima e pongono interrogativi sul mistero della vita e dell’amore. Conosci le mie opere

Negli ultimi anni ho scritto e pubblicato: un’opera di narrativa, Venite, vi porto di là (sette racconti per anime sensibili), nel 2021, la plaquette di versi  Il tempo che oggi ti dorme nel cuore (2015), il volume di poesie Scrivo le mie lettere al lupo (2022) e il saggio letterario (in uscita sempre nel 2022) Nella rosa nella spina – L’itinerario poetico di Elio Fiore, dedicato a uno dei poeti più significativi della seconda metà del Novecento. Ho inoltre scritto e pubblicato nove volumi di biografie spirituali, diverse delle quali sono tradotte e diffuse in 18 Paesi nel mondo. Miei testi in questi anni sono stati pubblicati anche in riviste letterarie, volumi collettivi, antologie.

Per regalare alla tua anima spazi di riflessione e di bellezza ho aperto il mio blog: si chiama “Il posto delle anime sensibili”. Ho aperto questo luogo nel web per costruire ponti di amicizia, e per questo ho voluto creare anche la mia newsletter: ti accompagnerà lungo il cammino – bello e difficile – della vita con piccoli semi di felicità, consigli, novità, riflessioni sempre in punta di penna. Ti iscrivi qui.

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