16 ottobre 1943

*

“Qui, nel segreto della mia dimora, scava la voce

della memoria, nel fragore del Tevere cresce la pietà,

viva dal 16 ottobre 1943. Quando il mio piede innocente

fu bagnato dal sangue dei giusti di Israele.

Quando gli empi urlavano, sfondavano le porte coi fucili…”

*

Come poter dimenticare?

All’alba del 16 ottobre 1943 i nazisti fecero irruzione nel ghetto di Roma e deportarono circa duemila ebrei.

Destinazione: i campi di sterminio.

Ad assistere a questa scena c’era il poeta Elio Fiore, che allora aveva otto anni e abitava, lui cristiano, vicino al ghetto, nel quartiere di Trastevere.

E lo racconterà tante volte quel “ratto sacrilego”, come lui lo chiamava, in centinaia e centinaia di versi.

Versi semplici e terribili come quelli che sopra riporto.

Tra i deportati verso le camere a gas, mi diceva Elio ogni volta ripensando a quel drammatico giorno, c’erano duecento bambini.

E nessuno rivide mai più il sole di Roma.

Maria Amata

***

2 thoughts on “16 ottobre 1943

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *